App tracciamento: si potrà uscire di casa senza averla?

21 Aprile 2020
App tracciamento: si potrà uscire di casa senza averla?

L’applicazione è volontaria, non obbligatoria, ma se non la userà un numero sufficiente di italiani non sarà possibile allentare le restrizioni agli spostamenti.

Un vecchio aneddoto militare recita: “Chi è pazzo può chiedere di essere esentato dalle missioni di guerra; ma chi chiede di essere esentato dalle missioni di guerra non è pazzo”. Un paradosso logico da cui è difficile uscire e che adesso di ripropone riguardo alla nuova app Immuni che traccerà gli spostamenti degli italiani sul territorio, non appena inizierà la Fase 2 e si potrà riprendere a circolare.

Infatti, in assenza di norme chiare sul funzionamento e sull’utilizzo di questa applicazione (si sa soltanto che sarà gratuita) e, prima ancora, in mancanza di regole definite per regolare la ripartenza a partire dal 4 maggio, sono sorti dubbi sul fatto che sia necessario installare e utilizzare questa app per poter uscire di casa.

Una domanda alla quale oggi il Commissario all’emergenza, Domenico Arcuri, ha risposto negativamente: la app “sarà e resterà volontaria“, ha detto nel punto stampa di oggi seguito dall’agenzia Adnkronos, ma ha anche aggiunto: “Se non fossimo tutti protagonisti di una tragedia dovrei rispondere che è una farsa immaginare che possa uscire solo chi ha scaricato la app“.

Rispondendo poi a una domanda dei giornalisti sull’ipotesi di un braccialetto per chi non scarica la app, Arcuri ha osservato ironicamente che “questa non l’avevo sentita” e ha ribadito che” l’app sarà l’unico strumento”.

Dunque, non ci saranno alternative? Invece sì, perché lo stesso commissario Arcuri ha proseguito dichiarando: “L’alternativa alla mappatura tempestiva dei contatti è semplice: le misure di contenimento non possono essere alleggerite e noi dovremmo continuare a sopportare i sacrifici di queste settimane, privandoci di quote importanti della propria libertà”.

Infatti – ha spiegato Arcuri – “il sistema di contact tracing è la modalità per garantire la possibilità che vengano in qualche modo conosciuti e in qualche misura tracciati i contatti che le persone hanno e sono molto importanti qualora qualche nostro concittadino viene contagiato”.

Però ha anche sottolineato che “il contact tracing è uno strumento importante, ma non basta convincerci che serve: bisogna anche che rispetti la sicurezza e la privacy. È uno strumento utile, forse indispensabile ma bisognare trovare un soddisfacente equilibrio per cui venga messo in campo rispondendo a due requisiti fondamentali ossia il rispetto della sicurezza e il rispetto della privacy”.

Arcuri, rispondendo indirettamente alle polemiche di chi lamentava il fatto che l’app fosse stata introdotta con un’ordinanza del Commissario all’emergenza, dunque con un provvedimento amministrativo anziché con una legge dello Stato, ha assicurato che “nulla accadrà se non nel rispetto delle leggi sulla privacy nazionali e sovranazionali”.

Ma, stando a queste dichiarazioni, il paradosso rimane perché, in sostanza – secondo quanto ha assicurato Arcuri – a livello individuale l’app rimane una scelta volontaria, ma a livello collettivo se non sarà utilizzata abbastanza dalla popolazione (la percentuale minima per garantire un funzionamento adeguato è del 60% e Arcuri auspica che si arrivi almeno al 70%) non sarà possibile allentare le misure restrittive.

Così a livello parlamentare fioriscono le proteste: Maurizio Lupi, presidente di Noi con l’Italia, polemizza dichiarando che “mentre con i rappresentanti dell’opposizione siamo in riunione con Palazzo Chigi per discutere della app Immuni per il tracciamento dei movimenti delle persone, se e come utilizzarla, se renderla obbligatoria o volontaria, con tutti gli enormi problemi legati alla privacy e alla libertà delle persone, il commissario straordinario Domenico Arcuri se ne esce in conferenza stampa, ripresa da tutti i siti che o ci si scarica la app sul cellulare o non si esce di casa“.

“Conoscendo Arcuri – prosegue il parlamentare – penso che si tratti di un infortunio, un maldestro tentativo di convincere dell’utilità di questa applicazione e della sua assoluta necessità, altrimenti direi che questo si chiama ricatto dei cittadini. A noi non piace la dittatura, nessun tipo di dittature, neanche quella che in nome della salute mette agli arresti domiciliari chi dissente sull’uso di una tecnologia. Le leggi sulla libertà delle persone sono norma primaria su cui decide il Parlamento, non c’è esperto o commissario che tenga. Più lavoro e meno conferenze stampa”.

A poche ore di distanza dalle dichiarazioni di Arcuri, il premier Conte interviene in aula al Senato, dove era atteso per illustrare le iniziative in vista del prossimo Consiglio Europeo sugli aiuti finanziari, per precisare che l’applicazione Immuni sarà “offerta su base volontaria e non obbligatoria e faremo in modo che non vorrà scaricarla non subirà limitazione nei movimenti o altri pregiudizi”.

Intanto il Copasir, Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, ha già annunciato la convocazione di Arcuri: “Domani approfondiremo al Copasir la questione App e il presidente Volpi ha già detto che dovremmo sentire anche Arcuri proprio per capire bene il funzionamento visto che, a nostro avviso, coinvolgendo i dati personali riguarda anche la sicurezza nazionale”, afferma all’Adnkronos la deputata M5s Federica Dieni, segretario del Copasir e componente della I Commissione Affari Costituzionali.



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1 Commento

  1. A parte la legittimità o l’obbligatorietà di questa app, qualcuno si è posto un quesito sulla sua affidabilità?
    Per esempio, l’altro giorno cercavo un elettrauto vicino a casa mia, il telefonino mi localizzava in tutt’altra parte della città, a circa due chilometri da dove ero io.
    Se succede con questa app, che sicurezza può dare?
    Quanti problemi può creare .

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