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Stalker anziano: si può denunciare?

23 Aprile 2020
Stalker anziano: si può denunciare?

Il fatto che lo stalker sia molto anziano non può escludere la reale pericolosità?

Una persona anziana potrà essere certo meno forte e vigorosa di una giovane ma non per questo deve essere considerata anche meno pericolosa. Alcuni comportamenti criminali infatti possono essere posti con l’ausilio di armi e altri strumenti – come anche internet – in grado di danneggiare chiunque, anche i più energici e muscolosi. 

La legge peraltro prevede una serie di reati che scattano anche senza bisogno di una violenza fisica. Si pensi al reato di «violenza privata» che scatta quando una persona è costretta a sopportare qualcosa contro la sua volontà (ad esempio lo sbarramento con l’auto all’accesso al garage). Si pensi anche al reato di «stalking» o di «minaccia» che ricorrono quando l’altrui comportamento è suscettibile di generare nella vittima uno stato d’ansia e di paura. 

Ecco proprio a riguardo degli atti persecutori, è stato di recente chiesto alla Cassazione se si può denunciare lo stalker anziano. La Corte ha risposto nei seguenti termini [1].

Reato di stalking: elementi

In base all’articolo 612-bis del codice penale si integra il reato di stalking tutte le volte in cui, con condotte reiterate, con minacce o molestie, una persona determina nella vittima uno di questi tre effetti:

  • un perdurante e grave stato di ansia o di paura; 
  • un fondato timore per l’incolumità propria o di un caro; 
  • un’alterazione delle proprie abitudini di vita quotidiana (si pensi a chi è costretto a cambiare strada per tornare a casa o a chiudere un account su un social network).

Leggi Quando è stalking.

Come visto, la norma penale non descrive la condotta del reo, ma i riflessi di essa sul soggetto passivo. 

Lo stalking poi non è solo quello dell’amante rifiutato o dell’ex marito abbandonato. Si può verificare stalking anche nei condomini quando si assiste a ripetuti gesti di persecuzione consistenti, ad esempio, in appostamenti, danneggiamenti alla cassetta delle lettere o alla porta dell’appartamento, citofonate, ecc.

Gli anziani sono meno pericolosi dei giovani?

Nel caso deciso dalla Cassazione un anziano aveva minacciato la vicina di casa costringendola a cambiare le proprie abitudini e orari pur di evitarlo.

Il reo si era giustificato dall’incriminazione penale sostenendo che la sua età avanzata sarebbe stata di per sé un elemento sufficiente a comprendere l’assenza di una reale pericolosità dietro le minacce fatte alla vicina.

Di contrario avviso però sono stati i giudici supremi secondo cui, se il giudice di primo grado accerta la reale pericolosità dell’imputato, tale valutazione non può più essere messa in discussione in Cassazione. La Suprema Corte infatti non può infatti giudicare più sui fatti ma al limite solo sull’interpretazione del diritto. E la norma del codice penale che punisce lo stalker non fa alcun riferimento a eventuali limiti di età per l’incriminazione. Del resto è di facilmente intuibile come possa ben creare uno stato di turbamento, di ansia o anche una semplice alterazione delle abitudini di vita un anziano al pari di un giovane. Basta che la vittima – e, in questo, le sue dichiarazioni sono più che sufficienti – dichiari di essere stata costretta a non lasciare l’auto nel garage per non dover poi camminare da sola al buio in un ambiente chiuso e poco raggiungibile dai cellulari per emettere la sentenza di condanna.

Nel caso di specie, quindi, è risultata irrilevante la valutazione sull’avanzata età dell’imputato, dato che la reiterazione dei comportamenti e la loro progressiva escalation nel tempo, contraddistinta da una sempre minore capacità di controllo, aveva determinato la consumazione del reato.

A dire della Corte, in presenza degli elementi tipici dello stalking per come elencati dalla norma, il dato dell’età anagrafica del reo deve essere considerato come del tutto irrilevante.

La vittima può difendersi presentando una querela alla polizia, ai carabinieri o alla Procura della Repubblica. Una volta presentata la querela, non c’è bisogno di ripeterla per ogni successivo atto persecutorio commesso dal colpevole. Basta già una singola querela per punire tutti gli atti anteriori o posteriori. 


note

[1] Cass. sent. n. 12515/2020.

Autore immagine: it.depositphotos.com


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