Cronaca | News

Coronavirus, l’Oms: l’epidemia può riaccendersi

22 Aprile 2020
Coronavirus, l’Oms: l’epidemia può riaccendersi

La conferenza stampa del direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus per fare il punto sulla diffusione planetaria del Covid.

Sullo stato dell’arte, nell’estensione della pandemia di coronavirus, l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) non ci dà buone notizie. E diciamo pure che ci siamo abituati. Secondo quanto riferito oggi, in conferenza stampa a Ginevra, dal direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus, “le prime prove suggeriscono che la maggior parte della popolazione rimane suscettibile” al coronavirus. “Ciò significa che le epidemie possono facilmente riaccendersi”.

In Europa occidentale casi stabili o in calo

La fotografia attuale, però, almeno per quanto riguarda l’Europa non è drammatica, ma certamente in miglioramento. “La maggior parte delle epidemie in Europa occidentale sembrano essere stabili o in calo. Ma sebbene i numeri siano bassi, vediamo preoccupanti tendenze al rialzo in AfricaAmerica centrale e meridionale, ed Europa orientale. La maggior parte dei Paesi è ancora nella prima fase dell’epidemia. A livello globale – ha ricordato il numero uno dell’Organizzazione – abbiamo quasi 2,5 milioni di casi ora segnalati all’Oms e oltre 160mila morti. Vediamo tendenze diverse nelle diverse regioni e persino all’interno delle regioni. E alcuni, colpiti all’inizio della pandemia, stanno iniziando a vedere un nuovo aumento dei casi. Non dobbiamo commettere errori: abbiamo ancora molta strada da fare. Questo virus starà con noi per molto tempo. Non c’è dubbio che lo stare a casa e altre misure di allontanamento fisico abbiano ridotto con successo la trasmissione in molti Paesi. Ma questo virus rimane estremamente pericoloso“.

Fase 2 differenziata

L’andamento differenziato dell’epidemia rende diversa, da zona a zona, anche la cosiddetta fase 2, per la quale, come chiarito oggi da Maria Van Kerkhove, responsabile tecnico Oms per il coronavirus, “non esiste un approccio ‘one size fits all’, uguale per tutti, non possiamo dire quali misure possono essere rimosse e dove, devono essere i paesi a livello locale a tenere in considerazione i numerosi fattori necessari, considerare dove il virus è sotto controllo, e a decidere. Il controllo deve iniziare al livello amministrativo più basso possibile ed è molto importante assicurarsi di poter individuare ogni nuovo caso per evitare nuove ondate. Vediamo che alcuni Paesi che hanno avuto successo stanno avendo ora un ritorno di casi. Si può allentare la chiusura, ma in maniera controllata”.

Pietra tombale sullo sport

La strategia da mettere in campo per controllare l’epidemia, per l’Oms, prevede pochi punti: “trovare, isolare, testare e assistere ogni caso, tracciare e mettere in quarantena ogni contatto, formare e potenziare il personale”. L’altra regola fondamentale è evitare gli assembramenti. Gli eventi sportivi, inevitabilmente, lo sono. Ed ecco che l’Oms mette una pietra tombale sulla possibilità di tornare a disputare il campionato di calcio.

“Gli eventi sportivi rappresentano per loro natura un assembramento. E sappiamo che un gran numero di persone in un luogo ristretto quando sta circolando un virus risulta un’amplificazione del rischio di contagio – ha detto Mike Ryan, capo del Programma di emergenze sanitarie Oms -. Anche a noi manca molto lo sport, ma vogliamo che sia sicuro e chiediamo alle associazioni nazionali e internazionali di lavorare a questo scopo. La scienza possiede le evidenze ma poi c’è la vita pratica. Dobbiamo capire che se creiamo assembramenti e qualcosa va storto, la colpa sarà di chi lo ha consentito, se ci sarà un altro focolaio. Dobbiamo in qualche modo arrivare a un ‘contratto sociale’ che consenta ai governi e alle comunità di co-gestire il rischio e capire quale livello di pericolo siamo pronti ad affrontare, riducendolo al minimo accettabile. Le migliori evidenze scientifiche ci dicono che il distanziamento sociale è una misura efficace per ridurre i rischi. Quando si riduce la distanza si deve sapere che il rischio aumenta. Ma allo stesso tempo le persone vogliono tornare a una vita normale: per questo bisognerà discutere con cautela facendosi guidare dalla scienza, ma anche dalla realtà”.

Mai più come prima

A dispetto di tutti i messaggi ottimistici che possiamo sforzarci di lanciare, l’Organizzazione resta molto negativa. Specie sulle probabilità di tornare alle nostre vite di sempre. “Uno dei maggiori pericoli che affrontiamo ora è il compiacimento – ha detto Ghebreyesus -. Le persone nei Paesi sotto lockdown sono comprensibilmente frustrate dall’essere confinate nelle loro case ormai da settimane. Le persone vogliono comprensibilmente andare avanti con la propria vita. Questo è quello che anche l’Oms vuole e per cui lavora per tutto il giorno, tutti i giorni. Ma il mondo non tornerà più come prima. Ci deve essere una nuova normalità, un mondo che sia più sano, più sicuro e meglio preparato”.



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