Coronavirus: uso degli occhiali obbligatorio

22 Aprile 2020 | Autore:
Coronavirus: uso degli occhiali obbligatorio

Chi porta quelli da vista ha una minima difesa, ma dipende dalla grandezza della montatura.

Uno studio dello Spallanzani rivela che occorre portare tutti gli occhiali di protezione se vogliamo avviare la Fase II. Il presidente della Società oftalmologica italiana (Soi), Matteo Piovella, commenta all’Adnkronos Salute la ricerca dell’Istituto nazionale per le malattie infettive Spallanzani di Roma che ha isolato il virus nelle lacrime di una paziente.

L’unica protezione per tenere in sicurezza gli occhi dal rischio di essere la ‘porta’ del virus, precisa l’esperto, è mettersi gli occhiali di protezione, che creano una ‘camera’ chiusa intorno agli occhi, insieme alle mascherine. Chi porta già quelli da vista ha una minima difesa, ma attenzione dipende dalla grandezza della montatura, perché parliamo di goccioline che possono essere dirette o fluttuare nell’aria.

Piovella ricorda che “la prima persona a dare conto della gravità del coronavirus è stato un medico oftalmologo di Wuhan. Questo perché uno dei sintomi evidenziato era la congiuntivite virale da coronavirus che ha, purtroppo, caratteristiche molto simili a quelle della tradizionale congiuntivite. Ovvero – chiarisce il presidente degli oculisti – prende un occhio solo, che rimane più rosa che rosso, da dei fastidi limitati come se ci fosse la presenza di un ciglio. Infine c’è il rigonfiamento del linfonodo recettore all’attaccatura della mandibola. Cose che tutti gli oculisti sanno”.

Per questo, sottolinea Piovella, “sin dall’inizio come Soi abbiamo evidenziato che era necessario non toccarsi mai con le mani gli occhi, ma questo è assai difficile visto che in media lo facciamo una volta al minuto”.

“Quando la famosa gocciolina arriva sulla congiuntiva, il film lacrimale si trova in ambiente protetto dove prolifera. In più le lacrime rendono umido l’occhio e vengono prodotte dalla parte esterna superiore dell’orbita, passano sopra l’occhio e vengono aspirate. Così le lacrime infettate dal virus vanno in gola. Lo studio quindi ci conferma una cosa fondamentale ma logica che già sospettavamo”.



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