Covid-19, colf e badanti: in arrivo l’indennizzo

23 Aprile 2020 | Autore:
Covid-19, colf e badanti: in arrivo l’indennizzo

Il Governo tende a escludere la cassa integrazione in deroga: comporterebbe tempi più lunghi. Resta l’ombra del licenziamento per avere diritto alla Naspi.

Sì all’indennizzo, no alla cassa integrazione in deroga. Sarebbe questo l’orientamento del Governo per compensare ai collaboratori domestici le ore non lavorate a causa dell’emergenza coronavirus. Per averne diritto, però, colf e badanti devono avere avuto una riduzione dell’orario, da dimostrare anche con una semplice autocertificazione.

Ad oggi, l’indennizzo previsto è fissato in 200 o 400 euro, a seconda dell’orario stabilito dal contratto. In totale, dovrebbero beneficiarne circa 860mila lavoratrici domestiche sul totale di circa 2 milioni (il resto sono irregolari).

Finora, le famiglie utilizzano due strumenti per compensare il lavoro mancato da marzo a causa dell’emergenza. Da una parte, la sospensione extraferiale del rapporto di lavoro, contemplata dal contratto nazionale di categoria. Questa soluzione è condizionata dalla manifesta volontà del datore di continuare il rapporto e, quindi, di andare avanti a pagare retribuzione e contributi.

Il secondo strumento va richiesto dalla colf o dalla badante ed è quello della sospensione del rapporto di lavoro senza retribuzione e senza contributi nel periodo di assenza. Una sorta di aspettativa, insomma. Con un vincolo temporale, però: tre mesi. Oltre questo termine, occorre indicare nel cassetto previdenziale dell’Inps che la sospensione è in atto, in modo da variare l’importo dei contributi previdenziali.

L’alternativa allo studio del Governo era quella della cassa integrazione in deroga semplificata, che garantirebbe al lavoratore circa 400 euro in media, oppure 600 euro a seconda delle ore effettivamente lavorate. Ipotesi, però, che sarebbe stata accantonata perché i tempi di attuazione sarebbero più lunghi e colf e badanti rischierebbero di non vedere un soldo prima dell’estate.

A ciò si aggiungerebbe un’ulteriore soluzione estrema, nel caso in cui il Governo non riuscisse a garantire un aiuto al settore in tempi utili: il licenziamento o le dimissioni per giusta causa. In questo modo, il collaboratore domestico avrebbe diritto alla Naspi per un massimo di 2 anni sempre che abbia lavorato per almeno 30 giorni negli ultimi 12 mesi ed abbia maturato almeno 13 settimane di contributi negli ultimi 4 anni.

Va ricordato, come confermato dal ministro del Lavoro Nunzia Catalfo, che a colf e badanti spetta il premio di 100 euro previsto per i dipendenti che hanno lavorato nel mese di marzo. Si attende, però, il modo in cui verranno erogati questi soldi.



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