Coronavirus, ecco per quanto dovremo portare le mascherine

21 Aprile 2020 | Autore:
Coronavirus, ecco per quanto dovremo portare le mascherine

Cinque punti irrinunciabili, stilati dal governo, che disegnano l’uscita dall’emergenza. Vediamo in cosa consistono. 

Finché non troveremo un vaccino, di togliere la mascherina e rinunciare al distanziamento sociale non se ne parla. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, oggi, è stato chiaro, nell’illustrare al Senato la sua informativa con l’exit strategy dal Coronavirus. Per il capo dell’esecutivo, al momento, è impensabile fare a meno dei dispositivi di protezione individuale che, finora, ci hanno consentito di avere uno schermo per proteggerci dalla malattia. È il punto numero uno dell’elenco stilato dal governo, per mettere in fila tutti i passi da compiere, nella direzione di un’uscita dall’emergenza.

Complessivamente, la risposta sanitaria al Coronavirus si articola in cinque punti:

  • dispositivi di protezione individuale e distanziamento sociale finché non troveremo una terapia e un vaccino;
  • rafforzamento della sanità territoriale;
  • più Covid hospital per gestire i pazienti in sicurezza, isolandoli e riducendo in questo modo i contagi;
  • uso corretto dei test, sia di quelli molecolari (banalmente tampone), che oggi sono l’unico strumento certo di identificazione del virus, sia di quelli sierologici (ad esempio l’analisi del sangue);
  • mappatura dei contatti sospetti e di teleassistenza con l’utilizzo delle nuove tecnologie e dell’app Immuni.

Sappiamo tutto, ormai, della disputa sull’efficacia delle mascherine: l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) è la prima a dubitarne, per non dire a smentirla. I tecnici dell’organizzazione ritengono che non ci siano prove che l’uso esteso delle mascherine sia una valida protezione dal virus (leggi l’articolo: Coronavirus e mascherine, l’Oms contro corrente). Peraltro, c’è mascherina e mascherina, come abbiamo già avuto modo di ricordare (leggi l’articolo: Coronavirus, le migliori mascherine per la fase 2). E la confusione regna sovrana anche in Parlamento: alla richiesta di un deputato che chiedeva lumi al presidente della Camera Roberto Fico, quest’ultimo ha risposto che “non c’è obbligo” e si deve, invece, rispettare il distanziamento. A dimostrazione di come manchi una direttiva univoca, sufficientemente chiara e valida per tutti.

Conte ha fornito qualche numero: “Al 19 aprile – ha detto in Senato – risultano distribuiti alle regioni dalla Protezione civile: circa 3900 ventilatori per le terapie, 105mila tubi endotracheali, 117 milioni di mascherine di varie tipologie”.

Nel dubbio, comunque – e questa emergenza ci ha insegnato che, ora più che mai, siamo pieni di dubbi – meglio utilizzarle. Un po’ come il discorso che vale per le mascherine di stoffa: proteggono? Non proteggono? Probabilmente sono meglio di niente. E sia.

Il secondo punto dell’exit strategy del governo, del resto, è la prevenzione, proposito al cui raggiungimento contribuiscono le stesse mascherine e, in generale, l’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale. Provare a battere il virus sul tempo e a spezzare la catena dei contagi sarà ancor più fondamentale nella fase 2, per evitare una ricaduta nell’incubo Covid. L’esecutivo, ha chiarito Conte, “si sta adoperando perché siano rafforzati tutti i servizi di prevenzione e sta sollecitando una rinnovata integrazione tra le politiche sanitarie e quelle sociali, con particolare attenzione a case di cura e residenze sanitarie assistenziali, ove si è verificata, purtroppo, un’esplosione incontrollata dei contagi, specialmente in alcune aree del paese”.

Sul terreno dei test, il presidente del Consiglio aggiorna sulle procedure in corso. “È stata indetta dal commissario Domenico Arcuri, su richiesta del ministero della Salute, una gara in procedura semplificata e di massima urgenza per la fornitura di kit reagenti e consumabili per l’effettuazione di 150mila test, finalizzati a un’indagine campione sulla diffusione dell’infezione nella popolazione italiana, con possibile successiva estensione per l’effettuazione di ulteriori 150mila test. La gara pubblica si concluderà in tempi strettissimi (entro il 29 aprile ci sarà ragionevolmente la sottoscrizione del contratto), all’esito di una procedura trasparente e rigorosa”.

L’ultimo punto riguarda l’app Immuni e le nostre possibilità di costruire una mappa dei contatti che possa essere utile sempre in termini di prevenzione del rischio. “L’immediatezza nella individuazione dei contatti stretti dei casi positivi e il loro conseguente isolamento sono cruciali per evitare che singoli contagiati possano determinare nuovi focolai – ha dichiarato il premier -. Per questo, un’adeguata applicazione informativa direttamente disponibile su smartphone è uno strumento essenziale per accelerare questo processo. Attenzione però: questa applicazione, lo dico chiaramente, sarà offerta su base volontaria e non su base obbligatoria e faremo in modo che chi non vorrà scaricarla non subirà limitazione nei movimenti o altri pregiudizi“.



Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube