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Conte in Parlamento riferisce su Mes e Eurobond

21 Aprile 2020
Conte in Parlamento riferisce su Mes e Eurobond

Il premier illustra al Senato le iniziative che l’Italia intende proporre al Consiglio Europeo per ottenere dall’Unione gli aiuti finanziari necessari alla ripresa. 

L’appuntamento tra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il Parlamento si è svolto oggi nell’aula del Senato, dove il premier ha illustrato le iniziative che l’Italia proporrà dopodomani, 23 al Consiglio Europeo per sbloccare gli aiuti finanziari e deciderne le forme. L’intervento, per scelta precisa, si è svolto nella forma di un’informativa senza voto al termine.

Il nodo principale che Conte è stato chiamato a sciogliere riguarda l’alternativa – o la sinergia – tra il Mes, il meccanismo di stabilità del Fondo salvastati, o gli Eurobond, i titoli per la mutualizzazione comune del debito, che nell’ultima riunione dell’Eurogruppo hanno assunto la forma più soft dei Recovery Bond.

Conte ha detto un chiaro “no al Mes“, a meno che non sia proposto senza alcuna condizionalità, cioè vincoli nei tempi e nei modi di restituzione delle somme: “i criteri del Mes sono inaccettabili per la natura di questa crisi, è uno strumento pensato per crisi diverse, ma all’Italia serve altro”.

Perciò i dettagli dell’accordo che sarà proposto dagli altri Stati membri dovranno essere “attentamente valutati” nelle loro implicazioni e conseguenze “per vedere se sono conformi all’interesse nazionale”; una prospettiva tutta italiana, anche per non pregiudicare altri Paesi, come la Spagna, che sembrano disposti ad aderire ad un Mes anche in forma condizionata.

Al contrario, per Conte il ricorso ai Recovery Bond secondo la proposta già votata favorevolmente dal Parlamento Europeo è “assolutamente necessario per far fronte alle conseguenze economiche e sociali” dell’emergenza Covid-19 ed è necessario che le risorse messe in campo siano “disponibili da subito“.

Il premier afferma che “il Recovery Fund è una parte essenziale” della trattiva in Ue. L’l’Italia “intende realizzarlo il prima possibile e questo sarà il tema della riunione di giovedì al Consiglio Europeo, dal quale ci si attende “una risposta coordinata, ambiziosa in relazione allo shock da Covid-19”.

Inoltre, Conte spiega che “questo nuovo strumento finanziamento dovrà essere conforme ai trattati perché non abbiamo tempo per modificarli. Va gestito a livello europeo senza carattere bilaterale, deve essere ben più consistente degli strumenti attuali, mirato a far fronte a tutte le conseguenze economiche e sociali, dovrà essere immediatamente disponibile e se dovrà ricadere nel quadro finanziario pluriennale dovrà essere messo a disposizione subito, attraverso garanzie che ne anticipino l’applicazione”.

La strada che il premier ha intenzione di percorrere sembra, quindi, tracciata: “A noi interessa portare a casa un risultato“, ha spiegato Conte. “Non potrò accettare un compromesso al ribasso”, ha proseguito, anche perché “o vinceremo tutti o perderemo tutti”. Per questo, Conte si attende dal prossimo Consiglio Europeo in programma dopodomani “un indirizzo politico chiaro”.

Anche se oggi non si è votato sul contenuto dell’informativa resa dal presidente del Consiglio, le decisioni finali prese in sede europea che impatteranno sull’Italia saranno prese comunque dal nostro Parlamento: “Ho già dichiarato che questa discussione debba avvenire in modo pubblico e trasparente dinanzi al Parlamento a cui spetta l’ultima parola”, ha garantito il premier.

Sul fronte interno, anticipando in linea generale i contenuti del prossimo Decreto legge di aprile, Conte ha annunciato che “il governo è consapevole” che gli interventi non bastano per fronteggiare l’emergenza Covid-19 , ma ”occorre un sostegno prolungato nel tempo a famiglie e imprese ancora più incisivo, almeno 50 miliardi” oltre i 25 già stanziati, così confermando un’intervento più ampio, il triplo rispetto a quello contenuto nel precedente Decreto Cura Italia.



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