Da bianco a nero: gli effetti del Coronavirus sulla pelle

22 Aprile 2020
Da bianco a nero: gli effetti del Coronavirus sulla pelle

Due medici che hanno contratto il Covid si sono risvegliati dal coma con la pelle scura. E non è una fake news.

Avevamo già visto come il coronavirus possa avere effetti anche su altri organi, oltre che sui polmoni (leggi l’articolo: Coronavirus, tutti gli organi che può colpire). Quello che ci sfuggiva è che la malattia potesse provocare danni alla pelle o comunque delle alterazioni, permanenti o temporanee. La notizia, diffusa da una tv cinese, che i due medici 42enni Yi Fan e Hu Weifeng, che hanno contratto il virus in una grave forma, si siano risvegliati dal coma con la pelle nera, anziché bianca, sta facendo comprensibilmente il giro del mondo. Da qui, la domanda: come il coronavirus può cambiare la nostra pelle?

Più che il Covid in sé, nel caso dei due medici cinesi il cambio di colorazione cutanea sembra dovuto agli effetti della terapia. La reazione a uno dei farmaci somministrati ai malati, probabilmente, o comunque uno squilibrio ormonale causato dal fatto che la malattia ha coinvolto il fegato. L’équipe sanitaria che li ha in cura ritiene che l’alterazione sia solo provvisoria e che, una volta che il fegato avrà ricominciato a funzionare a dovere, la pelle riprenderà il suo normale colore e aspetto.

Il Corriere della Sera, in proposito, ha consultato Gianni Sava, professore di Farmacologia all’università di Trieste, secondo il quale “siamo nel campo delle ipotesi“, ed è difficile dare una risposta univoca al fenomeno. Il professore spiega che l’unico farmaco “che si sa che può dare un’iperpigmentazione della pelle è la clorochina. Quando mi muovo in emergenza e associo alcuni farmaci tra loro, si possono generare ‘eventi avversi‘ che possono comportare danni al fegato: allora si parla di “ittero epatico”, la pelle diventa più giallastra, più scura, più colorata, ma non così nera”.

L’effetto varicella 

L’opinione degli studiosi è importante come non mai in un momento di totale incertezza in cui solo l’osservazione dei fenomeni tramite il loro occhio esperto può aiutarci a capire. Alcuni il coronavirus lo hanno anche avuto e questo li ha messi in condizione di poter vedere sul proprio corpo le conseguenze della malattia. Uno di loro è Angelo Marzano, dermatologo del policlinico di Milano, che l’Adnkronos ha intervistato. L’agenzia ci informa di come Marzano avesse visto su di sé, in particolare sul tronco, delle “micro-vescicole andate via da sole nel giro di una settimana, come una simil varicella, ma senza prurito“.

Altre manifestazioni dermatologiche Marzano le ha osservate in altri pazienti, spesso asintomatici o con pochi sintomi. Secondo il dermatologo potrebbero aiutare la diagnosi precoce perché ci sono casi in cui i segni sulla cute precedono i sintomi veri e propri, come febbre e difficoltà a respirare, arrivando a diventare un segnale di infezione e quindi la spia per richiedere un tampone.

Le macchie

“Abbiamo documentato manifestazioni purpuriche vasculitiche”, spiega Marzano all’Adnkronos, quindi un quadro che interessa i piccoli vasi della cute. A livello visivo sono macchie. “Ci sono alterazioni simili a ‘livedo reticularis’, la cui origine si lega a microtrombi che si formano nei piccoli vasi della pelle, casi già segnalati in forma aneddotica in letteratura, in genere di rapida risoluzione. È qualcosa che riflette ciò che avviene con il Covid anche in organi come i polmoni. Abbiamo poi altre forme, come l’esantema simile a orticaria e l’esantema eritematoso o morbilliforme. Si rilevano pure quadri misti”. Impressiona, secondo il dermatologo, la varietà di reazioni che si possono presentare.

Geloni nei bambini

I geloni sono abbastanza rari, ma sembrano prediligere i piccoli malati. Sempre Adnkronos, ci informa che se ne è osservata una decina all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. Il termine tecnico è perniosi e riguarda per lo più bambini e adolescenti. Si tratta di geloni sul dorso di mani e piedi, in prossimità delle articolazioni, in una stagione in cui non dovrebbero esserci e in soggetti che non ne avevano mai sofferto prima, positivi al coronavirus e con pochi sintomi.

Due studi per approfondire

Marzano ha già avviato una ricerca in merito, pubblicata sul Journal of the American Academy of Dermatology, eseguita su un campione di 22 Covid positivi. “Nel lavoro – racconta all’agenzia – si evidenziavano le peculiarità cliniche: coinvolgimento selettivo del tronco (anche se in qualche caso si è rilevata un’estensione anche agli arti), prurito scarso o assente, presentazione precoce nei primi giorni dall’esordio dei sintomi, in media dopo tre”. Ora sta pensando a un lavoro più vasto e ambizioso per costruire un registro nazionale che riepiloghi tutte le casistiche. Il progetto ha preso il nome di Skin Covid-19 e sta già riscuotendo molto interesse nella comunità scientifica.



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