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Coronavirus: quando riaprono i negozi

23 Aprile 2020 | Autore:
Coronavirus: quando riaprono i negozi

Il piano presentato da Colao al Governo prevede di rialzare le saracinesche delle attività commerciali entro metà maggio. Ma solo a certe condizioni.

Prende sempre più forma lo schema della fase 2 dell’emergenza coronavirus, quella, cioè, in cui toccherà convivere con il Covid-19 ma inizierà il lento e cauto ritorno alla normalità. Se di normalità si potrà parlare, visto che molte limitazioni resteranno in vigore per diverso tempo. Il Governo comincia a segnare sul calendario le date in cui potranno riaprire alcune attività chiuse da tempo, come ad esempio negozi, bar o ristoranti. Il piano verrà presentato entro la fine di questa settimana.

Finora, infatti, tutto si è concentrato sul giorno che segnerà il «prima» e il «dopo» quarantena, cioè il 4 maggio. Per quella data è previsto il rientro al lavoro di 2,8 milioni di lavoratori nei settori minerario, manufatturiero, delle costruzioni e dei servizi collegati, vale a dire nelle attività ritenute a basso rischio. A quella cifra di lavoratori si aggiungono quelli già operativi nei settori essenziali e quelli che riprenderanno in modalità smart working. Non si esclude, però, che qualche azienda possa ricominciare il 27 aprile, se il Governo cederà alle spinte del capo della task force Vittorio Colao.

Per i negozi, invece, occorrerà attendere almeno un’altra settimana. L’ipotesi più probabile, secondo quanto emerso nelle ultime ore, è che si veda tirar su le saracinesche l’11 maggio, cioè il lunedì successivo. Succederà, soprattutto, per le attività commerciali che vengono svolte negli spazi più ampi, cioè quelle in cui è meno complicato garantire il distanziamento interpersonale (ancora da definire se sarà di un metro, di un metro e mezzo o di due metri). Colao suggerisce che alcuni di questi punti vendita al dettaglio possano riaprire addirittura il 4 maggio, ma il Governo sembrerebbe orientato a rimandare all’11 al fine di garantire maggiore sicurezza sia per il personale sia per i clienti.

Per quanto riguarda, invece, bar e ristoranti, dovranno trascorrere altri 7 giorni ancora per poter prendere un caffè o mangiare una pizza o un piatto di pasta serviti al tavolo. Si va verso la conferma del 18 maggio per la riapertura di queste attività, condizionata sempre dalla capacità dei titolari dei locali di mantenere il distanziamento e tutte le altre misure di sicurezza, come la sanificazione degli ambienti.

Maggiore pazienza, invece, per musei, cinema, teatri ed altri luoghi destinati alla cultura e al turismo: c’è chi ipotizza l’estate come periodo per la riapertura e chi, invece, con enorme cautela, sostiene che prima dell’autunno non se ne parla. Non a caso, la relazione presentata da Colao al Governo riporta per questi settori un generico «entro fine anno».

Infine, per quanto riguarda gli spostamenti dei cittadini, l’idea è di consentire dal 4 maggio la mobilità tra un Comune e l’altro, ma restando entro i confini regionali.

Infine, un avvertimento dello stesso capo della task force: nulla di tutto ciò sarà irreversibile. Colao mette le mani avanti e annuncia controlli per monitorare la situazione dentro e fuori i posti di lavoro o le attività commerciali. Se c’è qualcosa che non va, se non vengono rispettate le misure di sicurezza sanitaria, si torna indietro. In particolare, verranno chieste tre condizioni indispensabili per attuare e mantenere la fase 2: la situazione epidemiologica, l’adeguatezza degli ospedali e la disponibilità dei dispositivi di protezione individuale (mascherine e guanti). Nelle aziende o nelle zone in cui mancherà uno solo di questi tre elementi si tornerà al lockdown.



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