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Coronavirus: così sarà la fase 2 secondo l’Inail

22 Aprile 2020 | Autore:
Coronavirus: così sarà la fase 2 secondo l’Inail

L’Istituto invia a Conte un rapporto su come dovrà essere gestita la riapertura di uffici, aziende o bar, oltre che le uscite di casa dei cittadini.

Giuseppe Conte ha manifestato la sua linea ferma sulla ripresa dell’attività nella fase 2 dell’emergenza coronavirus: prima del 4 maggio non si fa nulla, ha scandito ieri in Parlamento. E per preparare il decreto che uscirà entro il fine settimana, il presidente del Consiglio si affida ai pareri degli esperti e di chi può dare un contributo utile a capire come far ripartire uffici e aziende, ma anche negozi e bar. Uno di questi dossier arriva dall’Inail, l’Istituto nazionale che si occupa degli infortuni sul lavoro. Il rapporto fatto avere dall’Inail al premier contiene una serie di raccomandazioni che potrebbero condizionare il modo in cui verrà attuata la fase 2. Ecco come vorrebbe l’Istituto la ripartenza.

Per quanto riguarda il ritorno all’attività nelle aziende, l’Inail ritiene che «nella gestione dell’entrata e dell’uscita dei lavoratori devono essere favoriti orari scaglionati e, laddove possibile, prevedere una porta di entrata ed una di uscita dedicate». Sarebbero, inoltre, da limitare «al minimo indispensabile gli spostamenti all’interno dell’azienda, non sono consentite le riunioni in presenza, favorendo il collegamento a distanza o, se le stesse sono necessarie, possono avvenire garantendo un adeguato distanziamento e riducendo al minimo il numero di partecipanti. L’accesso di fornitori esterni potrà avvenire secondo modalità, percorsi e tempistiche ben definite dall’azienda; per le attività di carico e scarico si dovrà rispettare il distanziamento».

Le aziende saranno tenute ad affiggere «poster e locandine sulle misure di igiene personale e l’azienda metterà a disposizione idonei mezzi detergenti per una raccomandata frequente pulizia delle mani». L’Inail considera necessario «soprattutto nelle aree geografiche a maggiore endemia o nelle aziende in cui si sono registrati casi sospetti di Covid-19 prevedere, alla riapertura, una sanificazione degli ambienti, delle postazioni di lavoro e delle aree comuni. In ogni caso va garantita la pulizia giornaliera dei locali, degli ambienti, delle postazioni di lavoro e delle aree comuni nonché la sanificazione periodica».

Per quanto riguarda gli ambienti di lavoro e le mense, si rendono necessarie «dove operano più lavoratori contemporaneamente, soluzioni innovative come il riposizionamento delle postazioni, l’introduzione di barriere separatorie (pannelli in plexiglass, mobilio, ecc.). Per gli spazi comuni, comprese le mense aziendali, i punti di ristoro e gli spogliatoi, i servizi igienici, deve essere prevista una ventilazione continua degli ambienti, una turnazione nella fruizione nonché un tempo ridotto di permanenza all’interno degli stessi, naturalmente con adeguato distanziamento. Devono essere limitati al minimo indispensabile gli spostamenti all’interno dell’azienda».

Non va sottovalutato il rischio di una riattivazione di focolai nei luoghi di lavoro. Per questo, l’Inail chiede alle aziende di dotarsi di termoscanner all’ingresso, e «se la temperatura risulterà superiore ai 37,5° C, non sarà consentito l’accesso ai luoghi di lavoro. Le persone in tale condizione saranno momentaneamente isolate e fornite di mascherine, non dovranno recarsi al pronto soccorso o nelle infermerie di sede ma contattare il proprio medico curante». Se ci sono «sintomi di infezione e tosse lo dovrà dichiarare immediatamente all’ufficio del personale e si dovrà procedere al suo isolamento».

L’Istituto propone a Conte anche dei suggerimenti per quanto riguarda la riapertura di bar e ristoranti, prevista per un secondo momento e, comunque, quando questi locali verranno messi in sicurezza. Dopo una prima fase in cui sarà consentito il cibo d’asporto, ce ne sarà una seconda in cui il personale dovrà usare mascherine e guanti e si renderà opportuno il distanziamento tra i clienti e tra i tavoli, senza escludere l’installazione di pannelli tra un tavolo e l’altro se le dimensioni del locale lo consentono.

L’Inail si pronuncia anche su quelle che dovranno essere le nuove abitudini per i cittadini. Ad esempio, sulla possibilità di uscire di casa «anche senza comprovati motivi», per andare a trovare un parente o fare una passeggiata. Si potrà fare un giro anche lontano da casa ma da soli, massimo in due se non si tratta di conviventi e mantenendo la distanza. Mascherina e guanti serviranno anche per spostarsi a casa dei familiari quando non si può stare ad almeno un metro gli uni dagli altri. Ma con queste precauzioni sarà possibile tornare ad incontrarsi. Il divieto di assembramento rimane e servirà a proteggere soprattutto i giovani.

Se i numeri dei contagi continuassero a calare, sarebbe possibile anche spostarsi da un Comune all’altro o da una Regione all’altra.

Infine, secondo l’Inail, «vanno limitate le necessità di trasferte e si deve favorire l’utilizzo del lavoro a distanza, ma rafforzando le misure di supporto per la prevenzione dei rischi connessi a questa tipologia di lavoro, in particolare fornendo assistenza nell’uso di apparecchiature e software nonché degli strumenti di videoconferenza, incoraggiando a fare pause regolari e tenendo conto della necessità di garantire il supporto ai lavoratori che si sentono in isolamento e a quelli che contestualmente hanno necessità di accudire i figli».



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