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Come dimostrare falsa malattia

13 Luglio 2020 | Autore:
Come dimostrare falsa malattia

Lavoratore assente che fa finta di essere ammalato: come provare che non ha niente e quando è legittimo ricorrere a visite o investigazioni?

Il lavoratore che simula la malattia, o che tiene comportamenti incompatibili con lo stato di malattia dichiarato, o, ancora, che si comporta in modo da rallentare la guarigione, può subire sanzioni disciplinari pesanti, sino a essere licenziato per giusta causa.

In questi casi, infatti, viola i doveri di fedeltà, buona fede e correttezza propri del rapporto di lavoro subordinato e lede il legame di fiducia con il datore di lavoro.

Ma come dimostrare falsa malattia? Come provare, cioè, che il dipendente non è realmente ammalato, o che comunque mette in atto delle condotte incompatibili con la patologia dichiarata?

La prima modalità per dimostrare che lo stato di malattia dichiarato dal lavoratore sia falso è la visita fiscale: si tratta di una visita effettuata da un medico inviato dall’Inps, volta ad accertare la correttezza di diagnosi e prognosi formulate dal medico curante del lavoratore.

È comunque possibile, per provare il falso stato di malattia, incaricare un’agenzia investigativa privata. In nessun caso il datore di lavoro può sottoporre il dipendente a una visita diversa da quella fiscale dell’Inps per accertare lo stato di malattia. Ma procediamo con ordine.

Come si chiede la visita fiscale?

La richiesta della visita di controllo dell’Inps può essere presentata dal datore di lavoro, in via esclusivamente telematica, già a partire dal primo giorno di assenza del lavoratore: a tal fine, il datore o il consulente deve accedere al sito Inps con le proprie credenziali dispositive.

Il medico incaricato dall’Inps svolgerà la visita nella stessa giornata in cui è inviata la richiesta, se la comunicazione risulta inviata nelle ore antimeridiane, diversamente non oltre la giornata successiva.

Una volta richiesta la visita, il datore (o il consulente) ottiene una ricevuta stampabile con il numero di protocollo; dopo l’effettuazione della visita, può visualizzarne l’esito.

A che ora passa la visita fiscale?

Per quanto riguarda le fasce orarie di reperibilità per la visita fiscale, il lavoratore assente per malattia deve farsi trovare al proprio domicilio nei seguenti orari, 7 giorni su 7:

  • dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19 se dipendente del settore privato;
  • dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18 se dipendente pubblico.

Si può chiedere la visita fiscale per malattia durante le ferie?

È consentito inviare la visita fiscale al dipendente in ferie, se queste sono interrotte per malattia.

Il datore deve però indicare questa circostanza: la malattia, difatti, sospende le ferie solo se pregiudica il recupero delle energie psicofisiche del lavoratore.

Chi paga la visita fiscale?

Se la visita fiscale è richiesta dal datore di lavoro, l’onere economico (cioè il compenso per il medico) è a suo carico. Se la visita è d’ufficio, è a carico dall’Inps.

Chi può effettuare la visita fiscale?

Il controllo sullo stato di malattia può essere effettuato solo tramite i servizi ispettivi dell’Inps, che si avvale dei propri medici o di quelli convenzionati. Il datore di lavoro non può chiamare un medico a propria discrezione.

Si possono inviare più visite fiscali?

Per quanto riguarda i lavoratori del settore privato, per lo stesso lavoratore, nella stessa giornata, non può essere avanzata una seconda richiesta di visita fiscale sullo stato di malattia [1]; è invece consentita la reiterazione delle visite di controllo in più giorni successivi.

Per quanto riguarda i dipendenti pubblici, in ipotesi specifiche è invece consentito l’invio di più visite fiscali anche nella stessa giornata.

È mobbing se il datore invia più visite fiscali?

Non si realizza un’ipotesi di mobbing se si sottopone il lavoratore a continue visite fiscali, fatto salvo il caso in cui il dipendente riesca a dimostrare l’esistenza di un disegno persecutorio e di discriminazione.

Come si svolge la visita fiscale?

Il medico, dopo essersi qualificato e aver identificato il dipendente, deve:

  • visitarlo con cura, limitandosi agli apparati interessati dalla certificazione medica;
  • compilare il verbale indicando:
    • data e ora;
    • anamnesi lavorativa, con dettaglio di qualifica e mansione;
    • documentazione sanitaria esibita e terapie;
    • diagnosi;
    • prognosi del medico legale;
    • timbro e firma.

Se l’assicurato è giudicato abile al lavoro, la prognosi va chiusa al massimo entro 3 giorni dalla data di visita.

Il medico deve inoltre informare l’assicurato che:

  • la firma senza osservazioni equivale ad accettare i contenuti e il giudizio prognostico;
  • la firma con annotazione di dissenso comporta una successiva visita presso il dirigente medico legale di Sede o la ASL.

Diagnosi e prognosi confermate dalla visita fiscale

Se il medico di controllo trova il malato in casa, e conferma sia la diagnosi che la prognosi, l’assenza dal lavoro è pienamente giustificata e deve proseguire:

  • fino all’avvenuta guarigione;
  • fino a un’eventuale successiva visita di controllo.

L’Inps, acquisito il referto, comunica entro 24 ore al datore l’esito dell’accertamento sulla capacità o incapacità al lavoro del dipendente che è stato controllato.

Che cosa succede se il lavoratore è assente alla visita fiscale?

Se il lavoratore non è esonerato dalla visita fiscale (vedi Casi di esonero visita fiscale) ed è assente al controllo durante le fasce di reperibilità, può essere ritenuto colpevole di assenza ingiustificata, a meno che non dimostri la sussistenza di un valido motivo.

Ma in quali casi l’interessato è giustificato per l’assenza alla visita fiscale? Sono considerati giustificati motivi di assenza durante le fasce di reperibilità:

  • i casi di forza maggiore;
  • le situazioni che abbiano reso imprescindibile ed indifferibile la presenza del lavoratore altrove;
  • la concomitanza di visite, prestazioni e accertamenti specialistici se si dimostra che le stesse non potevano essere effettuate in ore diverse da quelle corrispondenti alle fasce orarie di reperibilità;
  • ogni serio e fondato motivo che renda ragionevole l’allontanamento del lavoratore dal proprio domicilio.

Il medico deve rilasciare l’invito al lavoratore perché si presenti alla visita di controllo ambulatoriale il primo giorno successivo non festivo indicandone la data. L’Inps informa immediatamente il datore di lavoro che ha richiesto la visita.

Visita ambulatoriale

La visita fiscale ambulatoriale viene normalmente eseguita nel Centro medico legale della sede Inps nei seguenti casi:

  • quando il lavoratore contesta l’esito della visita di controllo domiciliare, a condizione che manifesti immediatamente il proprio dissenso;
  • in tutti i casi di assenza del lavoratore alla visita di controllo domiciliare;
  • in caso di necessità di particolari verifiche sanitarie o amministrative.

Che cosa succede per l’assenza alla visita fiscale?

Se il lavoratore è assente:

  • all’unica visita fiscale: perde l’indennità di malattia per i primi 10 giorni; l’indennità è riconosciuta in misura intera per il periodo restante;
  • a una sola visita fiscale, dopo altri controlli regolari: perde l’indennità di malattia per i primi 10 giorni (dopo l’ultima visita); l’indennità è riconosciuta in misura intera per il periodo restante;
  • alla prima visita fiscale: perde l’indennità di malattia per i primi 10 giorni o per il minor periodo che precede la seconda visita;
  • alla seconda visita fiscale (domiciliare o ambulatoriale): perde l’indennità di malattia per i primi 10 giorni e perde il 50% dell’indennità fino a fine malattia o a eventuale nuovo controllo;
  • giustificato alla visita fiscale domiciliare, poi non si presenta alla visita ambulatoriale: perde il 100% dell’indennità per i primi 10 giorni;
  • ingiustificato alla visita domiciliare, poi però si presenta alla visita ambulatoriale: perde il 100% dell’indennità per i primi 10 giorni di malattia, comunque non oltre il giorno prima la presentazione in ambulatorio;
  • ingiustificato alla terza visita, dopo l’assenza alla prima visita domiciliare, ma alla seconda visita ambulatoriale si è presentato ed è stato giudicato inidoneo: subisce una sanzione del 50% a partire dalla fine del periodo di 10 giorni al 100%, salvo pagamento dell’indennità per i giorni di incapacità accertati nella precedente visita ambulatoriale;
  • ingiustificato alla terza visita: cessa l’erogazione dell’indennità a carico Inps.

La violazione da parte del lavoratore dell’obbligo di rendersi disponibile per l’effettuazione della visita fiscale entro le fasce di reperibilità, a prescindere dall’effettività o meno dello stato di malattia può comportare l’applicazione delle sanzioni disciplinari, previa specifica contestazione dei fatti e rispetto della procedura secondo lo statuto dei lavoratori [2].

In casi di particolare gravità (es. reiterazione delle assenze), può essere legittimo il licenziamento per giusta causa.

Si può ricorrere all’investigatore privato per accertare la falsa malattia?

Se il datore di lavoro ha il sospetto che la malattia non sussista (finta malattia), o che la patologia non sia tale da giustificare l’assenza, oltre alla visita fiscale ha un’ulteriore possibilità per accertare la falsa malattia: può ricorrere a un investigatore privato.

La Cassazione ha difatti più volte [3] stabilito la legittimità delle investigazioni per la confutazione di quanto affermato dal certificato medico.

Grazie all’investigatore, difatti, il datore può accertare se il dipendente che è assente dal lavoro per malattia sia veramente malato o stia invece svolgendo un’altra attività lavorativa, anche in forma non ufficiale, oppure stia tenendo comportamenti tali da ritardare la pronta guarigione.

Svolgimento di altre attività lavorative durante la malattia

Normalmente, in assenza di prova contraria da parte del lavoratore, si presume che lo svolgimento di un’altra attività lavorativa durante un’assenza per malattia sia di per sé idoneo a pregiudicare o ritardare il pieno recupero delle normali energie lavorative

In via di principio, la giurisprudenza [4] ritiene legittimo il licenziamento del lavoratore assente per malattia che svolge presso terzi la stessa attività lavorativa per la quale è stato assunto (violando l’obbligo di non concorrenza), perché questo comportamento:

  • pregiudica la guarigione;
  • dimostra che è in grado di svolgere la propria attività, con irrimediabile lesione del vincolo fiduciario (ad esempio, meccanico che svolge identiche mansioni in un proprio locale attiguo alla sua abitazione).

Svolgimento di altre attività durante la malattia

La giurisprudenza prevalente [5] ritiene il licenziamento disciplinare del dipendente in malattia che svolge attività non lavorative al di fuori del proprio domicilio:

  • illegittimo, se la condotta del lavoratore non è idonea a configurare un inadempimento ai danni dell’interesse del datore di lavoro;
  • legittimo, se lo svolgimento di altre attività durante la malattia realizza una condotta concorrenziale, oppure renda palese la simulazione della malattia o integri violazione dell’obbligo di fedeltà.

Come contestare la falsa malattia?

Il datore, per contestare il falso stato di malattia, deve redigere una lettera di contestazione degli addebiti in cui evidenzi l’avvenuta prestazione di lavoro durante la malattia, oppure lo svolgimento di un’attività atta a pregiudicare la guarigione. È onere del lavoratore dimostrare che l’attività non impedisce o ritarda la guarigione.

Come deve essere effettuata la contestazione?

Rispettando la procedura prevista dallo statuto dei lavoratori [2], la contestazione degli addebiti deve essere effettuata in forma scritta e deve specificare nel dettaglio i giorni, gli orari e le attività concretamente svolte dal dipendente, da valutare in relazione alle mansioni a cui è abitualmente adibito.


note

[1] Art.2 DM 15 luglio 1986.

[2] Art.7 L. 300/1970.

[3] Cass sent. n. 9474/2009; 25162/2014; 19089/2017.

[4] Cass. sent. n. 27332/2017.

[5] Cass. sent. n. 23365/2013.


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