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Denuncia per interruzione di pubblico servizio

3 Luglio 2020 | Autore:
Denuncia per interruzione di pubblico servizio

Quando è possibile contestare la condotta illegittima dei pubblici funzionari? Quali attività possono essere liberamente sospese e quali, invece, devono essere sempre garantite? Le norme in materia.

Poniamo il caso che devi prendere il treno per andare al lavoro e la circolazione ferroviaria è bloccata da un gruppo di manifestanti sui binari. O ancora, immaginiamo l’ipotesi in cui ti rechi al pronto soccorso per un incidente domestico e trovi l’ingresso chiuso senza una valida giustificazione. E cosa accade se l’impresa di nettezza urbana decide di interrompere la raccolta settimanale e lascia una città in balia dei rifiuti?

Come ti puoi tutelare in queste circostanze? Le condotte contro le quali ti scontri possono essere punite? Puoi chiamare le forze dell’ordine o devi rassegnarti a subire questi comportamenti?

Il nostro ordinamento giuridico prevede specifiche norme in materia e individua i settori in cui le attività non possono essere sospese senza una valida motivazione. Hai mai sentito parlare, ad esempio, di denuncia per interruzione di pubblico servizio? È questa un’ipotesi tutt’altro che rara. Molte persone, infatti, non sono consapevoli delle conseguenze alle quali vanno incontro quando turbano il regolare svolgimento di un servizio essenziale: e ciò può riguardare sia il privato cittadino sia il pubblico funzionario.

Nelle righe che seguono intendiamo occuparci della questione per comprendere i lineamenti di un illecito di cui non si parla molto frequentemente.

Pubblico servizio: cosa rientra in tale nozione?

Il nostro ordinamento prende in seria considerazione le azioni di coloro che bloccano lo svolgimento di attività, funzioni, ruoli e servizi essenziali per la collettività nazionale. Per tale motivo, individua due diverse fattispecie di reato.

Interruzione di un servizio pubblico o di pubblica necessità

Il codice penale punisce le condotte di quei soggetti che hanno particolari responsabilità per il sistema economico del nostro Paese e, ciononostante, ostacolano il suo normale funzionamento.

In particolare, il legislatore considera reato la condotta di chi, esercitando attività pubbliche o di pubblica utilità, interrompe o sospende il lavoro in modo tale da turbare la regolarità del servizio. In tal caso, è prevista la pena della reclusione da sei mesi a un anno e la multa non inferiore a 516 euro. Tali sanzioni sono aumentate per coloro che assumono la posizione di capi, di promotori o di organizzatori dell’interruzione: la reclusione va da tre a sette anni e la multa non può essere inferiore a 3.098 euro.

Gli elementi costitutivi del reato sono, quindi, i seguenti:

  • la norma tutela il buon andamento della pubblica amministrazione, in quanto sanziona le azioni di coloro che alterano il normale svolgimento dei servizi essenziali;
  • il reato è proprio perché non può essere realizzato da qualunque cittadino, ma soltanto dall’imprenditore che esercita un’attività di pubblica necessità;
  • non è prevista la forma colposa: la condotta viene posta in essere con la volontà di ostacolare l’esercizio di un’attività fondamentale per la collettività;
  • non devono essere presenti cause di forza maggiore, caso fortuito o circostanze esterne che giustificano l’interruzione o la sospensione del servizio;
  • è un delitto e non una contravvenzione: rientra, in altri termini, nella categoria più grave di comportamenti penalmente rilevanti.

Interruzione di un ufficio o di un servizio pubblico o di un servizio di pubblica necessità

La disposizione contenuta nell’art. 340 del codice penale punisce colui che interrompe o sospende l’erogazione di un ufficio o di un servizio pubblico o di pubblica necessità pur non avendo la titolarità della sua gestione (pensa, ad esempio, ad alcuni lavoratori che, per protesta, impediscono a una farmacia di vendere i medicinali). A tal proposito, occorre distinguere tra:

  • ufficio o servizio pubblico: si tratta di attività erogate da una pubblica autorità (pensa, ad esempio, a una scuola statale);
  • servizio di pubblica necessità: è un’attività esercitata da un privato, in nome e per conto proprio, ma nell’interesse della collettività (pensa, appunto, alla farmacia).

La differenza con l’ipotesi principale di interruzione di pubblico servizio è molto semplice: in questo caso specifico, ci troviamo di fronte a un reato comune, ossia a un’ipotesi criminale realizzabile da chiunque.

Per il comportamento incriminato la pena prevista è quella della reclusione sino a un anno, aumentata a due se viene realizzata in un luogo pubblico o aperto al pubblico.

Come si propone denuncia per interruzione di un pubblico servizio?

Le condotte di interruzione o sospensione di un pubblico servizio possono essere denunciate da chiunque vi abbia interesse e, quindi, da coloro che possono subire un danno diretto o indiretto dalle azioni poste in essere.

I requisiti e i termini di denuncia sono dettagliati dal codice di procedura penale e sono:

  • si tratta di reati procedibili d’ufficio: ciò vuol dire che la pubblica autorità è obbligata ad attivarsi quando viene a conoscenza del comportamento illecito, a prescindere dalla querela della persona offesa. A causa della gravità della condotta, non sono previsti termini di decadenza per la denuncia, ma il reato si prescrive in sei anni dal momento del suo compimento. In altri termini, decorso il tempo indicato dal legislatore, il crimine si estingue e, per tale motivo, non può più essere perseguito e punito a meno che il responsabile, avendo interesse a dimostrare la propria innocenza, non decida di rinunciare alla prescrizione;
  • è indispensabile la presenza di un difensore: trattandosi di un’ipotesi particolarmente grave di responsabilità penale sia l’imputato (ossia il presunto colpevole) sia la parte civile (ossia la persona offesa dal reato) non possono stare in giudizio da sole, ma devono farsi patrocinare da un legale;
  • la denuncia deve essere proposta personalmente (o per il tramite di un delegato) presso le caserme delle forze dell’ordine oppure presso la procura della Repubblica competente per territorio (si fa riferimento al luogo in cui la condotta si è consumata).

Ricevuta la notizia di reato, la polizia giudiziaria e l’ufficio del pubblico ministero inizieranno le indagini preliminari per accertare l’esistenza del reato. Tale fase, salve eventuali proroghe, può avere una durata massima di sei mesi.



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