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Inviare foto senza consenso: che fare?

23 Aprile 2020 | Autore:
Inviare foto senza consenso: che fare?

Violazione della privacy, revenge porn, ricorso d’urgenza per la rimozione e risarcimento dei danni: i rimedi nel caso di divulgazione illegale dell’immagine.

La comodità che offrono le moderne tecnologie sono innegabili: è sufficiente avere con sé uno smartphone e una connessione a internet per poter comunicare ed essere in rete con tutti. Perfino le istituzioni pubbliche si avvantaggiano di tali strumenti: basti pensare alla possibilità di utilizzare le videoconferenze per celebrare le udienze in tribunale, oppure all’utilizzo delle dirette social fatte dai politici. Il problema è che oggi è sin troppo semplice trasmettere informazioni, tanto che questo mezzo è utilizzato anche per commettere reati. Con questo articolo vedremo cosa fare se qualcuno invia foto senza consenso.

Pensiamo al classico caso della coppia di fidanzati che si scattano i selfie. Al termine della relazione, lui si mette con un’altra e la ex, per fargliela pagare, pubblica in rete le vecchie foto di quando stavano insieme, magari anche in atteggiamenti provocatori; tutto ciò solo per fare un dispetto all’ex. Cosa succede in questi casi? Cosa fare nell’ipotesi di invio di foto senza consenso? È possibile sporgere denuncia? Se l’argomento ti interessa, prosegui nella lettura: vedremo insieme come comportarsi quando qualcuno diffonde foto personali senza consenso.

Invio foto senza consenso: violazione privacy

Innanzitutto, inviare foto senza consenso di chi è immortalato rappresenta una violazione della privacy: non è possibile scattare una foto a qualcuno e poi, senza la sua autorizzazione, inviarla ad altre persone.

Stesso dicasi nel caso di pubblicazione della fotografia su un social network: anche la pubblicazione, cioè la divulgazione a una platea indistinta di persone, necessita sempre del consenso.

Violazione privacy invio foto senza consenso: conseguenze

Chi viola la privacy altrui perché invia a terzi oppure pubblica una foto senza alcun consenso rischia di dover pagare il risarcimento dei danni: trattandosi di condotta illecita, colui l’ha commessa potrebbe essere costretto a ristorare i danni (materiali o anche solamente morali) patiti dalla persona il cui ritratto è stato indebitamente divulgato.

Per quanto riguarda le possibili sanzioni penali, il codice della privacy [1] afferma che chiunque viola la riservatezza altrui al fine di trarre per sé o per altri profitto ovvero di arrecare danno all’interessato, è punito con la reclusione fino a un anno e sei mesi.

In pratica, affinché scatti il reato occorre che la violazione della privacy (e dunque, nella fattispecie, l’invio di foto senza consenso) sia fatto con un preciso fine, e cioè:

  • trarre un vantaggio economico;
  • in alternativa, arrecare un danno ad altri.

Tuttavia, come ti ho spiegato nell’articolo dedicato alle nuove sanzioni penali per violazione della privacy, a seguito dell’entrata in vigore del Gdpr il reato si integra solamente se ad essere diffusi sono alcuni particolari dati personali (ad esempio, quelli relativi al traffico e all’ubicazione): pertanto, dimostrare che sia stato commesso un reato in relazione alla violazione della privacy è cosa difficile.

Diverso invece è il discorso se la divulgazione della foto dovesse integrare altri tipi di reati, tipo il revenge porn (di cui ti parlerò a breve) o la diffamazione: in entrambi i casi, è possibile recarsi presso le autorità e sporgere denuncia.

Invio foto senza consenso: come agire?

La persona la cui foto sia stata diffusa senza consenso ha innanzitutto premura che la divulgazione sia fermata. Come fare?

Ebbene, se si tratta di pubblicazione della foto senza consenso, allora bisognerà diffidare non solo chi l’ha inviata, ma anche contattare la piattaforma che consente la pubblicazione. Ad esempio, nell’ipotesi di diffusione della foto su facebook, si potrà segnalare direttamente al social network la presenza di un ritratto illecitamente pubblicato, in modo da bloccarne la condivisione.

Lo stesso bisogna fare se la foto è stata data alle stampe e pubblicata su un giornale: occorrerà diffidare la testata giornalistica e chiedere la rimozione immediata del contenuto.

Nel caso in cui la semplice lettera di diffida non basti, bisognerà allora fare un ricorso d’urgenza al tribunale [2] per chiedere la rimozione immediata della foto che lede la privacy e il risarcimento del danno.

Revenge porn: cos’è?

L’invio di una foto senza consenso di chi è rappresentato potrebbe integrare il grave reato di revenge porn. Di cosa si tratta?

Secondo il codice penale [3],  chiunque, dopo averli realizzati o sottratti, invia, consegna, cede, pubblica o diffonde immagini o video a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone rappresentate, è punito con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da 5mila  a 15mila euro.

La pena è aumentata se i fatti sono commessi dal coniuge, anche separato o divorziato, o da persona che è o è stata legata da relazione affettiva alla vittima, ovvero se i fatti sono commessi attraverso strumenti informatici o telematici.

Dunque, il revenge porn può essere definito come il reato commesso da chi invia o comunque diffonde immagini hard destinate a rimanere private.

La legge peraltro specifica che la stessa pena si applica a chi, avendo ricevuto o comunque acquisito le immagini o i video a contenuto sessualmente esplicito, li invia, consegna, cede, pubblica o diffonde senza il consenso delle persone rappresentate al fine di recare loro nocumento.

Dunque, il reato è commesso non solo da chi è in possesso della foto o del video perché egli stesso ne è l’autore, ma anche da coloro che ricevono tale materiale e poi, a loro volta, lo passano ad altri; in questo caso, però, il reato scatta solo se c’è il fine di arrecare un danno alla persona rappresentata.

Revenge porn: come difendersi?

L’invio di foto senza consenso costituisce revenge porn quando le immagini in questione siano a sfondo sessuale e siano destinate a rimanere private.

È il caso classico dei selfie hot scattati da una ragazza per il proprio fidanzato e poi inviati da quest’ultimo ad altre persone per vendicarsi della rottura del fidanzamento.

Nell’ipotesi di revenge porn, la persona offesa può sporgere querela alle autorità entro sei mesi da quando ha avuto conoscenza del fatto criminoso. Nell’ambito del processo penale potrà costituirsi parte civile per chiedere il risarcimento dei danni patiti.


note

[1] Art. 167 cod. privacy

[2] Art. 700 cod. proc. civ.

[3] Art. 612-ter cod. pen.

Autore immagine: Canva.com


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