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Cassa integrazione non anticipata dal datore di lavoro

23 Aprile 2020
Cassa integrazione non anticipata dal datore di lavoro

La cassa integrazione è uno strumento messo in campo dallo Stato per evitare il rischio di licenziamenti.

Quando un lavoratore riceve la notizia di essere stato messo in cassa integrazione si pone una serie di quesiti. Innanzitutto, la cassa integrazione denota la presenza di un momento di difficoltà dell’impresa. Questo può generare una legittima preoccupazione del lavoratore circa il futuro del suo posto di lavoro. Inoltre, nell’immediato, al lavoratore interessa sapere che cosa cambierà per lui dal punto di vista retributivo. Sotto questo profilo, non solo è importante sapere l’ammontare dello stipendio percepito durante il periodo di cassa integrazione ma anche chi erogherà materialmente il trattamento di integrazione salariale.

Nel caso di cassa integrazione non anticipata dal datore di lavoro, infatti, il lavoratore non riceverà il trattamento di integrazione salariale dall’azienda ma lo riceverà direttamente dall’ente erogante, solitamente l’Inps. Questo potrebbe causare dei ritardi nel pagamento della prestazione.

Che cos’è la cassa integrazione?

L’economia di mercato porta con sé, necessariamente, delle conseguenze sociali in tutte quelle ipotesi in cui l’impresa, per motivazioni di vario genere, non riesce a garantire il mantenimento dei livelli occupazionali.

La perdita del lavoro è considerata, nel nostro ordinamento, una vicenda negativa nella vita del lavoratore in quanto priva la persona di un’attività fondamentale per la garanzia di una vita dignitosa: il lavoro. Da questa considerazione deriva la presenza di una normativa che protegge il lavoratore dai licenziamenti illegittimi e, altresì, la disciplina degli ammortizzatori sociali.

Con il termine ammortizzatori sociali si intende, in generale, quell’insieme di misure messe in campo dallo Stato per ammortizzare ed attenuare le conseguenze sociali delle vicende legate al business delle aziende. La cassa integrazione è il principale ammortizzatore sociale presente nel nostro ordinamento.

Cassa integrazione: come funziona?

Sono molte le vicende che possono generare un immediato calo del lavoro per l’impresa. Basti pensare ad un’intemperia stagionale, che azzera o riduce drasticamente l’attività lavorativa di imprese legate al settore agricolo o di trasformazione dei prodotti agricoli. Oppure al caso di un’impresa fortemente dipendente da un’altra impresa che si vede cambiare in peggio le condizioni contrattuali. Oppure, ancora, al caso di un’emergenza sanitaria che modifica repentinamente le abitudini dei consumatori facendo crollare la domanda di determinati beni e servizi. Si tratta solo di alcuni esempi. Possono essere, in verità, le più svariate le ragioni che determinano la necessità dell’azienda di sospendere o ridurre l’attività lavorativa dei dipendenti.

Per evitare che, in queste occasioni, l’azienda proceda al licenziamento del personale in esubero oppure alla sospensione dei rapporti di lavoro senza il pagamento della retribuzione, interviene la cassa integrazione guadagni.

Al di là delle specifiche modalità di funzionamento delle singole tipologie di cassa integrazione presenti nel nostro ordinamento, il tratto distintivo di questo strumento è l’erogazione di un trattamento di integrazione salariale volto ad integrare, almeno in parte, il reddito perso dai lavoratori a causa della sospensione o della riduzione della loro attività lavorativa.

Accedendo alla cassa integrazione, infatti, l’azienda continua a remunerare il personale solo per le ore di lavoro effettivamente prestate. Per quanto concerne, invece, le ore di lavoro perse a causa della riduzione o sospensione dell’attività lavorativa, il trattamento retributivo viene erogato dallo Stato.

Quanto guadagna un lavoratore in cassa integrazione?

Lo stipendio del lavoratore messo in cassa integrazione dipende, essenzialmente, dalla percentuale di riduzione della sua attività lavorativa. Infatti, come abbiamo detto, l’azienda può decidere di sospendere del tutto l’attività lavorativa del lavoratore oppure di ridurne il numero di ore lavorate.

Nell’ipotesi di sospensione a zero ore, il lavoratore percepirà unicamente il trattamento di integrazione salariale erogato dallo Stato.

Nell’ipotesi di riduzione dell’orario di lavoro contrattuale, invece, il lavoratore riceverà la normale retribuzione da parte del datore di lavoro con riferimento alle ore di lavoro effettivamente prestate e il trattamento di integrazione salariale andrà a coprire le ore di lavoro non prestate.

Occorre, tuttavia, considerare che il trattamento di integrazione salariale non copre l’intera retribuzione persa dal lavoratore ma ammonta all’80% del reddito che il lavoratore avrebbe percepito durante le ore di lavoro non prestate [1].

Inoltre, sussiste un massimale mensile erogabile dallo stato a titolo di trattamento di integrazione salariale che viene rivalutato ogni anno al fine di adeguarlo agli scostamenti che l’Istat ha registrato con riferimento ai prezzi dei beni di consumo.

Per l’anno 2020 [2], l’ammontare del massimale è il seguente:

  • retribuzione mensile lorda inferiore o pari ad euro 2.159,48: importo del massimale euro 939,89;
  • retribuzione mensile lorda superiore ad € 2.159,48: importo del massimale euro 1.129,66.

La presenza del massimale riduce ulteriormente la percentuale di copertura della retribuzione persa a causa della sospensione o riduzione di orario per quei lavoratori che hanno un reddito superiore alla soglia del massimale. Nei loro confronti, infatti, la percentuale di copertura della cassa integrazione sarà inferiore all’80%.

Chi paga la cassa integrazione?

Quando un lavoratore riceve una lettera del datore di lavoro che lo informa di essere stato messo in cassa integrazione la sua preoccupazione non riguarda solo, in generale, lo stato di salute dell’impresa, ma riguarda soprattutto quale sarà la sua situazione retributiva durante il periodo di fruizione della cassa integrazione.

Da questo punto di vista, rilevano due aspetti. Il primo attiene all’ammontare del trattamento economico ricevuto durante la cassa integrazione. Il secondo riguarda la tempestività con cui il lavoratore riceverà il trattamento di integrazione salariale. E’, infatti, di tutta evidenza che per ogni famiglia che vive del proprio stipendio ricevere la paga mensile con puntualità è un elemento di grande importanza. Da questo punto di vista, può, dunque, essere importante per il lavoratore sapere chi paga la cassa integrazione.

Come abbiamo detto nel nostro ordinamento vi sono diverse tipologie di cassa integrazione e in particolare:

  • Cassa integrazione guadagni ordinaria (Cigo);
  • Cassa integrazione guadagni straordinaria (Cigs);
  • Fondo di integrazione salariale Inps (Fis);
  • Fondi di solidarietà bilaterali;
  • Cassa in deroga.

Per tutte le predette tipologie di cassa integrazione, con esclusione della cassa in deroga, la regola generale è che il trattamento di integrazione salariale viene anticipato mensilmente dal datore di lavoro alle normali scadenze dei periodi di paga, direttamente in busta paga. Successivamente, il datore di lavoro porta in compensazione le somme anticipate a titolo di cassa integrazione con i contributi dovuti all’Inps. In questa fattispecie, per il lavoratore non cambia nulla per quanto concerne le tempistiche di pagamento.

La cassa in deroga, che è un trattamento di integrazione salariale atipico che viene concesso solo su espressa previsione di legge per fronteggiare fattispecie eccezionali, prevede invece come regola generale il pagamento diretto da parte dell’Inps direttamente al lavoratore del trattamento di integrazione salariale.

Occorre, tuttavia, notare che anche con riferimento a Cigo, Cigs e Fis il datore di lavoro ha la possibilità di chiedere, unitamente alla domanda di di concessione del trattamento di integrazione salariale, il pagamento diretto della prestazione da parte dell’Inps al lavoratore.

Nel caso della Cigo e del Fis, la domanda di pagamento diretto deve essere rivolta dall’impresa direttamente alla sede Inps territorialmente competente alla quale è stato chiesto il trattamento di integrazione salariale.

Nel caso della Cigs, invece, posto che il trattamento straordinario di integrazione salariale viene concesso dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e successivamente erogato dall’Inps, la domanda di pagamento diretto da parte dell’Inps deve essere presentata al Ministero del Lavoro e delle politiche sociali unitamente alla domanda di concessione del trattamento.

Il ministero del Lavoro autorizza il pagamento diretto da parte dell’Inps nel decreto di concessione della Cigs e, successivamente, la domanda deve essere presentata all’Inps per procedere concretamente al pagamento.

Cassa integrazione non anticipata dal datore di lavoro

Da quanto abbiamo detto, emerge che, mentre nella cassa in deroga il pagamento diretto da parte dell’Inps è la regola generale e non è dunque necessario che l’impresa faccia un’esplicita richiesta in tal senso, con riferimento alle altre tipologie di cassa integrazione la regola generale è l’anticipazione del trattamento di integrazione salariale da parte del datore di lavoro.

Per ottenere il pagamento diretto della cassa integrazione da parte dell’Inps l’impresa deve, quindi, presentare un’apposita istanza e documentare la sussistenza di difficoltà finanziarie che le impediscono di procedere all’anticipazione del trattamento di integrazione salariale.

Nel caso della Cigs, in particolare, l’onere di allegazione dell’impresa è particolarmente stringente. Infatti la normativa in materia di trattamento di integrazione salariale straordinario prevede che, successivamente alla concessione del pagamento diretto da parte dell’Inps, il servizio ispettivo dell’Ispettorato territoriale del lavoro effettuerà un’ispezione presso l’impresa per verificare la reale sussistenza delle difficoltà finanziarie poste a fondamento della richiesta di pagamento diretto. In questo caso, qualora l’attività ispettiva accerti l’assenza delle difficoltà finanziarie lamentate dall’impresa, il pagamento diretto verrà revocato.

Dal punto di vista operativo, al fine di consentire all’Inps di elaborare il pagamento della cassa integrazione, l’impresa dovrà fornire mensilmente all’ente previdenziale una serie di informazioni, racchiusa nel modello SR41, che consentono all’istituto di calcolare e liquidare il trattamento di integrazione salariale direttamente al lavoratore


note

[1] Art. 3, D.lgs. 148/2015.

[2] Circolare Inps n. 20/2020.


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