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Si può cambiare da comunione a separazione dei beni?

21 Aprile 2020
Si può cambiare da comunione a separazione dei beni?

Con il passaggio dalla comunione alla separazione dei beni è possibile evitare che il pignoramento dei beni da parte dei creditori si estenda al patrimonio dell’altro coniuge. 

Quando una coppia si sposa è chiamata a decidere se aderire al regime della comunione o della separazione dei beni. In assenza di una manifestazione esplicita di volontà (che va dichiarata a chi celebra il matrimonio: il parroco o l’ufficiale di Stato civile), la coppia entra automaticamente nella comunione dei beni. La scelta, però, non è irreversibile: in qualsiasi momento, si può infatti mutare il regime: si può cambiare da comunione a separazione dei beni o, viceversa, passare dalla separazione alla comunione dei beni. 

Le differenze tra le due soluzioni sono notevoli e, in gran parte, tutte a svantaggio della comunione. La comunione, infatti, è retaggio di un’epoca che, insieme all’indissolubilità del matrimonio, si sta via via sgretolando. La gestione della crisi della coppia, in caso di separazione e divorzio, è sicuramente più agevole in caso di separazione dei beni, così come tale regime esplica indiscutibili vantaggi nell’ipotesi in cui uno dei coniugi svolga attività imprenditoriali o comunque “a rischio” di debiti. 

Prima di capire se si può cambiare da comunione a separazione dei beni ed indicare come eventualmente farlo, è bene spendere qualche parola sui due regimi per spiegare come funzionano, quali sono i pro ed i contro di ciascuno di essi. Ma procediamo con ordine.

La comunione dei beni

In comunione dei beni, tutti i beni acquistati dopo le nozze sono di proprietà di entrambi i coniugi. Ciascuno di essi, quindi, vanta una proprietà del 50% sul bene, anche se il pagamento è stato eseguito con il denaro di uno solo. Così, ad esempio, se il marito compra una casa, la metà di questa è anche della moglie.

Se i coniugi acquistano insieme, acquisiscono la titolarità congiuntamente e in parità di quote del bene che confluisce nella comunione legale.

Se un coniuge acquista separatamente, estende la titolarità del bene o diritto anche all’altro coniuge e il bene confluisce nel patrimonio comune. 

Due sono le condizioni per realizzare la comunione: 

  • si deve trattare di un acquisto;
  • l’acquisto deve essere avvenuto dopo il matrimonio.

Pertanto, non rientrano nella comunione dei beni:

  • gli acquisti fatti dai coniugi prima del matrimonio;
  • i lasciti ereditari o le donazioni ricevute dai coniugi anche dopo il matrimonio.

Rientrano nella comunione anche le proprietà acquisite con usucapione dopo il matrimonio. Invece, non vi rientrano i beni acquistati per uso personale (si pensi al vestiario) o lavorativo (si pensi a un computer).

Non rientrano, infine, nella comunione:

  • i risarcimenti del danno o i beni acquistati con il frutto del risarcimento;
  • i beni acquistati con il frutto della vendita di uno dei beni non rientranti nella comunione. 

Il denaro frutto del lavoro e risparmiato in banca non entra subito nella comunione e ciascun coniuge ne può disporre come meglio crede. Tuttavia, se la coppia si separa, il conto corrente, anche individuale, dovrà essere diviso tra marito e moglie.

Un coniuge non può vendere a terzi la propria quota di comunione.

L’effetto principale della comunione dei beni riguarda la responsabilità patrimoniale. Se uno dei due coniugi dovesse infatti avere dei debiti, i suoi creditori potrebbero aggredire i beni nella comunione anche se acquistati dall’altro coniuge. 

La separazione dei beni

Molto più semplice è il regime della separazione dei beni in forza del quale ciascun coniuge resta proprietario dei beni da lui acquistati anche dopo le nozze. Viene fatta chiaramente salva la possibilità, per marito e moglie, di comprare uno o più beni cointestandone la proprietà. 

La separazione dei beni non mette però al riparo, in caso di divorzio, dall’assegnazione della casa coniugale al genitore presso cui vengono collocati i figli. 

La separazione dei beni non pregiudica, in ogni caso, gli obblighi di solidarietà ed assistenza fra i coniugi e per la famiglia e, quindi, può essere scelta senza particolari preoccupazioni in proposito.

I coniugi possono scegliere la separazione dei beni prima del matrimonio, durante o dopo il matrimonio. 

Pro e contro comunione dei beni

Statisticamente, sempre più coppie scelgono il regime della separazione dei beni. Ciò avviene sopratutto quando uno dei due coniugi esercita un’attività che possa implicare rischi economici visto che i debiti da lui contratti avrebbero ripercussioni sul patrimonio comune.

La separazione rende inoltre sicuramente più semplice la circolazione del patrimonio e dei beni (soprattutto immobili) che ne fanno parte: è più facile vendere o donare un bene se il proprietario è uno solo.

La comunione legale è il regime che più di altri corrisponde alla necessità di condivisione dell’attività e delle sorti economiche. Così, nel caso di separazione, il coniuge che ha prestato il proprio lavoro in casa potrà comunque partecipare, in ragione del 50%, della ricchezza nel frattempo accumulata dall’altro. 

Si può cambiare da comunione a separazione dei beni?

Chi vuol cambiare il regime patrimoniale, passando dalla comunione alla separazione dei beni, lo può fare in qualsiasi momento dopo le nozze senza bisogno di fornire una apposita motivazione.

Tutto ciò che bisogna fare è recarsi da un notaio. Chiaramente, bisognerà pagare la parcella al professionista che potrebbe ammontare a circa 1.000 euro. Il notaio si occuperà poi di trascrivere il nuovo regime patrimoniale al margine dell’atto di matrimonio. 

Si tratta di un atto pubblico consensuale per la formazione del quale devono essere presenti e capaci entrambi i coniugi e 2 testimoni a pena di nullità.

Il notaio, entro 30 giorni dalla data dell’atto, deve richiederne l’annotazione a margine dell’atto di matrimonio negli atti dello stato civile.

La convenzione deve essere trascritta nei registri immobiliari se ha ad oggetto beni immobili.

Nel momento in cui la coppia decide di passare dalla comunione alla separazione dei beni è necessario indicare al notaio chi sarà il nuovo intestatario dei beni immobili. La coppia poi dovrà regolare la proprietà degli altri beni mobili. Lo può fare direttamente dinanzi al notaio o con successivo atto che andrà registrato all’Agenzia delle Entrate. 

In caso di conti correnti cointestati, bisognerà fare una apposita comunicazione alla banca con voltura del conto in capo ad uno solo coniuge, altrimenti lo stesso si considererà ancora cointestato. 

Cosa succede ai debiti in caso di passaggio alla separazione dei beni?

Attenzione: separazione dei beni non significa separazione della coppia. Nel primo caso, si cambia solo il regime patrimoniale dei coniugi i quali continuano ad essere regolarmente sposati; nel secondo caso, invece, l’unione si interrompe e si intraprende il primo gradino che porta poi al divorzio.

Nel momento in cui la coppia passa dalla comunione alla separazione dei beni, i creditori di uno dei due coniugi non potranno più rivalersi sui beni dell’altro. Ma se ritengono che la separazione dei beni è solo un atto simulato, determinato cioè dalla volontà di ridurre le garanzie patrimoniali, possono agire con la cosiddetta azione revocatoria: si tratta di una causa in tribunale rivolta a rendere inefficace la separazione dei beni. 

Tale azione, però, deve essere esercitata entro massimo 5 anni dalla separazione; dopodiché, l’atto diventa definitivo e non più contestabile. 


note

Autore immagine: it.depositphotos.com


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