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Strage di Ustica: un pezzo di verità dopo 40 anni

23 Aprile 2020 | Autore:
Strage di Ustica: un pezzo di verità dopo 40 anni

Fu un missile ad abbattere l’aereo, un atto di guerra nei cieli o esplose per una bomba nella toilette? La nuova sentenza fa luce su quegli aspetti non chiariti.

Due ministeri italiani, quello della Difesa e quello dei Trasporti, sono stati condannati a pagare 330 milioni di euro per risarcire la compagnia aerea Itavia, proprietaria dell’aereo Dc9 che il 27 giugno del 1980, quasi 40 anni fa, esplose in volo nella strage di Ustica togliendo la vita a 81 persone fra passeggeri e membri dell’equipaggio.

La nuova sentenza

A stabilirlo, come scrive Il Sole 24 Ore, è stata una sentenza della Corte d’Appello di Roma pubblicata ieri che quantifica, su richiesta della Cassazione, il danno aggiuntivo subito dalla società a causa dello stop della flotta aerea e della revoca della concessione successiva alla strage. Nel 2018, infatti, il risarcimento era stato quantificato in 265 milioni da una sentenza definitiva, che però liquidava solo il danno per la caduta del Dc9.

Ma non è questo il punto: la questione di maggior interesse riguarda il fatto che i due ministeri sono colpevoli, secondo la sentenza, di non aver garantito la sicurezza dei cieli. E qui, forse, si aggiunge un pezzo di verità che mancava per ricostruire compiutamente la vicenda. Non l’unico e non l’ultimo, ma un tassello importante.

I processi precedenti

L’unico processo penale svolto per la strage di Ustica, quello a quattro generali dell’Aeronautica accusati di depistaggio, si è concluso con l’assoluzione definitiva e  quella sentenza aveva stabilito l’esclusione di un abbattimento in volo del Dc9 da parte di un missile. Invece, i procedimenti civili instaurati sulla medesima vicenda – tra cui quello arrivato a sentenza oggi – sono giunti a una conclusione opposta, cioè quella di un missile che avrebbe centrato in pieno l’aereo, causandone l’esplosione in volo.

Da qui è scaturita la responsabilità dei ministeri della Difesa e dei Trasporti per non aver garantito la sicurezza nei cieli e la condanna a risarcire Itavia con 33,1 milioni di euro in valuta dell’epoca, che attualizzati diventano, appunto, 330 milioni di oggi.

Perché un risarcimento così elevato

La rivalutazione, scrivono i giudici, “mira a ripristinare la situazione patrimoniale del danneggiato ponendosi nelle condizioni in cui si sarebbe trovato se l’evento non si fosse verificato” e tiene contemporaneamente conto della “natura compensativa del lucro cessante subito a causa della mancata tempestiva disponibilità della somma di denaro dovuta a titolo di risarcimento, la quale, se tempestivamente corrisposta, avrebbe potuto essere investita per ricavarne un lucro finanziario”.

I piloti: ancora nessuna verità

Le reazioni alla pronuncia dei giudici di Roma sono divergenti. “Un’incredibile vergogna“, la definisce all’Adnkronos Adalberto Pellegrino, ex presidente dell’Associazione nazionale piloti ed esperto storico aeronautico. “Non c’è una sentenza penale che dia la responsabilità dell’incidente a qualcuno – spiega Pellegrino – nessuno, dopo anni di tribolazioni, sa cosa sia successo esattamente, eppure una certa corrente giudiziaria civile ha stabilito che si tratta di un missile sparato contro il Dc9, senza che si dica da chi o perché sia stato lanciato, ma è da qui che nasce questo maxi risarcimento a spese del popolo italiano”.

La “sentenza civile – aggiunge Pellegrino – dice l’opposto di ciò che ha stabilito la sentenza penale, e soprattutto non fa nessun riferimento, e questo è scandaloso, a tutte le commissioni d’inchiesta e alle commissioni formate da illustri membri internazionali, massimi esperti mondiali. Questa decisione è un assurdo italiano, perché in assenza di riscontri certi e obiettivi a galoppare è stata la fantasia, fino a portare a questo mostro a spese del popolo italiano. Scandaloso”.

La Commissione: nessun missile

“L’ipotesi del missile è pura fantascienza, secondo la sentenza penale passata in giudicato non ci fu nessuna battaglia aerea e nessun missile”, ribadisce all’Adnkronos l’ex senatore Carlo Giovanardi, e aggiunge che “la Commissione tecnica presieduta dall’ex sottosegretario alle Infrastrutture Aurelio Misiti, con i più grandi periti internazionali,due inglesi, due svedesi, due tedeschi e cinque italiani, concluse con certezza assoluta che l’aereo venne abbattuto da una bomba esplosa nella toilette. Il mondo ora ci ride dietro”.

Aurelio Misiti interviene nel dibattito e dichiara all’Adnkronos: “la Commissione peritale da me presieduta concluse che la strage di Ustica non aveva assolutamente nulla a che fare con un missile, non ce n’era nessuna traccia, e che l’unica soluzione spiegabile tecnicamente era quella di una bomba collocata dietro una delle toilette dell’aereo”. L’unico “rapporto valido – conclude Misiti – è quello del collegio peritale che ha lavorato quattro anni e ha portato a una conclusione inconfutabile da un punto di vista tecnico. La causa è stata questa, una bomba a bordo,ma non lo vogliono capire, e adesso Itavia gongola per una sentenza stupida”.

Le vittime: un pezzo di verità

Spaccate anche le associazioni delle vittime: mentre Giuliana Cavazza, presidente onoraria dell’associazione “Verità per Ustica”, che nella tragedia perse la madre, ritiene che “la verità non l’abbiamo mai appurata, le perizie redatte da esperti famosissimi e mai finite dentro i processi civili, vanno nella direzione opposta a quella del missile come causa della strage” e perciò “risarcire senza sapere a me sembra molto strano”, la presidente dell’Associazione nazionale parenti delle vittime della strage di Ustica invece commenta favorevolmente la condanna dei ministeri, perché conferma che l’aereo Dc9 dell’Itavia fu abbattuto in un “atto di guerra”.

“E’ l’ennesima sentenza che, confermando le conclusioni in sede penale del giudice Priore secondo le quali il Dc9 è stato abbattuto all’interno di un episodio di guerra, continua a condannare i ministeri dei Trasporti, per non aver controllato, e della Difesa perché alcuni dipendenti hanno impedito alla verità di farsi luce”, dice la presidente  in un intervista a Sara Sciullo dell’Adnkronos.

“Già in diversi gradi di giudizio Itavia ha vinto – ricorda Bonfietti – Ciò vuol dire che è ben chiaro che il fallimento di Itavia è tutto da addebitare ad organi dello Stato”. Si dimostra ancora una volta, sottolinea Bonfietti, la correttezza delle “conclusioni sulle cause del disastro che ci ha dato Priore, ossia che il Dc9 è stato abbattuto nei nostri confini in un episodio di guerra aerea“.

“La verità c’è ed è che è stato abbattuto un aereo civile, una verità conquistata visto che all’inizio si era parlato di un ‘cedimento strutturale‘” mentre “dieci anni dopo si sono inventati la bomba“, ha aggiunto Bonfietti aggiungendo che “nessuno tiene conto che ci hanno raccontato balle“, ma alla fine si è arrivati alla verità su ciò che è accaduto”.

Però, anche se si è ricostruita la dinamica, mancano ancora gli autori, i responsabili della strage; ma qui per la presidente Bonfietti “il problema è  tutto politico, non della magistratura che sta ancora indagando ma spesso le rogatorie internazionali hanno avuto esiti insufficienti”. Per questo, secondo Bonfietti, la magistratura dovrebbe essere aiutata “dalla politica e dal governo del mio Paese che imponga in qualche modo agli altri Stati di rispondere”.

“E se abbiamo un minimo di dignità è una battaglia che dobbiamo continuare a fare e a pensare di fare – ha concluso – Dobbiamo continuare a credere che si debba conquistare questo pezzo di verità proprio perché sappiamo ciò che è successo e proprio perché è così grave”.



3 Commenti

  1. Buongiorno, credo sarebbe bastato chiedere ai militari di leva imbarcati in “viaggio premio” sulla fregata Alpino quale trattamento gli è stato riservato dopo essere stati tra i primi a raggiungere il luogo del sinistro ed a raccogliere i resti umani che affioravano per capire SUBITO che i vertici militari sapevano cosa fosse accaduto al DC 9. Lo scrivo da tempo ma pare non interessi a nessuno. Amen

    1. Marco cosa pretendi, da un governo che pensa solo a burocratizzare e rendere la vita ostile, a chi li elegge e stipendia lautamente

  2. All’epoca correva voce tra gli Avvocati di Palermo che quella notte si erano levati in volo dei caccia francesi e statunitensi per abbattere l’aereo militare libico sul quale viaggiava Gheddafi e che furono nell’occasione lanciati nei cieli italiani due missili, uno dei quali colpì accidentalmente l’areo di linea dell’Itavia… Le indagini che seguirono mostrarono il depistaggio di alcuni vertici militari italiani e la cancellazione da alcune basi radar delle registrazioni riguardanti i voli dei caccia… che però risultavano in una base radar meno vicina e non in quelle più vicine al volo dell’Itavia. Il resto lo avete descritto voi…

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