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Avvocato assiste due persone: il compenso è unico?

25 Aprile 2020
Avvocato assiste due persone: il compenso è unico?

Per una causa del valore di 50.000 euro, conclusasi con una transazione, un avvocato ha assistito due persone. Visto che non c’era stato alcun accordo preventivo sul compenso, ha chiesto un onorario complessivo di 12.500 euro. È giusta la quantificazione effettuata? Si può contestare?

Gentile Cliente,

in mancanza di un accordo scritto, l’onorario dovuto dal cliente all’avvocato è regolato dalle disposizioni di un decreto ministeriale [1], peraltro recentemente aggiornato [2].

In particolare, in relazione al caso in cui il legale abbia assistito più clienti aventi la stessa posizione processuale, il citato decreto afferma che il compenso unico può essere aumentato, oltre il primo, nella misura massima del 30 per cento [3].

Tale disposizione è stata oggetto di molteplici pronunce della Cassazione, secondo le quali, nel caso esaminato in quesito, il corrispettivo per l’opera prestata non solo è unico, ma non deve essere aumentato in assenza di specifiche ragioni [4]. Inoltre, rientra nel potere discrezionale del giudice riconoscere l’eventuale incremento della parcella [5].

A questo punto, si può calcolare a quanto ammonterebbe l’onorario per un procedimento del valore di € 50.000 dinanzi al Tribunale. Ebbene, secondo le tabelle allegate al regolamento, l’importo medio dovuto per l’intero procedimento sarebbe pari a € 8.342,10, a cui andrebbe aggiunta l’eventuale maggiorazione sino al 30% per l’ulteriore parte assistita, oltre al rimborso delle spese generali (15%) e di quelle vive, se anticipate dall’avvocato (ad esempio, il contributo unificato, il bollo, le spese di notifica, ecc), e agli oneri accessori, quali cpa (4%) e iva (22%).

Si potrebbe arrivare, quindi, ad una cifra complessiva non molto distante dalla somma richiesta dall’avvocato che però potrebbe essere ridimensionata:

  • per la non eccessiva difficoltà dell’affare e per la semplicità delle questioni affrontate. In tal caso, la somma ipotizzata potrebbe essere ridotta sino al 50%;
  • se il giudice, eventualmente invocato sulla questione, nel quantificare il compenso unico, non riconoscesse alcun aumento o soltanto un incremento minimo per la doppia assistenza;
  • per il mancato compimento dell’intero procedimento, visto che il compenso viene liquidato per fasi. Tuttavia, si ricordi che l’avvenuta transazione della controversia comporta un aumento sino a un quarto della parcella liquidabile per la cosiddetta fase decisionale, cioè quella conclusiva di una causa [6];

In sostanza, quindi, vi sono varie argomentazioni che potrebbero condurre al ribasso le pretese del legale; nel contempo, è inteso che un eventuale contenzioso avrebbe sempre dei margini d’incertezza, senza contare i costi necessari per affrontare il procedimento.

Pertanto, è, comunque, consigliabile trovare una soluzione amichevole con l’avvocato, stimolandola alla luce delle considerazioni espresse in precedenza e ricavate dal regolamento in materia e dalla sua applicazione giurisprudenziale.

Non è improbabile, infatti, che il professionista preferisca ridurre le proprie pretese piuttosto che affrontare un contenzioso incerto.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avvocato Marco Borriello


note

[1] Dm 55/2014.

[2] Dm 37/2018

[3] Art. 4 co. 2 Dm 55/2014

[4] Cass. civ. sent. n. 8667/2019

[5] Cass. civ. sent. n. 21495/2018

[6] Art. 4 co. 2 Dm 55/2014


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