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Il Mes mette a rischio la tenuta del Governo

22 Aprile 2020 | Autore:
Il Mes mette a rischio la tenuta del Governo

Aria di scissione nel M5S: i parlamentari vicini a Di Battista, contrari al Meccanismo europeo, potrebbero riservare qualche sorpresa alle Camere.

È una delle variabili da tenere conto quando si fa un Governo di coalizione: prima o poi, c’è qualche decisione che a uno degli alleati non piace e il tavolo dell’Esecutivo comincia a traballare. Questa volta, però, il Governo Conte II riesce a fare meglio, perché a mettere a rischio la tenuta della legislatura non sono solo le differenze tra i partiti che sostengono il premier ma anche quelle in seno a quello che si potrebbe definire «l’azionista di maggioranza», cioè il Movimento 5 Stelle.

Tira aria di scissione tra i grillini, e questa volta pare si faccia sul serio. A smuovere nuovamente gli equilibri interni dei pentastellati (era già successo qualche mese fa, quando gli ultimi risultati elettorali portarono Luigi Di Maio a farsi da parte dalla guida politica del Movimento) ora è la discussione sul Mes, il Meccanismo europeo di stabilità sul quale Conte ha fatto un parziale ma deciso dietrofront per portare a casa qualche aiuto da Bruxelles con cui affrontare l’emergenza economica creata dal coronavirus.

Conte si è fatto vedere ieri pomeriggio in Parlamento così determinato sul ricorso al Mes che a qualcuno nel M5S è stata di traverso la merenda, mentre altri godevano ancora di ottima digestione. Il Movimento è spaccato su questo punto, per dirla fuor di metafora. Da una parte, la corrente vicina ad Alessandro Di Battista, l’ex deputato che, tornato dal suo giro del mondo, ora si sta dando da fare per conquistare la leadership dei grillini. Una corrente fortemente contraria al Mes, cioè al Meccanismo che lo stesso «Dibba» ha definito «una trappola inaccettabile».

Dall’altra, c’è la componente che resta fedele a Conte, ma che potrebbe non bastare a tenere in piedi il Governo. Anche perché deve sempre fare i conti con le perplessità del Partito Democratico, all’interno del quale ci sono non pochi mal di pancia provocati proprio dal Mes. Per non parlare dell’atteggiamento di «ostile appoggio» o di «amichevole distacco», a seconda di come lo si guardi, di Matteo Renzi.

In questo contesto di crescente nervosismo, l’adesione dell’Italia al Meccanismo europeo di stabilità deve passare dal Parlamento e, quindi, dal voto di deputati e senatori. Un appuntamento che, inevitabilmente, viene già visto come una sorta di voto di fiducia al premier. Che cosa può succedere? Probabilmente, molto dipenderà dal punto in cui si troverà in quel momento l’emergenza coronavirus.

Finora, nessuno si è sognato di mandare a casa Conte, per vero senso di responsabilità verso un Paese piegato in due dal Covid-19 o per opportunismo politico, cioè per non avere sufficienti argomenti per spiegare ai propri elettori perché provocare proprio adesso una crisi di governo. Se, però, la situazione più critica viene considerata alle spalle e si intravede l’occasione per prendere forzosamente il testimone da Conte alla guida dell’Esecutivo, si potrebbe assistere ad un fuoco incrociato all’interno della maggioranza.

Il premier cercherà di mettersi al riparo sotto l’ala dei parlamentari più lontani da Di Battista e di quelli del Pd e di Italia Viva, sempre che quest’ultima non decida che è arrivato il momento, più volte annunciato, di cambiare l’inquilino di Palazzo Chigi senza andare al voto. Magari «scomodando» Mario Draghi per affidargli la ripartenza del Paese.

Ma Conte potrebbe trovare una sponda anche in una parte dell’opposizione. A Silvio Berlusconi, infatti, non dispiace l’idea di portare a casa i 37 miliardi del Mes, piuttosto che rischiare di restare con un pugno di mosche in mano. Così ha detto il capo di Forza Italia ai suoi eurodeputati in videoconferenza.

Incombe, comunque, la minaccia di una spaccatura che, anche se non affondasse Conte a questo giro, segnerebbe in modo irrimediabile il destino del Governo. Farebbe un certo senso, infatti, vedere una parte del Movimento 5 Stelle, cioè quella ispirata da Di Battista, votare insieme alla destra populista di Lega e Fratelli d’Italia. La terza possibilità è che i grillini allergici al Mes si astengano in Aula, proprio per non sentirsi dire che hanno spalleggiato Salvini e Meloni. Ma, politicamente, poco cambierebbe: la frattura nella gamba portante del Governo diventerebbe definitivamente scomposta.



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