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Cassa integrazione guadagni ordinaria

21 Luglio 2020
Cassa integrazione guadagni ordinaria

Il nostro sistema di ammortizzatori sociali si compone di una molteplicità di strumenti ciascuno applicabile ad un diverso settore di imprese.

La tutela del lavoro e dell’occupazione costituisce uno dei capisaldi della nostra Costituzione e del nostro Stato sociale. L’obiettivo di scongiurare il licenziamento dei dipendenti spinge, dunque, lo Stato a mettere in campo una serie di misure delle quali possono servirsi imprese e lavoratori durante periodi di difficoltà aziendale che determinano la necessità di contrarre l’attività lavorativa. Uno di questi strumenti è la cassa integrazione guadagni ordinaria. Esistono, infatti, diverse tipologie di cassa integrazione che presentano caratteristiche differenti anche in relazione al settore economico-produttivo al quale si rivolgono.

Cassa integrazione: cos’è?

La cassa integrazione è l’ammortizzatore sociale più utilizzato per fronteggiare dei periodi nei quali l’impresa ha la necessità di sospendere o ridurre l’attività lavorativa dei dipendenti e attenuare l’impatto sociale di una simile esigenza.

Il presupposto da cui partono tutti gli strumenti di ammortizzazione sociale è la temporaneità e la risolvibilità della problematica che induce l’azienda ad una temporanea riduzione dell’attività lavorativa.

L’ammortizzatore sociale serve, appunto, a dare all’impresa uno strumento per gestire il periodo temporaneo di crisi senza assumere provvedimenti definitivi nei confronti del personale, come ad esempio i licenziamenti.

L’obiettivo dell’ammortizzatore sociale è, dunque, quello di dare un periodo di respiro all’azienda, in modo da potersi riorganizzare e risolvere le problematiche che sono intercorse, così da poter riprendere la piena attività alla fine del periodo di fruizione della cassa integrazione. Il funzionamento della cassa integrazione, a prescindere dalle varie tipologie presenti nell’ordinamento, è sempre lo stesso.

L’azienda sospende o riduce l’attività lavorativa dei dipendenti. I dipendenti ricevono la normale retribuzione per le ore di lavoro effettivamente prestate. Per evitare che le ore di lavoro non prestate non vengano in alcun modo remunerate, con il conseguente impatto sociale sul trattamento retributivo dei lavoratori, la cassa integrazione interviene ad integrare il salario perso dai lavoratori a causa della sospensione o riduzione di orario.

La cassa integrazione si fonda su un principio mutualistico: ogni azienda è, infatti, iscritta ad una specifica gestione ammortizzatori sociali e a quello specifico Fondo versa regolarmente la contribuzione ordinaria, vale a dire, una percentuale di contributi calcolati sulla retribuzione erogata ai lavoratori.

Trattandosi, in ogni caso, di soldi pubblici che vengono erogati per fronteggiare le difficoltà di una singola impresa, la cassa integrazione viene concessa solo al ricorrere di determinate circostanze che l’azienda deve essere in grado di dimostrare e per un periodo massimo indicato dalla legge.

Cassa integrazione guadagni ordinaria

Come abbiamo detto, nel nostro ordinamento esiste una pluralità di strumenti di integrazione salariale.

Ogni azienda può accedere ad una tipologia di cassa integrazione a seconda del proprio settore di riferimento e del numero dei dipendenti occupati. Sulla base di queste informazioni, all’atto di attribuzione all’azienda di una matricola previdenziale Inps, viene anche stabilita qual è la gestione ammortizzatori sociali alla quale l’azienda appartiene e alla quale l’azienda deve versare la propria contribuzione ordinaria.

Basta, dunque, consultare il proprio cassetto previdenziale sul portale telematico Inps per verificare a quale gestione ammortizzatori sociali l’azienda appartiene e qual è, dunque, lo strumento di integrazione salariale che l’azienda può richiedere in caso di necessità.

La cassa integrazione guadagni ordinaria (Cigo) si applica alle seguenti imprese [1]:

  • imprese industriali manifatturiere, di trasporti, estrattive, di installazione di impianti, produzione e distribuzione dell’energia, acqua e gas;
  • cooperative di produzione e lavoro che svolgano attività lavorative similari a quella degli operai delle imprese industriali;
  • imprese dell’industria boschiva, forestale e del tabacco;
  • cooperative agricole, zootecniche e loro consorzi che esercitano attività di trasformazione, manipolazione e commercializzazione di prodotti agricoli propri per i soli dipendenti con contratto di lavoro a tempo indeterminato;
  • imprese addette al noleggio e alla distribuzione dei film e di sviluppo e stampa di pellicola cinematografica;
  • imprese industriali per la frangitura delle olive per conto terzi;
  • imprese produttrici di calcestruzzo preconfezionato;
  • imprese addette agli impianti elettrici e telefonici;
  • imprese addette all’armamento ferroviario;
  • imprese industriali degli enti pubblici, salvo il caso in cui il capitale sia interamente di proprietà pubblica;
  • imprese industriali e artigiane dell’edilizia e affini;
  • imprese industriali esercenti l’attività di escavazione e/o lavorazione di materiale lapideo;
  • imprese artigiane che svolgono attività di escavazione e di lavorazione di materiali lapidei, con esclusione di quelle che svolgono tale attività di lavorazione in laboratori con strutture e organizzazione distinte dalla attività di escavazione.

Cigo: causali e durata massima

La cassa integrazione guadagni ordinaria può essere richiesta all’Inps quando ricorrono i seguenti casi:

  1. situazioni aziendali dovute a eventi transitori e non imputabili all’impresa o ai dipendenti, incluse le intemperie stagionali;
  2. situazioni temporanee di mercato.

L’impresa, nella domanda di concessione del trattamento ordinario di integrazione salariale, dovrà specificare qual è la causale che ricorre nel caso di specie e che legittima la fruizione della Cigo.

Per quanto concerne la durata massima di fruizione della Cigo, il trattamento ordinario di integrazione salariale è corrisposto fino a un periodo massimo di 13 settimane continuative, prorogabile trimestralmente fino a un massimo complessivo di 52 settimane.

Se l’impresa ha fruito di 52 settimane consecutive di Cigo può presentare una nuova domanda per la stessa unità produttiva per la quale l’integrazione è stata già concessa solo quando sia trascorso un periodo di almeno 52 settimane di normale attività lavorativa.

Cigo: quanto spetta

La retribuzione del lavoratore messo in cassa integrazione guadagni ordinaria dipende dalle modalità con cui si svolge il programma di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa. Infatti, nel caso di sospensione a zero ore, il lavoratore percepirà unicamente il trattamento di integrazione salariale ordinario.

Viceversa, nel caso in cui l’attività del lavoratore viene ridotta di una certa percentuale, il lavoratore percepirà la normale retribuzione con riferimento alle ore di lavoro effettivamente prestate e riceverà la Cigo con riferimento alle ore di lavoro non prestate.

L’ammontare della Cigo è pari all’80% della retribuzione persa dal lavoratore a causa della riduzione o sospensione di orario, tra il limite delle zero ore e il normale orario contrattuale. Esiste, tuttavia, un importo massimo mensile erogabile a titolo di Cigo detto massimale. Il massimale viene rivalutato annualmente dall’Inps per adeguarlo all’inflazione.

Nel 2020, il massimale Cigo è il seguente [2]:

  1. dipendenti con retribuzione mensile lorda inferiore o pari ad euro 2.159,48 (compresi i ratei delle mensilità aggiuntive): euro 998,18 lordi che, al netto del contributo previdenziale pari al 5,84%, sono pari ad euro 939,89;
  2. dipendenti con retribuzione mensile lorda superiore ad euro 2.159,48 (compresi i ratei delle mensilità aggiuntive): euro 1.199,72 lordi che, al netto del contributo previdenziale del 5,84%, sono pari ad euro 1.129,66.

Chi paga la Cigo?

In linea generale, il trattamento ordinario di integrazione salariale viene anticipato dal datore di lavoro alle normali scadenze dei periodi di paga, direttamente in busta paga. Successivamente, il datore di lavoro procede a recuperare le somme avanzate attraverso il conguaglio con i contributi previdenziali dovuti all’Inps.

In caso di comprovate difficoltà finanziarie, che non consentono all’impresa di sostenere l’onere economico dell’anticipazione della Cigo, il datore di lavoro può richiedere alla sede Inps competente per territorio l’autorizzazione al pagamento diretto della Cigo da parte dell’Inps. In questo secondo caso, sarà direttamente l’Inps a pagare al dipendente la Cigo sulla base delle ore di cassa integrazione registrate nel mese di riferimento.

Per poter calcolare la Cigo dovuta al singolo dipendente, l’Inps ha bisogno di una serie di dati che vengono forniti dall’impresa attraverso il modello SR41.

Cigo: la procedura di consultazione e informazione sindacale

Prima di fare domanda di fruizione della Cigo all’Inps, l’impresa è tenuta a esperire una procedura di informazione e consultazione sindacale.

In particolare, l’impresa deve inviare una comunicazione preventiva alle rappresentanze sindacali aziendali o alla RSU nonché alle articolazioni territoriali delle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale.

Nella comunicazione preventiva Cigo l’impresa dovrà indicare:

  • le cause di sospensione o riduzione dell’orario di lavoro;
  • l’entità e la durata prevedibile;
  • il numero di lavoratori interessati.

Una volta ricevuta la comunicazione preventiva i sindacati possono richiedere lo svolgimento di un esame congiunto della situazione avente ad oggetto la tutela degli interessi dei lavoratori in relazione alla crisi d’impresa.

In ogni caso, l’intera procedura di informazione e consultazione sindacale deve esaurirsi entro 25 giorni dalla data della comunicazione preventiva. La durata massima della procedura è ridotta a 10 giorni per le imprese fino a 50 dipendenti.

Unitamente alla presentazione della domanda di concessione del trattamento straordinario di integrazione salariale il datore di lavoro deve dare atto dell’avvenuta esecuzione della procedura di informazione e consultazione sindacale.


note

[1] Art. 10 D. Lgs. 148/2015.

[2] Inps Circolare n. 20/2020.


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