Diritto e Fisco | Articoli

Cosa comporta il divorzio?

23 Aprile 2020
Cosa comporta il divorzio?

Effetti della separazione e del divorzio: conseguenze per marito e moglie. 

Quali sono le conseguenze di un divorzio? Mettiamo una famiglia comune, marito e moglie con un figlio minorenne e casa di proprietà. Lui lavora mentre lei ha introiti occasionali. In assenza di un accordo, marito e moglie dovranno ricorrere al giudice affinché determini il diritto e l’entità del mantenimento per la donna e per i figli, nonché l’eventuale assegnazione dell’abitazione. Pane quotidiano per gli avvocati. Ma per chi non è un tecnico del diritto è importante sapere, sin dal principio, a cosa si va incontro e cosa comporta il divorzio. 

Ce ne occuperemo nel corso di questa guida. Partendo dalla preventiva e necessaria fase di separazione, attraverseremo tutti i passaggi che la coppia deve compiere per potersi dire addio definitivamente e, una volta che ciò sia stato realizzato, quali effetti ha il divorzio. Ma procediamo con ordine.

Come divorziare?

Per divorziare bisogna attraversare due procedimenti: quello di separazione e, poi, quello di divorzio. Tra l’uno e l’altro deve passare un periodo minimo stabilito dalla legge che è di:

  • 6 mesi se la separazione è consensuale, ossia realizzata con un accordo bonario tra i coniugi;
  • 1 anno se la separazione è giudiziale, ossia avviene con una regolare causa. 

Sia la separazione che il divorzio consensuali possono essere eseguiti in tre modi diversi:

  • con un ricorso al tribunale: il tutto si svolge in una sola udienza innanzi al presidente che, esperito un formale tentativo di conciliazione, dichiara la separazione o il divorzio recependo l’accordo che i coniugi hanno già redatto tramite i propri avvocati (è possibile farsi assistere anche da un solo avvocato);
  • in Comune, innanzi all’ufficiale di Stato civile: è possibile solo se la coppia non ha avuto figli o se i figli sono già autosufficienti e non portatori di handicap. Inoltre, con la separazione/divorzio in Comune non è possibile prevedere accordi sulla divisione dei beni, tantomeno immobili; è consentito solo prevedere un assegno di mantenimento;
  • con la procedura di negoziazione assistita: si tratta di un contratto firmato dai coniugi con l’assistenza dei rispettivi avvocati (uno a testa) che poi sarà “convalidato” dal tribunale.

Viceversa, la separazione e il divorzio giudiziale avviene per il tramite di una ordinaria causa in tribunale. Le parti devono farsi assistere dai rispettivi avvocati. In questo caso, bisognerà presentare le prove circa la sussistenza dei diritti fatti valere.

Cosa comporta la separazione?

A differenza del divorzio, la separazione non scioglie definitivamente il matrimonio ma ne attenua i vincoli.

Innanzitutto, con la separazione, i coniugi vengono autorizzati a vivere separatamente e a intrattenere nuove relazioni. Non possono, tuttavia, risposarsi fin quando non divorziano.

L’ex coniuge con il reddito inferiore ha diritto a un assegno di mantenimento che gli garantisca la possibilità di mantenere lo stesso tenore di vita che aveva in costanza del matrimonio. In assenza di accordo, il giudice ne quantifica l’importo sulla base di una serie di parametri come:

  • la durata del matrimonio;
  • l’età e lo stato di salute del richiedente (tanto è più giovane e sano, tanto inferiore è il mantenimento posta la capacità reddituale del soggetto);
  • la formazione scolastica e i precedenti lavorativi che gli consentano di trovare un’occupazione;
  • l’esistenza di un lavoro o di un patrimonio che consentano l’indipendenza economica.

L’assegno di mantenimento viene negato se il richiedente è giudicato colpevole per la fine del matrimonio (cosiddetto addebito). Egli deve aver violato uno dei doveri del matrimonio come: 

  • fedeltà;
  • convivenza;
  • dovere di assistenza;
  • dovere di collaborazione e rispetto.

Non è considerata una colpa l’essersi “disinnamorato”.

La separazione non fa perdere i diritti ereditari nel caso di morte dell’ex coniuge prima del divorzio. 

In caso di morte di uno dei due coniugi dopo la separazione, l’altro ha diritto a percepire la pensione di reversibilità, anche se c’è stato l’addebito.

Il coniuge separato non ha diritto a una quota del Tfr dell’ex se questi dovesse andare in pensione prima del divorzio.

Cosa comportano separazione e divorzio con i figli?

Se non c’è un diverso accordo tra i coniugi, i figli minori vengono “collocati” dal giudice presso il genitore più corrispondente alle loro esigenze (che di solito viene identificato nella madre). La collocazione implica che i ragazzi andranno a vivere stabilmente – e quindi anche a risiedere – presso tale genitore, ma dovranno mantenere solidi legami anche con l’altro genitore. Il tribunale fisserà un calendario di incontri settimanali parametrato anche all’età dei figli.

Diverso dal collocamento è l’affidamento dei figli ossia l’insieme dei poteri che i genitori esercitano su di essi per determinare l’indirizzo da dare alla loro educazione, formazione scolastica e alle altre questioni della vita quotidiana (ad esempio, la scelta su un viaggio, ecc.). Di regola, l’affidamento viene dato a entrambi i genitori (cosiddetto affidamento condiviso); solo una grave incapacità o pericolosità da parte di uno di questi può determinare nel giudice la scelta opposta (affidamento esclusivo).

I figli hanno sempre diritto al mantenimento a meno che non siano ormai autonomi e autosufficienti.

Il mantenimento per i figli viene calibrato sulla base di due parametri:

  • il tenore di vita che questi avevano prima della separazione;
  • le capacità economiche dei genitori.

Il genitore che non convive coi figli deve sempre versare all’altro un assegno mensile per il loro mantenimento. Si tratta di una somma che non deve coprire tutte le spese ma contribuisce ad esse. Sicché, al resto, dovrà pensare il genitore convivente. Questo almeno per quanto attiene alle spese ordinarie. Invece, le spese straordinarie (ossia quelle imprevedibili e una tantum), come le spese mediche, vengono dal giudice ripartite in percentuale tra i due genitori (di solito al 50%).

Cosa comporta la separazione con la casa?

Se non c’è diverso accordo tra i coniugi, il giudice assegna il diritto di abitazione sulla casa coniugale al coniuge presso cui vanno a vivere i bambini (sia che si tratti di immobile in affitto che di proprietà dell’altro coniuge). Tale diritto di abitazione cessa quando i figli diventano autosufficienti o vanno a vivere altrove.

Cosa comporta il divorzio su figli, casa e mantenimento?

Il divorzio non cambia le regole in tema di:

  • mantenimento dei figli; questi dovranno ricevere gli alimenti finché non diventano autosufficienti, ossia raggiungono una indipendenza economica che consenta loro di vivere da soli. Chiaramente, più l’età dei ragazzi avanza, più si presume che la loro incapacità economica sia dovuta all’ozio; per cui il giudice può revocare il mantenimento a un figlio di 35 anni che non sia ancora riuscito a trovare lavoro;
  • affidamento dei figli che, salvo palesi situazioni di pericolo per i minori, resta sempre congiunto;
  • assegnazione della casa che resta sempre in capo al coniuge presso cui i figli sono stati collocati.

Mutano, invece, le regole sul mantenimento dell’ex coniuge. In questo caso, non si parla più di «assegno di mantenimento» ma di «assegno divorzile». La funzione di tale contributo non è più quella di garantire lo stesso tenore di vita bensì solo l’autosufficienza economica. Per cui se entrambi i coniugi sono titolari di reddito, quello più ricco non deve mantenere quello più povero se lo stipendio di quest’ultimo è comunque dignitoso (ad esempio, raggiunge 1.500 euro mensili). 

Inoltre, il mantenimento viene negato a chi non ne è meritevole. Per cui bisogna dimostrare:

  • di non avere un lavoro e di aver raggiunto un’età elevata – oltre 45 anni – tale da compromettere ogni risorsa lavorativa o capacità di occupazione;
  • di non avere le condizioni fisiche e di salute per lavorare;
  • di aver cercato un lavoro ma di non esserci riusciti per via del mercato (inviando cv, partecipando a concorsi e bandi, iscrivendosi al Centro per l’impiego, ecc.).

In ogni caso, il giudice riconosce sempre un assegno di mantenimento alla donna che, nell’arco della propria vita matrimoniale, ha rinunciato al lavoro pur di badare alla casa e ai figli.

Si perde il diritto al mantenimento se si va a convivere stabilmente con un nuovo partner.

Altri effetti del divorzio

Il divorzio comporta la perdita dei diritti ereditari. Per cui, se un coniuge dovesse morire, l’altro non sarebbe suo erede, a meno che non venga menzionato espressamente nel testamento.

Il coniuge divorziato perde anche il diritto su tutta la reversibilità dell’ex che dovrà, in questo caso, dividere con l’eventuale seconda moglie. La quota viene determinata sulla base di una serie di parametri come, ad esempio, la durata del matrimonio, la sussistenza di un assegno di mantenimento, le condizioni economiche. La reversibilità all’ex coniuge divorziato spetta però solo ad alcune condizioni:

  • il rapporto di lavoro da cui trae origine il trattamento pensionistico deve essere anteriore alla sentenza di divorzio;
  • il coniuge divorziato deve già percepire dall’ex coniuge defunto un assegno divorzile;
  • l’ex coniuge non deve essersi risposato.

All’ex coniuge divorziato spetta una quota del Tfr (di norma, il 40%) solo se:

  • titolare dell’assegno di mantenimento e sempre che detto mantenimento non sia stato pagato con un unico assegno (cosiddetta «una tantum»);
  • non risposatosi;
  • il Tfr deve essere stato liquidato dall’azienda dopo la sentenza di divorzio, ma deve essere il frutto del lavoro svolto (anche solo in parte) quando la coppia era ancora sposata.

Approfondimenti

Per maggiori informazioni leggi:


note

Autore immagine: it.depositphotos.com


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube