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Alternanza scuola lavoro: pro e contro

23 Luglio 2020
Alternanza scuola lavoro: pro e contro

Un’occasione che prepara i giovani all’ingresso nel mondo lavorativo ma si presta anche a possibili abusi.

La disciplina dell’alternanza scuola lavoro, già prevista nel nostro ordinamento dal 2003 [1], ha subito un riordino ed è diventata obbligatoria solo nel 2015 [2] attraverso la cosiddetta riforma della “buona scuola”.

L’origine di tale riforma è di matrice europea e si inserisce all’interno della strategia “Europa 2020” che mira a rendere il sistema di istruzione europeo più moderno, inclusivo e attento anche alle abilità trasversali dei giovani lavoratori (come ad esempio le abilità in ambito digitale). Si tratta, dunque, di una tecnica didattica abbastanza innovativa nel panorama italiano, istituita con l’intento di consolidare le conoscenze acquisite dagli studenti durante il percorso scolastico tradizionale, arricchendole e implementandole attraverso un nuovo percorso lavorativo-formativo.

Il fine è naturalmente quello di cercare di arginare il dilagare della disoccupazione giovanile, fornendo capacità e competenze ulteriori rispetto alla classica istruzione, in modo da immettere sul mercato del lavoro giovani diplomati che abbiano già acquisito esperienze e skills utili all’avviamento professionale. Ma funzionerà davvero? Se sei interessato ad approfondire l’argomento, continua a leggere l’articolo per scoprire tutti i pro e contro dell’alternanza scuola lavoro.

Come funziona l’alternanza scuola lavoro

Gli studenti coinvolti in questo ambizioso progetto (cosiddetto alternanza scuola lavoro) di miglioramento del sistema scolastico nazionale sono tutti coloro che frequentano l’ultimo triennio della scuola secondaria superiore.

Sono stipulate convenzioni apposite tra la scuola ed enti territoriali, aziende, fondazioni e associazioni culturali che desiderano prendere parte a tale programma, accogliendo lo studente presso la propria sede per tutta la durata del periodo di formazione professionale, in Italia o anche all’estero. Il periodo in questione consiste in quattrocento ore obbligatorie di formazione/lavoro per gli studenti degli istituti tecnici professionali e in duecento ore per chi frequenta i licei da svolgersi presso una delle strutture di cui sopra. La scelta della tipologia di lavoro deve risultare coerente con il percorso di studi intrapreso e avere un’attinenza anche con gli interessi della persona.

L’alternanza può avvenire sia durante lo svolgimento delle attività didattiche, sia durante le vacanze scolastiche. Inoltre, è obbligatorio includere nel programma anche corsi riguardanti la salute e la sicurezza sul lavoro.

Tramite il sito del Miur si può accedere ad una piattaforma digitale (“Matching“) al fine di far incontrare domanda e offerta di lavoro e dove gli studenti possono denunciare abusi ed esperienze totalmente fallimentari (non in un’ottica soggettiva di gradimento da parte dello studente ma in un’ottica oggettiva che mira a mantenere elevati standards di apprendimento).

L’impresa formativa simulata

L’impresa formativa simulata consiste in un’ulteriore modalità con cui si può realizzare l’alternanza scuola lavoro. Vi è un’impresa virtuale che fa capo ad un’azienda reale (definita tutor o madrina) in cui lavorano gli studenti svolgendo attività di e-commerce.

Le competenze acquisite attraverso questa esperienza virtuale sono comunque fondamentali per entrare successivamente nel mondo del lavoro perché gli studenti sviluppano attitudini come il problem solving, il team working e il learning by doing.

L’insieme di tali imprese simulate si accorpa nella rete telematica delle imprese formative simulate, collegata ad una Centrale di simulazione che può essere nazionale o locale e che consente a queste imprese di simulare le diverse interazioni e attività.

I pro dell’alternanza scuola lavoro

Tra i vantaggi che si possono elencare dell’alternanza scuola lavoro il primo è sicuramente da individuare nella diversificazione dell’apprendimento che non è più meramente teorico ma si intreccia con quello pratico, mirando anche a incentivare e a sviluppare l’apertura mentale dei ragazzi. Questi ultimi sono spronati ad acquisire quante più competenze possibili, favorendo l’apprendimento anche per quelle persone che sono più interessate all’aspetto pratico-operativo e che si sentono meno stimolati dalle lezioni ordinarie. Allo stesso tempo, si tratta di un progetto molto utile a far emergere e imparare a valorizzare nel modo corretto gli interessi individuali degli studenti.

In quest’ottica, l’alternanza può avere un ruolo cruciale nell’orientamento ai percorsi universitari e/o lavorativi, più di quanto si sia fatto per il passato con gli incontri con ex studenti e professionisti che si tenevano periodicamente nelle scuole per i ragazzi dell’ultimo anno.

Non si può negare che l’alternanza scuola lavoro aiuti gli studenti a stimolare e a consolidare il proprio senso di responsabilità, rendendoli più maturi. I ragazzi imparano anche a relazionarsi nel modo corretto con il team di lavoro e con i diretti superiori, acquisendo quelle skills che sono considerate fondamentali in ogni contesto lavorativo. Essi, allora, una volta terminato il percorso di studi, potranno già inserire nel curriculum vitae determinate esperienze che sono sempre utili ad ogni giovane lavoratore.

Tra i vantaggi i promotori di tale sistema annoverano il rapido inserimento nel mondo del lavoro che però non è così certo e garantito come si vuole far credere. Sicuramente, inserire i giovani in tale circuito contribuisce a sviluppare relazioni tra i potenziali datori di lavoro e i candidati ma la crisi economica da cui stavamo cercando di uscire e in cui siamo ripiombati a causa della pandemia non consente di fare previsioni certe e del tutto ottimistiche.

Insomma, secondo questi esperti, i ragazzi troverebbero più facilmente lavoro grazie a tutte le skills e le nozioni apprese durante il percorso lavorativo. Il problema è però che se le imprese non escono dalla crisi anche grazie al sostegno dello Stato e ad una politica fiscale volta a favorirle, comunque non riuscirebbero ad assumere questi giovani già formati lavorativamente.

Se la crisi riguarda l’offerta di lavoro (cioè le imprese che non riescono a creare posizioni lavorative) perché si agisce sulla domanda (cioè la richiesta di lavoro da parte dei lavoratori)? Risulta inutile far lavorare tante ore gli studenti, facendoli affannare e restare indietro con i programmi scolastici se poi le aziende non hanno le risorse finanziarie necessarie per assumerli dopo il diploma. Il ministero dell’Istruzione potrebbe allora concentrarsi sul miglioramento dei programmi scolastici e lasciare gli studenti nelle loro aule con gli insegnanti. Analizziamo allora quali sono effettivamente gli svantaggi di questo progetto formativo.

I contro dell’alternanza scuola lavoro

Lo svantaggio principale è sicuramente rappresentato dalla logistica perché gli studenti, soprattutto quelli più giovani, potrebbero non essere autonomi e dunque avere difficoltà a raggiungere il luogo di lavoro. In alcuni casi, potrebbe non combaciare la tipologia di lavoro con il percorso di studi, questo si cerca di evitarlo ma ove non fosse possibile lo studente perderebbe tempo, imparando i rudimenti di un mestiere che non ha attinenza con ciò che studia.

Si è dibattuto molto del fatto che così tante ore di lavoro sottraggono tempo prezioso allo studio teorico, la maggiore perplessità sul progetto, infatti, è questa. In alcuni casi, lo studente si assenta da scuola per andare a lavorare anche per una settimana di seguito, perdendo troppe ore di lezione e rimanendo indietro con il programma. Anche lo studio a casa ne risente perché il giovane non ha materialmente tempo per stare al passo con i compagni.

C’è da dire al riguardo che numerosi genitori si sono lamentati della scarsa comprensione da parte di alcuni docenti che sembrano non capire che se il figlio lavora, contemporaneamente non può studiare. Non si tratta di svogliatezza da parte del ragazzo, in fondo egli sta semplicemente adempiendo ad un obbligo impostogli dall’ordinamento e il suo andamento scolastico non è giusto che ne risenta. Insomma, ricordiamoci che questi ragazzi non stanno in giro per divertirsi ma per completare la loro formazione.

I più accaniti detrattori del programma hanno addirittura sollevato un problema piuttosto grave: per loro l’alternanza scuola lavoro non sarebbe altro che una dissimulazione volta a favorire il lavoro gratuito. Insinuazione gravissima dal momento che in molti casi si tratterebbe anche di lavoro minorile per gli studenti compresi nella fascia di età tra i quindici e i diciassette anni, potendosi profilare un’ipotesi di sfruttamento. Il programma, quindi, non solo non sarebbe valido ma addirittura dannoso, senza contare che chi sostiene questo pensiero è convinto che l’alternanza non sia qualitativamente paragonabile alle classiche lezioni frontali.

Il ruolo dei tutor e la valutazione finale

Naturalmente, gli studenti non possono essere lasciati allo sbando. Sono infatti previsti dei tutor sia tra il personale docente, sia in azienda (nominati dai datori di lavoro) affinché il programma abbia successo e devono necessariamente possedere oggettive capacità e competenze professionali e didattiche per poter svolgere il loro compito al meglio. Questa figura è fondamentale per individuare un percorso seriamente personalizzato per ogni studente e per armonizzare al meglio il cosiddetto raccordo didattico tra scuola e impresa. Essi devono formare un percorso formativo comune.

Il tutor scolastico (o interno) assiste continuamente lo studente, deve tenere costantemente aggiornati gli altri docenti e il dirigente scolastico sull’andamento del “tirocinio”, in modo da permettere anche allo studente di restare al passo con la preparazione che i compagni ricevono in aula. Egli poi affianca e assiste il dirigente scolastico nella valutazione delle imprese e degli enti con cui la scuola ha stipulato le convenzioni ai fini di un costante miglioramento.

Il tutor aziendale (o esterno) assiste lo stagista durante le ore di lavoro all’interno dell’azienda o dell’ente favorendone il corretto inserimento, illustrandogli le procedure interne e i rischi aziendali. Egli poi organizza il percorso formativo dello studente interno all’impresa, coordinandosi anche con le altre figure professionali presenti all’interno della stessa.

Entrambi formeranno poi di concerto il “dossier individuale” di ogni ragazzo, contenente una valutazione dell’apprendista, un elenco delle attività svolte e un giudizio sulle competenze acquisite grazie al programma di alternanza. Inoltre, i giovani devono anche svolgere una prova finale, generalmente un elaborato, che verrà valutato dai tutor.

Oltre alla valutazione finale, si ottiene anche una certificazione che attesta il lavoro svolto ma per ottenerla gli studenti devono obbligatoriamente aver completato almeno i tre quarti delle lezioni scolastiche e del tirocinio. Riguardo agli studenti che devono svolgere l’esame di Stato, per la modulazione della terza prova scritta si tiene specificamente conto della formazione lavorativa.

Qualora il periodo di lavoro sia interrotto anticipatamente senza colpa da parte dello studente, le ore svolte saranno considerate utili per il raggiungimento del monte ore finale ed egli verrà reintegrato nel percorso formativo tradizionale.


note

[1] L. n. 53/2003.

[2] L. n. 107/2015.


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