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Come funzionano i finanziamenti pubblici ai giornali

18 Luglio 2020 | Autore:
Come funzionano i finanziamenti pubblici ai giornali

Chi ha diritto ai contributi dello Stato a sostegno di quotidiani e periodici? Quali solo le testate che hanno incassato di più? Gli aiuti saranno aboliti?

Per quanto tempo ancora, non si sa. Ma almeno fino ad oggi gli editori di quotidiani e periodici continuano a prendere dei contributi statali. Attenzione, non le «prime donne» delle edicole: Il Corriere della Sera, Repubblica, Il Sole 24Ore, La Stampa non ricevono un solo euro sotto la voce «contributo all’editoria». Incassano, invece, altre testate che vendono molte meno copie e che – almeno in teoria – faticano di più a stare in piedi. Quindi, come funzionano i finanziamenti pubblici ai giornali?

Il Governo eroga tuttora un contributo per sostenere l’attività editoriale di quotidiani e periodici e garantire, in questo modo, il pluralismo dell’informazione. Tuttavia, l’intenzione (quella dichiarata, almeno) è quella non tanto di continuare a far crescere i gruppi più grandi quanto di sostenere quelle che lo stesso Esecutivo definisce nel suo sito «le voci radicate nelle realtà locali e con una visione rivolta all’evoluzione del mercato editoriale verso il digitale». Come vedremo dopo, scorrendo l’ultimo elenco dei quotidiani pubblicato, quel principio espresso tra virgolette è un tantino relativo perché, in base a quel criterio, non manca qualche perplessità.

Dicevamo che ancora non si sa per quanto andranno avanti i finanziamenti pubblici ai giornali: i contributi dovrebbero calare gradualmente fino ad arrivare a quota zero nel 2022. Per ora, l’unica certezza è quella che emerge dal sito del Dipartimento per l’informazione e l’editoria del Governo a proposito del bando (scaduto) per ottenere il contributo. Partiamo da qui, dunque, per vedere come funzionano i finanziamenti pubblici ai giornali.

Finanziamenti ai giornali: chi ne ha diritto?

Partiamo da come stanno le cose attualmente, prima di vedere come potrebbero diventare a medio termine. Attualmente, il finanziamento pubblico ai giornali è riservato agli editori che, in ambito commerciale, esercitano unicamente un’attività informativa autonoma e indipendente di carattere generale.

Nel dettaglio, hanno diritto a chiedere i finanziamenti:

  • le cooperative giornalistiche;
  • le imprese editrici il cui capitale è detenuto in misura maggioritaria da cooperative, fondazioni o enti senza fini di lucro, limitatamente ad un periodo di cinque anni a decorrere dal 15 novembre 2016;
  • gli enti senza fini di lucro ovvero le imprese editrici il cui capitale è interamente detenuto da tali enti;
  • le imprese editrici che editano quotidiani e periodici espressione di minoranze linguistiche.

Inoltre, possono chiedere i finanziamenti pubblici ai giornali le imprese che editano:

  • quotidiani italiani editi e diffusi all’estero, con testi scritti almeno per il 50 per cento in lingua italiana;
  • quotidiani editi in Italia e diffusi prevalentemente all’estero (per l’edizione cartacea si considerano prevalentemente diffusi all’estero i quotidiani con una diffusione all’estero non inferiore al 60 per cento delle copie complessivamente distribuite; per l’edizione in formato esclusivamente digitale, quelli che raggiungono una percentuale di utenti unici mensili all’estero non inferiore al 60 per cento del numero totale di utenti unici mensili).

Finanziamenti ai giornali: come viene fatta la domanda?

Gli editori che hanno uno dei requisiti sopra elencati devono presentare la domanda per ottenere i finanziamenti pubblici ai giornali di cui sono proprietari entro il 31 gennaio dell’anno successivo a quello di riferimento del contributo. La richiesta va fatta online sulla piattaforma messa a punto dal Dipartimento per l’informazione e l’editoria. Chi ha ricevuto un contributo nell’anno precedente può beneficiare di una rata di anticipo.

Gli interessati devono, inoltre, allegare un campione di copie della testata.

Occorre, infine, compilare e presentare una serie di moduli, in particolare una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà e i documenti per il pagamento tramite bonifico bancario.

Finanziamenti ai giornali: quanti soldi ricevono?

Di norma, i finanziamenti pubblici ai giornali vengono erogati sulla base dei costi sostenuti dalla testata e dalla sua diffusione. Va da sé che, escludendo in partenza i grandi quotidiani, ad essere avvantaggiati sono quelli di medie dimensioni.

Oggi, il sistema dei contributi viaggia su due binari. Il primo, quello dei rimborsi, che interessa i quotidiani nazionali più grossi. In pratica, lo Stato riconosce un rimborso del 35% delle spese effettivamente sostenute, tracciabili e documentate relative al costo di:

  • carta;
  • trasporto;
  • stampa;
  • distribuzione;
  • personale assunto con contratto a tempo indeterminato;
  • abbonamenti ad agenzie di stampa.

Questo significa che un terzo di queste spese sono a carico dello Stato per i giornali più grandi, mentre per quanto riguarda quelli di dimensioni più ridotte la percentuale di rimborso aumenta.

L’altro binario è quello che riguarda i contributi a chi vende di più: 35 centesimi per ogni copia cartacea venduta in edicola o in abbonamento oppure 40 centesimi per ogni copia venduta sul web o su app. C’è, comunque, una percentuale minima di copie vendute rispetto a quelle che sono uscite dalla tipografia.

Gli ultimi finanziamenti pubblici ai giornali di cui si conoscono i dati ammontano a 59 milioni di euro. I contributi non possono superare il 50% dei ricavi dell’impresa editrice.

Finanziamenti ai giornali: a quali testate vanno?

Nel 2018 (ultimo dato disponibile), i dieci quotidiani e i periodici che hanno ricevuto più contributi sono stati:

  • Dolomiten (quotidiano della Provincia autonoma di Bolzano in lingua tedesca): 6,1 milioni di euro;
  • Avvenire: 5,5 milioni di euro;
  • Libero: 5,4 milioni di euro;
  • Il Manifesto: 3 milioni di euro;
  • Primorsky Dnevnik (quotidiano della minoranza slovena pubblicato a Trieste): 2,6 milioni di euro;
  • Cronacaqui (quotidiano di Torino e Piemonte): 2,3 milioni di euro;
  • Corriere di Romagna: 1,3 milioni di euro;
  • Quotidiano di Sicilia: 1 milione di euro.

Come si può vedere, restano escluse le più grandi testate nazionali, come il Corriere della Sera o Repubblica, tanto per citare le più diffuse. Tuttavia, troviamo in questo elenco altri quotidiani nazionali di media dimensione, come Avvenire (edito dalla Conferenza episcopale italiana) o Libero, il giornale fondato e diretto da Vittorio Feltri.

Questo non vuol dire, però, che i grossi gruppi editoriali non beneficino, come tutti gli altri, di alcune agevolazioni dello Stato, anche se in misura piuttosto ridotta, come può essere lo sconto sull’acquisto della carta. Tanto per rendere l’idea, il gruppo Rcs, a cui fa capo il Corriere della Sera, ha usufruito di questo beneficio e lo ha indicato nel suo bilancio allo 0,5% del totale dei ricavi.

Finanziamenti ai giornali: che fine faranno?

Come dicevamo all’inizio, il Governo ha deciso di ridurre gradualmente i finanziamenti pubblici ai giornali fino a farli scomparire. In particolare, la legge di Bilancio 2020 ha stabilito che «a decorrere dall’annualità di contributo 2021, la progressiva riduzione, fino alla totale abolizione dall’annualità 2024 dei contributi concessi».

Nel dettaglio, l’importo erogabile sarà rivisto in questo modo:

  • per il 2021: riduzione del 20% della differenza tra l’importo spettante e 500mila euro;
  • per il 2022: riduzione del 50% della stessa differenza;
  • per il 2023: riduzione del 75%;
  • dal 2024 in poi: abolizione totale dei finanziamenti pubblici ai giornali.

Il Governo, infine, ha abolito i contributi indiretti dal 2020.



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