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Eredità figlio disabile

22 Aprile 2020
Eredità figlio disabile

Un figlio disabile ha diritto a una piccola percentuale in più rispetto agli altri eredi? Quali sono le regole per l’accettazione dell’eredità per chi ha un handicap?

La nostra Costituzione si impegna a rimuovere le diversità tra i cittadini, aiutando i più poveri e chi, per proprie condizioni fisiche, non è in grado di procurarsi un reddito. Esistono quindi una serie di disposizioni di legge che tutelano i disabili: da quelle rivolte agli ambienti di lavoro alle detrazioni fiscali, dai sostegni economici dell’Inps alle norme in materia di gestione del patrimonio. 

In materia di successione, poi, il Codice civile detta alcune importanti regole quando si tratta di trasferire l’eredità al figlio disabile. Le elencheremo qui di seguito cercando di risolvere i problemi pratici che, più di frequente, si pongono riguardo a questo delicato tema.

Figlio disabile: ha diritto a una quota di eredità in più?

Ogni figlio è un erede legittimo: a questi spetta sempre una quota di eredità sia che il genitore non abbia lasciato testamento sia che l’abbia fatto. Non è possibile quindi diseredare un figlio (salvo nei casi più gravi di indegnità). 

La «quota di legittima» è quella percentuale di patrimonio del defunto che deve sempre andare agli eredi legittimari. Questi ultimi sono: il coniuge e i figli (o, in loro assenza, i genitori). Il testamento non può mai ledere tali quote; se così fosse potrebbe essere impugnato con la cosiddetta «azione di lesione della legittima».

Qui di seguito rappresentiamo uno schema che indica le percentuali delle quote di legittima.

Nella scheda che segue indichiamo quali sono le quote di legittima che spettano ai legittimari.

Se c’è:
Legittimari
Quota riservata dalla legge ai legittimari
Residua quota del testamento liberamente disponibile
Coniuge

(o compagno gay da unione civile)
Se non ci sono figli½ di eredità + il diritto di abitazione sulla casa coniugale½ di eredità
Se oltre al coniuge c’è un figlio unico (anche se i genitori del defunto sono ancora in vita)– al coniuge va 1/3 dell’eredità + il diritto di abitazione sulla casa

– al figlio unico va 1/3 dell’eredità

1/3 dell’eredità
Se oltre al coniuge ci sono 2 o più figli (anche se i genitori del defunto sono ancora in vita)– al coniuge va ¼ dell’eredità + il diritto di abitazione sulla casa

– ½ dell’eredità va diviso tra i figli in parti uguali

¼ dell’eredità
  Se, oltre al coniuge, c’è uno o entrambi i genitori o, in loro mancanza, altri ascendenti (mancano però i figli)– al coniuge va ½ dell’eredità + il diritto di abitazione sulla casa

– ai genitori o altri ascendenti va ¼ dell’eredità

¼ dell’eredità
Se manca il Coniuge

(o compagno gay da unione civile)
Se c’è un solo figlio unico (anche se vivono i genitori del defunto)Al figlio unico va ½ dell’ereditའdell’eredità
Se ci sono 2 o più figli (anche se vivono ancora i genitori del defunto)Ai figli vanno i 2/3 dell’eredità divisi per parti uguali1/3 dell’eredità
Se ci sono solo i genitori (o, in loro mancanza, altri ascendenti) del defunto, ma non ci sono figliAi genitori (o altri ascendenti) va 1/3 dell’eredità2/3 dell’eredità
Se non ci sono né figli, né genitori o altri ascendentiSi può liberamente disporre dell’intera eredità

Le cose non cambiano quando si tratta di devolvere l’eredità al figlio disabile. Quest’ultimo non ha diritto a una quota di eredità superiore agli altri eredi. I figli, disabili o meno, sono quindi trattati allo stesso modo.

L’unica agevolazione per il figlio disabile si rinviene in tema di imposta sulle donazioni. Se per i figli la franchigia è di 1.000.000 di euro (oltre il cui valore, si applica una aliquota del 4%), per i figli disabili invece il tetto sale a 1.500.000 euro. 

Quindi, se un patrimonio di 2 milioni viene lasciato a un figlio disabile, quest’ultimo versa l’imposta sulle donazioni del 4% solo su 500mila euro.

Figlio disabile: può ricevere l’eredità?

Il figlio disabile può ricevere l’eredità al pari di qualsiasi altro soggetto. Tuttavia, se la disabilità è stata formalizzata con una dichiarazione giudiziale di incapacità o con la nomina di un amministratore di sostegno è necessario che l’accettazione venga eseguita dal tutore o dall’amministratore di sostegno. 

Il tutore deve accettare l’eredità per conto dell’incapace con beneficio di inventario previa autorizzazione del giudice tutelare. 

Il tribunale verifica prima la consistenza dell’attivo e del passivo presente nell’eredità, in modo da non determinare gravi rischi sul patrimonio del disabile. In più, anche in caso di accettazione con beneficio di inventario, gli eventuali creditori non potranno mai rivalersi sui beni personali del figlio, quelli cioè di cui era proprietario prima della successione, ma solo su quelli ereditati.

Invece, nel caso di beneficiario di amministrazione di sostegno, l’accettazione con beneficio di inventario è obbligatoria solo se tale cautela sia stata prevista dal decreto di nomina dell’amministratore. È quindi il giudice a decidere su tale aspetto in via preventiva.  

Né il tutore, né l’amministratore di sostegno possono essere nominati eredi dell’interdetto o del beneficiario salvo siano stati nominati eredi prima di divenire tutore o amministratore oppure siano il fratello, la sorella, il coniuge, il discendente o l’ascendente dell’inabilitato o del beneficiario.

Il figlio disabile può fare testamento?

Così come può ricevere un’eredità con testamento, il figlio disabile può anche fare testamento a patto che non sia stato interdetto; in tale ipotesi infatti, essendo completamente incapace, non gli è consentito manifestare le proprie ultime volontà (che sarebbero altrimenti viziate dall’incapacità stessa).

Invece se si tratta di beneficiario dell’amministrazione di sostegno, è necessario l’affiancamento dell’amministratore solo se sussistono gravi patologie che potrebbero limitare la capacità di intendere e volere. 

Nel caso di soggetto non sottoposto né a interdizione, né ad amministrazione di sostegno, vi è l’assoluta libertà di disporre liberamente con testamento del proprio patrimonio. Il testamento però potrà essere impugnato – così come previsto per qualsiasi altra persona – se dovesse risultare che, al momento di redazione del documento, il testatore era affetto da una incapacità naturale che non gli consentiva di comprendere il significato delle proprie azioni.

Come garantire che un figlio disabile riceva l’eredità

È molto frequente che un genitore si preoccupi di garantire l’eredità al figlio disabile e che la stessa non sia magari in balia delle rivendicazioni da parte degli altri eredi. Questo obiettivo può essere raggiunto in quattro modi diversi.

Donazioni

Il genitore può sempre, in vita, anticipare la divisione del proprio patrimonio dividendolo tramite donazioni a cui si applicano le stesse imposte delle successioni. In questo modo, avvalendosi dell’ausilio di un notaio, potrà rispettare le quote di legittima e disporre subito il passaggio di proprietà dei beni (eventualmente riservandosi l’usufrutto). 

In generale anche le donazioni che ledono la quota di legittima possono essere oggetto di impugnazione da parte degli eredi legittimari; proprio per questo si suggerisce, prima di procedere alla divisione, di consultare un professionista come un avvocato o un notaio.

Il vincolo di destinazione

Con il cosiddetto vincolo di destinazione, un genitore potrebbe destinare uno o più immobili a un fine specifico come, ad esempio, una disponibilità economica per il figlio disabile. Il bene così non può essere oggetto di pignoramento.

Tale vincolo può durare massimo novant’anni o tutta la vita della persona beneficiaria del vincolo.

L’esecutore testamentario

Chi fa testamento può istituire il cosiddetto esecutore testamentario: si tratta di un soggetto con il compito di dare esecuzione al testamento rispettando la volontà del defunto. E’ un’ulteriore garanzia nel caso in cui un figlio disabile riceva beni in eredità: si tratta infatti di una figura prescelta dallo stesso genitore il quale deve rispettare parametri comportamentali precisi e predeterminati dalla legge (tra cui l’obbligo di redigere un inventario e il conto della gestione).

L’esecutore testamentario costituisce così un ulteriore “rinforzo” ai ruoli che già hanno il tutore o l’amministratore di sostegno.

Dopo di noi

La legge sul «dopo di noi» è stata recentemente introdotta per dare ulteriore sostegno alle persone affette da grave disabilità, prive di entrambi i genitori oppure che non possono contare sul sostegno della propria famiglia. Per sostenere e tutelare le persone affette da disabilità grave è stato istituito un Fondo (presso il ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali).

La legge sul dopo di noi prevede la possibilità di attribuire – mediante atto pubblico – un vincolo di destinazione su beni immobili e beni mobili iscritti in pubblici registri al fine di garantire un’adeguata protezione ai beni essenziali per la vita e per la serenità del disabile (ad esempio la casa).

Per rendere opponibile ai terzi il vincolo di destinazione, l’atto pubblico deve essere trascritto nei pubblici registri ove sono iscritti i beni oggetto dell’atto di destinazione.



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