Salute e benessere | Articoli

Sintomi clamidia

24 Luglio 2020 | Autore:
Sintomi clamidia

Fattori di rischio, manifestazione clinica, diagnosi, trattamento e prevenzione dell’infezione.

Ogni anno, milioni di individui in tutto il mondo contraggono malattie sessualmente trasmesse. L’Organizzazione mondiale della sanità precisa che, a livello globale, sono circa 357 milioni le nuove infezioni di cui 1 su 4 sono rappresentate da: clamidia, sifilide, gonorrea e tricomoniasi. In Europa, la più diffusa infezione sessualmente trasmessa (Ist) è la clamidia. Secondo gli ultimi dati disponibili dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss), pubblicati a luglio del 2019, dopo il 2008, i casi di infezione hanno registrato un incremento di quasi tre volte tra il 2008 e il 2017. Ma a cosa è dovuta la clamidia? E’ causata dal batterio intracellulare Chlamydia trachomatis.

Quali sono i sintomi della clamidia? Le manifestazioni cliniche sono spesso molto lievi e non vengono riconosciute dai pazienti. La clamidia colpisce prevalentemente la popolazione femminile con un’età compresa fra i 15 e i 25 anni. Le conseguenze a carico dell’apparato riproduttivo possono essere molto gravi.

Le donne con clamidia non trattata possono sviluppare la malattia infiammatoria pelvica (Mip) che, a sua volta, può portare alla sterilità. Tra le altre conseguenze che, in questi casi, potrebbero presentarsi, troviamo possibili danni alle tube di Falloppio e gravidanza extrauterina.

Nell’uomo, possono manifestarsi infezioni dell’epididimo, infezioni alla prostata, danni ai testicoli. Alcuni studi segnalano anche negli uomini una possibile correlazione tra infezione da clamidia e sterilità.

Prosegui nella lettura del mio articolo per saperne di più sull’argomento. Ti parlerò della trasmissione, dei fattori di rischio, dei sintomi, della diagnosi, della terapia antibiotica e della prevenzione della clamidia. Infine, ti spiegherò se puoi denunciare il tuo partner qualora, consapevolmente o per negligenza, ti abbia tramesso un’infezione sessuale.

Clamidia: come si trasmette?

La trasmissione della clamidia può avvenire attraverso rapporti sessuali vaginali, anali oppure orali. Anche durante il parto, una donna infetta può trasmettere l’infezione al nascituro, determinando l’insorgenza di una congiuntivite nel 30-50% dei casi e/o di una polmonite nel 10-20%. La clamidia è, infatti, tra le prime cause di congiuntivite e di polmonite nei neonati.

Inoltre, le persone affette da clamidia hanno un rischio maggiore, rispetto a chi non ha l’infezione, di trasmettere o acquisire l’Hiv.

Clamidia: quali sono i fattori di rischio?

Tra i principali fattori di rischio della clamidia vi sono:

  • l’età: rischiano di contrarre l’infezione specialmente le adolescenti e le ragazze sessualmente attive con un’età inferiore ai 25 anni;
  • il mancato utilizzo dei metodi contraccettivi.

Clamidia: quali sono i sintomi?

Nella stragrande maggioranza delle ipotesi (secondo le stime, si parla del 70-80% delle donne e del 50% degli uomini), coloro che contraggono la clamidia sono asintomatici. In genere, i sintomi compaiono dopo circa 1/3 settimane dall’infezione.

La principale manifestazione clinica della clamidia nelle donne è un’infezione della cervice uterina (cervicite) che può provocare lievi bruciori, prurito, irritazione, sanguinamento, secrezioni mucose filanti, e l’uretrite, con piuria e disuria.

Nell’uomo, la clamidia può causare bruciore e secrezioni dall’uretra, infiammazione, ingrossamento e dolore ai testicoli.

Altri sintomi della clamidia potrebbero essere:

  • macchie arrossate sui genitali;
  • dolore mentre si urina (dolore minzionale);
  • dolori al basso ventre o senso di peso;
  • rapporti sessuali dolorosi nelle donne (dispareunia);
  • dolore rettale;
  • ingrossamento dei linfonodi inguinali.

La clamidia può:

  • infettare la gola e provocare una faringite, se viene trasmessa con un rapporto orale. Quindi, non sottovalutare il mal di gola, in quanto il tuo partner potrebbe averti contagiato;
  • causare una proctite con dolori, perdite muco-purulente e sanguinamenti, se viene trasmessa con un rapporto anale (è frequente nei rapporti delle coppie omosessuali);
  • provocare in entrambi i sessi l’artrite reattiva (o Sindrome di Reiter), che si manifesta con artrite, uretrite, congiuntivite e lesioni muco-cutanee non dolorose.

Clamidia: il decorso dell’infezione

Se non trattata, la clamidia può causare gravi complicanze.

Nelle donne, l’infezione può diffondersi dalla cervice al tratto riproduttivo superiore e causare la malattia infiammatoria pelvica che comprende vari quadri clinici:

  • l’endometrite;
  • la ooforite;
  • la peritonite pelvica;
  • la salpingite;
  • la parametrite;
  • l’ascesso pelvico.

A parte dolore pelvico cronico e occlusione tubarica, tra le altre conseguenze a cui una donna può andare incontro troviamo: sterilità, rischio di gravidanza extrauterina e parto prematuro.

Negli uomini, invece, l’infezione può raggiungere i testicoli e causare, il più delle volte, dolore e febbre; raramente, sterilità.

Clamidia: come avviene la diagnosi?

Per diagnosticare la clamidia, vengono eseguiti:

  • tamponi uretrali nell’uomo e tamponi vaginali nella donna;
  • test di laboratorio molecolari per la ricerca del Dna specifico per la clamidia, basati sull’amplificazione degli acidi nucleici (Nucleic Acid Amplification Testing, Naat) sia su tampone vaginale, endocervicale, rettale e orale per la donna che su tampone uretrale, rettale, orale per l’uomo e per entrambi anche su campioni di urina.

Qualora risulti la positività al test per la clamidia, tutti i partner sessuali devono sottoporsi al test sierologico per la ricerca di questa infezione, per l’Hiv e per la ricerca di altre infezioni sessualmente trasmesse.

Clamidia: la terapia

Il trattamento più efficace per l’infezione da clamidia è la terapia antibiotica. Per evitare complicazioni, una volta ricevuta la diagnosi di positività all’infezione, bisogna immediatamente ricorrere all’assunzione di antibiotici specifici prescritti dal medico.

In genere, è prevista la somministrazione per via orale di azitromicina in singola dose o di doxiciclina per una settimana. In alternativa, i regimi terapeutici più efficaci raccomandano l’assunzione di eritromicina o di levofloxacina o di ofloxacina (sempre per via orale).

Il trattamento si estende anche al partner o ai partner avuti fino a 60 giorni prima dell’insorgenza dei sintomi. Tre mesi dopo il trattamento, i pazienti devono sottoporsi nuovamente al test diagnostico. Bisogna astenersi dai rapporti sessuali fino a 7 giorni dopo la fine del trattamento e fino a 7 giorni dopo la fine del trattamento del partner. Anche in caso di gonorrea, è opportuno un trattamento anti chlamydia.

Occorre precisare che l’antibiotico permette di debellare l’infezione, ma non è in grado di eliminare i danni creati dal microorganismo.

Come prevenire la clamidia?

L’unica possibile forma di prevenzione è la protezione attraverso l’uso del preservativo durante i rapporti sessuali occasionali e non occasionali (specialmente, nel caso in cui tu abbia un nuovo partner di cui non conosci lo stato di salute o nei casi di partner multipli).

E’ importante informare, soprattutto i più giovani, sui rischi e sulla frequenza di questa infezione. Visto che, il più delle volte, la clamidia è asintomatica, è consigliabile sottoporsi a test annuali per diagnosticare la presenza di eventuali infezioni (clamidia inclusa).

In Italia, è previsto lo screening per l’infezione da clamidia nelle donne in gravidanza che presentano i fattori di rischio riconosciuti alla prima visita prenatale; dopodiché, si procede ad una eventuale ripetizione del test nel terzo trimestre di gravidanza.

Se temi di esserti infettato, è bene che tu ti rivolga al tuo medico di fiducia affinché possa sottoporti ai test diagnostici.

Contagio di un’infezione sessualmente trasmessa: reati

Se il tuo partner, occasionale o meno, ti contagia volutamente o per negligenza con un’infezione sessualmente trasmessa commette il reato di lesioni gravissime o, nel peggiore dei casi, il reato di omicidio. Dunque, potrà essere denunciato alle autorità competenti con una semplice denuncia dal momento che si tratta di reati procedibili d’ufficio.

Reato di lesioni personali 

Ma quando si configura il reato di lesioni personali volontarie [1]? Nel caso in cui un soggetto provochi una lesione ad un terzo da cui derivi una patologia nel corpo o nella mente.

Nella nozione di malattia rientra qualsiasi alterazione anatomica o funzionale (capace di innescare un processo patologico), in grado di ridurre la funzionalità del corpo. L’elemento soggettivo richiesto nelle lesioni personali è il dolo. Dunque, per essere penalmente rilevante, la malattia deve essere stata provocata con la consapevolezza di causare danni fisici alla vittima.

A seconda della gravità, è possibile distinguere le lesioni in:

  • lesioni lievissime, punite a querela della persona offesa, quando la malattia ha una durata non superiore ai 20 giorni;
  • lesioni lievi, procedibili d’ufficio, qualora la malattia sia giudicata guaribile tra i 21 ed i 40 giorni;
  • lesioni gravi, quando dalla condotta deriva una malattia che mette in pericolo la vita della persona offesa, una incapacità di attendere alle ordinarie occupazioni per un tempo superiore ai 40 giorni, un indebolimento permanente di un senso o di un organo [2];
  • lesioni gravissime [3], quando dalla condotta deriva una malattia probabilmente o certamente inguaribile, la perdita di un senso, di un arto (o una mutilazione tale da renderlo inservibile), di un organo, della capacità di procreare, una permanente o grave incapacità della parola, la deformazione o lo sfregio permanente del viso.

Pertanto, in caso di contagio di un’infezione sessualmente trasmessa, il responsabile sarà punito per lesioni gravissime per cui è prevista la pena di reclusione da 6 a 12 anni.

Reato di omicidio

Nel caso in cui dall’infezione, ad esempio del virus dell’Hiv, deriva la morte della persona contagiata, si configura il reato di omicidio che assumerà una diversa connotazione (doloso o colposo) a seconda della condotta del partner infetto.

Risponderà di omicidio doloso il partner infetto che ha taciuto volontariamente la sua condizione e non ha utilizzato il preservativo.

Saremo di fronte a un omicidio colposo qualora il parner infetto, consapevole di essere positivo all’Hiv, ha adottato tutte le possibili precauzioni, senza verificarne l’idoneità a prevenire il contagio (ad esempio, è il caso dei preservativi scaduti per cui il rischio che si rompano è più alto).


note

[1] Art. 582 cod. pen.

[2] Art. 583 co. 1 cod. pen.

[3] Art. 583 co. 2 cod. pen.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

4 Commenti

  1. Ho iniziato a frequentare un uomo lo scorso anno. Lui ha molta più esperienza di me. Immaginate che il timore che possa aver contratto qualche infezione può essere elevato. Quindi, sin dall’inizio della nostra frequentazione, gli precisai che se volevamo passare allo step successivo per me era, e lo è tutt’ora, importante usare il preservativo. Che ne sapevo allora con chi era stato, se qualcuna gli poteva aver trasmesso qualcosa? Quindi, sinceramente, prima di rischiare preferisco sempre prevenire.

  2. E’ raro trovare uomini che ci tengano ad usare il preservativo, siamo onesti. La maggior parte preferisce farlo senza… Ma se un uomo ci tiene a te e tiene anche a se stesso, perché il rischio c’è per entrambi, allora si cerca di stare attenti. Non dimentichiamo che c’è anche il coito interrotto che mica ti assicura la prevenzione da patologie. Quindi, evitiamo và

  3. Conosco una ragazza che cambia spesso partner sessuali… Non so come faccia a intrattenere più rapporti contemporaneamente. A parte, che è bruttina, ma forse è la sua insicurezza e la mancanza di autostima a portarla a cambiare spesso ragazzi perché vuole sentirsi apprezzata. ma in realtà, è come se vivesse rapporti usa e getta. Quindi, immagino si senta usata. ma magari le sta bene così… non so, non la vedo felice. magari si illude che così facendo trovi un apprezzamento. Ma la cosa peggiore è che non usa alcun tipo di protezione… Un giorno andò dal medico e le è stata diagnosticata un’infezione. Da lì, ha dovuto evitare per un po’. Immaginate che qualcuno dei suoi partner si sia preoccupato di lei? Si sono tutti dileguati… Ed io che l’avevo avvisata. Le donne, a mio parere, come anche gli uomini, dovrebbero evitare questo cambia e scambia continuo di partner. Non ha senso, Perché per come ti comporti vieni trattata. E se sei una donna dai facili costumi, la voce si diffonde in giro, ti fai la nomea da poco di buono e da te non verrà mai un uomo che ha intenzioni serie perché ormai sa che sei stata con tutta la città…

  4. Io cerco di essere sempre molto attenta. Mi è capitato solo una volta nella vita di incontrare un uomo ed essere completamente travolta. E’ riuscito a buttare giù tutti i miei paletti ed i miei freni, psicologici e non.. Insomma, può capitare che con lo stesso uomo eviti di usare il preservativo anche perché poi instauri un rapporto abituale… Il problema credo sia per coloro che hanno l’abitudine di avere vari partner nello stesso momento oppure coloro che cambiano spesso. Ecco, io sono contrariata a questo tipo di cose, ma se proprio vuoi farlo, usa il preservativo

Rispondi a Annamaria Annulla risposta

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube