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Stampare più soldi per uscire dalla crisi

21 Aprile 2020 | Autore:
Stampare più soldi per uscire dalla crisi

Emettere cartamoneta non è la soluzione per rendere tutti più ricchi: un quantitativo eccessivo aumenta l’inflazione e rende tutti più poveri.

In tempo di crisi economica provocata dal Coronavirus potresti chiederti: ma non si potrebbe uscirne semplicemente stampando più soldi, cartamoneta fresca e sonante da distribuire ai cittadini?

La risposta non è semplice nel percorso, ma la conclusione è, purtroppo, scontata. Ti posso anticipare che tutte le strade percorribili arrivano ad un: no, non è possibile.

Il denaro non è ricchezza

Innanzitutto, dobbiamo sgombrare il campo da un facile equivoco: il denaro non è ricchezza. La vera ricchezza sono i beni: le risorse naturali e sfruttabili a fini economici, il lavoro che viene prestato, le opere realizzate (quelle materiali e anche quelle dell’ingegno), i prodotti commerciabili, le merci che consumiamo e utilizziamo (automobili, cibo, vestiti), gli immobili, i terreni, tutte queste cose sono ricchezza perché hanno un valore intrinseco e il prezzo esprime, momento per momento, il loro valore di scambio.

Immagina uno Stato composto da cinque persone dove tutte e cinque non fanno nulla e stanno dalla mattina alla sera su una sedia. Siccome nessuno ha voglia di lavorare, interviene per loro il Governo e ogni mese gli regala mille euro. Cosa mai ci faranno con questi soldi se nessuno produce? Cosa mai potranno comprare? Dunque questi soldi non servono a nulla. I nostri cinque cittadini resteranno poveri come prima e moriranno ugualmente di fame, nonostante l’apparente ricchezza dei loro conti corrente.

Cos’è la moneta

La moneta è il mezzo che nelle società moderne rende possibile lo scambio. E’ nata in tempi antichissimi appunto come pratica alternativa al baratto delle merci tra loro. Perciò la moneta è l’unità di misura dello scambio tra tutti i beni che abbiamo prima elencato. Esprime il rapporto tra i prodotti.

I lavoratori offrono i loro servizi alle imprese; vengono retribuiti per questo, producono beni che le imprese commercializzano. Le imprese acquistano anche altri fattori produttivi oltre il lavoro, come i macchinari e i capannoni. Poi vendono i loro prodotti. Così i capitali circolano. Ciascuno di noi acquista, con la cartamoneta, beni che altri hanno prodotto per loro. La moneta è l’olio lubrificante del motore economico. Ce ne deve essere a sufficienza, ma non troppa, altrimenti il meccanismo si ingolfa.

Chi crea la moneta

Nei tempi classici, il creatore di moneta è sempre stato lo Stato. Però in epoca moderna si è preferito far emettere la moneta alle Banche centrali indipendenti (per noi la Banca d’Italia fino al 2002, ora la Bce, la Banca Centrale Europea come vedremo tra poco) anziché affidare la decisione ai governi; altrimenti sarebbe stato troppo facile per le autorità politiche fare ricorso alla leva monetaria per risolvere i problemi di spesa e di deficit pubblico. Un rimedio che, come constateremo tra poco, è peggiore del male.

Come funziona nel mondo

In tempi antichi, le monete erano coniate in metalli preziosi, come l’oro, l’argento e il rame. I tesori erano nei forzieri, non negli estratti conto delle banche. Fino al 1971 esisteva ancora un meccanismo mondiale, chiamato gold standard, che agganciava la valuta più forte del mondo – all’epoca il dollaro – alla convertibilità in oro. Serviva a dare stabilità alle valute in un’epoca che già si avviava verso la globalizzazione.

Da quel momento, la moneta è accettata solo in base alla fiducia che i cittadini di ogni Stato, e degli altri Stati con cui si hanno rapporti, ripongono in essa e a livello internazionale, nella forza di cui godono gli Stati. Tutti accettano dollari e euro, molti avrebbero perplessità ad accettare valute di piccoli Paesi del terzo mondo. Ma nessuno pensa più, come ancora avveniva nel secolo scorso, a andare in banca e convertire i propri biglietti in oro.

Torniamo ai 5 nullafacenti dell’esempio precedente: il loro denaro non vale nulla neanche sul cambio internazionale, non essendo il loro un Paese produttivo. Tutti accettano dollari perché sanno che l’economia americana è forte. Ma se gli Stati Uniti fossero composti dai nostri 5 personaggi dell’esempio nessuno li comprerebbe più.

Questo, tra parentesi, è uno dei motivi per cui i Bitcoin non sono una vera moneta e faticano a prendere piede. Non si può fare la spesa pagando in Bitcoin o in altre criptovalute, non sarebbero accettati nella maggior parte dei casi.

Come funziona in Italia e in Europa

Negli ultimi anni, questo rapporto tra moneta ed il rispettivo Stato si è modificato, specialmente in Europa con l’entrata. L’Italia ha ceduto la propria sovranità monetaria all’Unione Europea. Il nostro governo nazionale non può più decidere autonomamente i quantitativi di moneta da emettere, ma prende parte al processo dell’Eurozona, governato dalla Banca Centrale Europea.

Abbiamo più vincoli: prima potevamo indebitarci autonomamente (e lo abbiamo fatto, specialmente negli anni ’70 e parte degli anni ’80, anche in maniera eccessiva: molti ricordano l’inflazione galoppante in quei periodi), poi dal 1991 in poi abbiamo dovuto rispettare i parametri stabiliti nei trattati di Maastricht, mantenendo – almeno tendenzialmente – il deficit sotto il 3% del rapporto con il Pil e il debito pubblico entro il 60%.

Perchè c’entrano i titoli di Stato

Proprio per evitare gli eccessi nell’emissione di nuova moneta, nel 1981 il Tesoro e la Banca d’Italia “divorziarono” e quest’ultima non poté più finanziare il debito pubblico stampando moneta. Da quel momento, quando il governo aveva (ed ha ancora, come vedremo) bisogno di denaro per le esigenze delle casse pubbliche, emetteva titoli di Stato e li vendeva agli operatori finanziari, principalmente alle banche.

Così negli anni ’80 i Bot davano rendimenti a doppia cifra: l’inflazione, in un certo senso, si era trasferita su di essi. Da Maastricht in poi, e ancor di più con l’ingresso nell’Euro, i tassi hanno iniziato a scendere e oggi hanno raggiunto i minimi.

Come nasce effettivamente la moneta

Si può dire che emettendo titoli di Stato viene creata moneta, perché quel denaro viene messo in circolo nell’economia e agisce con un “effetto moltiplicatore” ben noto a chi prende in prestito una somma, la spende pagando un altro che la utilizza per i suoi pagamenti e così via. La stessa importo di euro, quando viene adoperato negli scambi e passa di mano, agisce come se fosse moltiplicata fino a 10 volte in più,

Per quanto riguarda la creazione di moneta, qualunque Banca centrale – e specialmente la Bce, che è tra le più “rigide”, a parte gli ultimi allentamenti provocati dall’emergenza Coronavirus – è molto attenta a non sforare i parametri dell’inflazione programmata. In genere si cerca di evitare un tasso inflattivo superiore al 2% annuo, perché questo provocherebbe una spirale che indebolirebbe l’economia e renderebbe di fatto tutti più poveri.

La moneta moderna non è più cartamoneta

Al giorno d’oggi, solo il 10% circa del denaro complessivamente circolante è costituito da banconote o monete. Tutto il restante 90% è immateriale, sono scritturazioni contabili bancarie e partite di valore.

Lo sappiamo bene, perché quasi tutto il nostro reddito confluisce sul conto corrente bancario e postale e buona parte dei risparmi sono in depositi bancari e in rapporti titoli. Le registrazioni della banca sono il nostro denaro e rappresentano la nostra moneta.

Cosa fanno le Banche centrali

Questo vale anche al più alto livello, quello macroeconomico: gli Stati e le banche centrali ragionano in termini di “aggregati monetari” che considerano appunto questo grosso ammontare di depositi, titoli e fondi. Sono voci che ben difficilmente potrebbero essere convertite in “moneta sonante”, come le banconote cartacee o le monete fisiche, ma rappresentano a tutti gli effetti “vera” moneta perché sono risorse cedibili e scambiabili, anche con un semplice clic quando riceviamo in automatico lo stipendio o la pensione oppure facciamo un bonifico o eseguiamo un’operazione di acquisto con carta di credito o bancomat. L’esistenza contabile di queste somme equivale a un’esistenza fisica e non c’è praticamente nessuna differenza.

Così le Banche centrali “governano” l’economia semplicemente decidendo quante risorse immettere nel circuito e quando farlo. Quando la Bce con il Quantitative Easing decide un massiccio acquisto di titoli di Stato dei Paesi membri, oppure quando decide di emetterne di nuovi per stimolare l’economia e favorire la ripresa (è il caso attuale dei Recovery Bond) non fa altro che manovrare le leve monetarie “pompando” moneta nel sistema oppure, quando l’economia corre troppo, sottraendola.

Quanto denaro si può stampare?

Quello che serve per mantenere il rapporto effettivo con la quantità dei beni prodotti e circolanti. Un surplus di moneta non incrementerebbe il potere di acquisto in termini reali. Anche la moneta è soggetta alla legge generale che governa l’economia, quella della domanda e dell’offerta e vale per tutti i beni considerati scarsi perché limitati (non l’aria, ad esempio, che è talmente diffusa e fruibile da non avere valore di mercato, pur essendo indispensabile alla vita).

Bisogna poi stare attenti al rapporto di cambio con le valute degli altri Paesi (un’emissione eccessiva deteriorerebbe la valuta nazionale, facendole perdere potere d’acquisto nella bilancia commerciale) ed al tasso di inflazione.

Perché non si può stampare troppa moneta?

Se viene immessa troppa moneta sul mercato, il suo valore scende e quella moneta si svaluta. Anche perché non siamo soli al mondo e c’è da tener conto di tutti gli altri Paesi, verso i quali esportiamo oppure importiamo merci, prodotti e servizi.

Stampare carta moneta non solo non crea ricchezza in un Paese con un prodotto basso, ma addirittura riduce quella che già c’è, creando inflazione e svalutando il denaro risparmiato in passato.

Ma prima ancora dell’estero, anche a livello nazionale stampare troppa moneta in uno Stato genera una riduzione di valore: ne servirà di più per acquistare la medesima quantità di prodotto di prima. Infatti, più soldi si stampano, più ce ne sono in giro e nelle tasche, meno valgono nella realtà degli scambi.

Lo stesso biglietto, poniamo di 50 euro, avrà un valore reale che diventerà inferiore rispetto alla cifra nominale stampata, perché con esso potremo comprare meno beni di prima.

Troppa moneta = inflazione

E’ il fenomeno dell’inflazione, che significa avere, ad un tasso ad esempio pari al 20% annuo, oggi 100 e fra un anno un potere di acquisto di appena 80. E questo accade proprio perché il quantitativo di moneta circolante è diventato eccessivo rispetto al fabbisogno necessario per mantenere i prezzi in equilibrio.

In pratica, il rimedio di emettere troppa moneta non servirebbe a nulla, se non ad aumentare l’inflazione. La svalutazione della moneta in uno Stato provoca sempre inflazione all’interno di quello Stato.

E questo è un male, perché scatena la rincorsa del potere d’acquisto tra prezzi e salari; le imprese devono pagare di più i propri fattori produttivi – a partire dagli stipendi degli operai e degli altri lavoratori – e sono costrette ad aumentare i prezzi di vendita dei beni prodotti per rientrare nei costi. Questo innesca una spirale che non ha fine se non riducendo la quantità di moneta in circolazione.

Non conta quanta carta moneta circola in uno Stato ma quanta ricchezza reale vi è, ossia quanto quello Stato produce.

Gli Stati che in varie epoche hanno deciso di stampare un massiccio quantitativo di cartamoneta per risolvere i loro problemi economici sono finiti sempre tutti male: dalla Germania di Weimar all’indomani della prima Guerra mondiale, dove con miliardi di marchi si riusciva a malapena a fare la spesa, alla repubblica africana dello Zimbabwe, che a ridosso degli anni 2000 iniziò a stampare un numero incredibile di banconote che ebbe il solo risultato di far crollare fin quasi a zero il valore della loro moneta, creando un’inflazione stratosferica.

Cosa succederà ora

In base alle regole che abbiamo visto, la Bce può creare moneta emettendo titoli di nuova emissione come gli Eurobond o i Recovery Bond. I mercati finanziari li acquisteranno perché saranno garantiti dalla solidità dell’Eurozona, che dispone di adeguate riserve per rimborsarli.

L’Italia non potrebbe farlo da sola perché le costerebbe molto di più: spunterebbe sul mercato tassi di interesse molto peggiori, cioè più alti, che aumenterebbero il costo del debito, perché è considerata un Paese debole (lo spread misura appunto la differenza tra i nostri titoli e quelli degli Stati più solidi, come la Germania). Due punti in più di spread si traducono in decine di miliardi di costi aggiuntivi.

L’Italia potrebbe fare da sola?

Concludendo, dobbiamo dire no. Innanzitutto, perché siamo nell’Euro e questo ce lo impedisce; ma un’uscita con ritorno alla lira ci esporrebbe a una tempesta finanziaria analoga a quella che abbiamo attraversato nel 1992 e dalla quale siamo usciti con enormi sacrifici, compreso il prelievo forzoso dai conti correnti.

Non possiamo fare da soli perché la moneta nazionale sarebbe molto più debole dell’Euro rispetto alle altre valute mondiali. E stampare moneta non servirebbe a risolvere i problemi, ma ci renderebbe tutti più poveri.


3 Commenti

  1. Il vostro ragionamento non fa una piega!
    Qualsiasi economista direbbe che in tempi normali quello che dite è vero.
    Ma non siamo in tempi normali. Mai nella storia si è verificata una situazione come questa. Nemmeno nella oramai stracitata crisi del ’29.
    Cosa c’è di diverso da allora e da qualsiasi altro tempo storico passato?
    C’è che in questo momento l’economia non è solo rallentata, non è solo fermata, ma è in completa discesa.
    Quei 5 personaggi seduti nella sedia, non solo non stanno incassando nulla, ma devono pagare per delle cose di cui hanno bisogno e quelle cose, stanno scarseggiando sempre di più. Devono pagare chi lavora per loro, devono pagare le tasse allo stato, devono onorare i costi che hanno dell’affitto della loro sedia, del plateatico su cui la loro sedia è ferma con loro seduti sopra da quasi due mesi, della luce che sta illuminando la loro stanza dove hanno la sedia, e credo non serva che citi altre spese che questi 5 uomini hanno da onorare in questo periodo.
    Il loro problema è che, non per colpa loro, ma vedono che vicino al loro ci sono altri milioni di 5 uomini con lo stesso problema e che la macchina di chi chiede il pagamento delle loro spese, non si ferma. E quindi la loro ricchezza, scende a vista d’occhio. Quando la situazione riprenderà, loro si troveranno poveri, affamati, e senza soldi per ricominciare e dovranno lavorare un sacco di anni, per tornare seduti su quella sedia così come lo erano nel primo giorno che si è fermata l’economia. Per cui, stampare moneta “virtuale” da poter dare ai quei 5 (da ora possiamo chiamarli imprenditori) imprenditori, servirà perchè loro possano pagare quelle spese, senza arricchirsi e senza aumentare la ricchezza esistente, perchè nel frattempo l’economia è ferma è la ricchezza dei beni mobili si sta abbassando di continuo perchè non c’è produzione!!

    Questo è un tempo che non si è mai verificato e il vostro esempio non calza assolutamente con quanto sta succedendo. TUTTI i paese dovrebbero fare la stessa cosa. Emettere tanta moneta quanta sufficiente per coprire quella ricchezza di bene materiali che l’anno scorso era stata prodotta e che adesso manca. E’ un’operazione che “taglia il tempo” azzera i mesi di fermo e non produce assolutamente svalutazione. Perchè la svalutazione c’è se immetto moneta ad economia completamente funzionante. Ma non è questo il caso.
    Se si vuole che questa panedmia non inneschi una crisi sociale, economica, che irreversibilmente potrebbe anche sfociare in totalitarismi causati dalla disperazione della popolazione che vedrà nell’uomo forte che promette quello che poi non è capace di realizzare, dovreebbero, TUTTI gli stati sovrani, poter emettere quello che serve per ripartire da dove ci eravamo fermati.
    Provate a rivedere il vostro ragionamento, e credo che dovrete arrivare alle stesse conclusioni.
    Tempi straordinari, richiedono soluzioni straordinarie!

    1. Giusto.Aggiungo che uno di quei cinque è lo stato, al pari degli imprenditori, ma quando lo stato si indebita onora il suo debito tassando la popolazione.
      Succede che lo stato non può fallire per l’ indebitamento ma fa fallire gli altri 4.

    2. Il tuo ragionamento non fa una piega, ma credo che qui si stesse ragionando sull’istituto in sé. Cioè sull’ipotesi spesso paventata da tanti sul ritorno ad una supposta epoca d’oro quando era possibile stampare moneta. Quel periodo ci ha portato inflazione a secchiate e debito crescente.
      Per il periodo attuale le politiche che si stanno faticosamente mettendo in atto vadano nella direzione giusta. Ne servono di più, in parte a fondo perduto, e minore burocrazia. Però la lezione va ricordata. Noi in italiani i soldi li abbiamo buttati negli anni invece di rimettere i conti in ordine, oggi i paesi che lo hanno fatto possono fare affidamento su uno spazio di manovra interna maggiore di noi.
      Non abbiamo mai fatto una sera lotta all’evasione, investimenti per far decollare le imprese e infrastrutture per permettere al Paese migliori collegamenti interni ed esteri.

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