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Mes: «non ci saranno brutte sorprese» assicura un italiano che ci lavora

22 Aprile 2020
Mes: «non ci saranno brutte sorprese» assicura un italiano che ci lavora

Il segretario generale Giammarioli spiega il funzionamento del prestito: sarà come un normale contratto, con tassi bassi e termini brevi di restituzione.

In vista del Consiglio europeo di domani, la questione del Mes, il meccanismo europeo di stabilità detto anche fondo salva stati, è sempre più incandescente: divide l’Unione europea tra Paesi favorevoli e contrari e in Italia sta spaccando la maggioranza di governo per le posizioni diverse sul punto che si registrano in seno al Movimento 5 Stelle, e lo stesso premier Conte – che ieri ha riferito in Parlamento proprio su questo – ha una posizione oscillante.

Ma oggi si scopre che c’è un alto funzionario italiano che da anni lavora nel Mes, di cui è diventato il Segretario generale. Si chiama Nicola Giammarioli, è laureato alla Bocconi e dal 2012, dopo aver lavorato alla Bce e al Fondo Monetario Internazionale, è approdato al Mes fino a raggiungere la posizione di vertice.

Stamattina, per come ci resoconta l’Adnkronos, Giammarioli è intervenuto in collegamento con Agorà su Rai3 e ha detto che il Mes non è lo spettro che alcuni immaginano, ma qualcosa di chiaro e trasparente. Ecco le sue precise parole: “Questa linea di credito alla fine sarà un contratto e come ogni contratto ha tutte le sue clausole. I Paesi avranno di fronte un documento che valuteranno se è conveniente o no: non ci saranno sorprese. Vale quello che si è firmato”.

Quanto alla condizionalità, che insospettisce molti soprattutto per i vincoli di destinazione delle somme ricevute in prestito, i tassi di interesse applicati e i tempi di restituzione, il segretario generale del Mes ha risposto così: “Le condizioni sono necessarie, ma proprio l’ufficio legale del Consiglio europeo ha stabilito che la condizione di spendere questi soldi per spese sanitarie è sufficiente per rispettare la regola 136 del Trattato europeo. Ecco perché non ci saranno sorprese”.

In particolare sui tempi, Giammaroli rivela che la linea di credito del Mes “è disponibile inizialmente per un anno e può essere rinnovata fino a due anni, in questo lasso di tempo i Paesi che ne fanno richiesta possono ricevere i denari. Una volta concluso questo periodo, questo debito va ripagato: in quanto tempo verrà ripagato è in questi giorni sotto negoziato quindi non posso dirlo. I tassi di interesse sono molto bassi, bassissimi. Oserei dire prossimi allo zero”, afferma ancora, precisando che “il tasso che verrà applicato a questi prestiti è sicuramente più basso di quanto la maggior parte dei Paesi europei paga sui propri titoli. Sicuramente sarà più basso del 2%, direi anche più basso dell‘1%“.

In un’intervista al Fatto Quotidiano rilasciata a novembre scorso, dunque prima dell’emergenza Coronavirus, Giammaroli aveva affermato che il Mes “è l’istituzione più sovranista che c’è in Europa, perché dipende dalle autorità nazionali, cioè ministri e Parlamenti, che sono i 19 Stati membri e hanno potere di veto in ogni singola decisione importante”.

Appunto, quel potere di veto che adesso è tornato alla ribalta, da quando il nostro presidente del Consiglio Conte ha annunciato di voler esercitare questa opzione se le condizioni che saranno proposte al summit non soddisferanno l’Italia. Poi ieri nell’informativa al Senato ha riformulato in termini più “morbidi” e possibilisti questa linea e alcuni hanno interpretato il suo discorso come una parziale retromarcia rispetto alle posizioni iniziali.

Domani alla riunione del Consiglio europeo cui parteciperanno i capi di Stato e di governo dei Paesi membri dell’Unione si vedrà quali saranno le effettive condizioni del Mes messe sul tavolo del negoziato e quale sarà la posizione che l’Italia assumerà in merito: se ci sarà possibilità di intervenire per spuntare finanziamenti migliori, come il debito perpetuo proposto dalla Spagna, oppure se alla fine si dovrà prendere o lasciare quei 37 miliardi di prestiti.



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