Debito pubblico: quanto pagheremo a testa

24 Aprile 2020 | Autore:
Debito pubblico: quanto pagheremo a testa

Il coronavirus infetta anche i conti dell’Italia: per coprire le necessità della ripartenza, ci toccherà indebitarci per 190 miliardi in più.

Tutto quello che è «pubblico», per definizione, appartiene a tutti. Nel bene e nel male. Significa che anche il debito pubblico è sulla groppa di tutti, non è un problema soltanto di chi governa. E, come succede in qualsiasi famiglia, quando si contrae un debito ed il suo valore aumenta, tocca stringere la cinghia a tutti quanti. È più o meno quello che sta succedendo con il debito dell’Italia, appena aggiornato dal ministero dell’Economia, impegnato in un corposo decreto per fronteggiare la crisi del coronavirus. Un provvedimento che dovrebbe arrivare la prossima settimana, preceduto dal Documento di economia e finanza (Def) e dalla relazione al Parlamento sul deficit.

Il Ministero qualche numero sul debito l’ha già anticipato. Secondo i tecnici di Roberto Gualtieri, l’effetto combinato che l’epidemia di Covid-19 comporterà in termini di recessione e di spinta al deficit per gli interventi urgenti farà salire il debito pubblico al 155,7% del Pil. Tradotto in soldi, si sfiorerà la cifra dei 2.600 miliardi di euro, il che significa un aumento di oltre 190 miliardi rispetto all’anno scorso. Il conto per ogni italiano, quindi, compresi i neonati, sarà di 43.100 euro. Nulla di troppo preoccupante, sostiene il Ministero, almeno da quanto si apprende dalla bozza del Def che definisce il debito pubblico «sostenibile». Il problema è che occorrerà allinearsi alla media dell’Eurozona, e ciò non avverrà prima di 10 anni e ci vorranno «congrui surplus di bilancio primario».

Il coronavirus, dunque, ha fatto piovere sul bagnato, costringendo l’Italia a tentare di rimettere in sesto la propria finanza potendo contare solo sul disavanzo e su contromisure europee tutte da definire.

Il quadro si presenta, come si suol dire, a tinte fosche. Il valore della manovra in arrivo per contrastare gli effetti negativi dell’epidemia continua a lievitare, con un deficit aggiuntivo di 55 miliardi, cioè il 3,3% del Pil con una ricaduta dell’1,4% del Pil sul 2021, e un fabbisogno che dovrebbe superare addirittura i 161 miliardi. Mai successo nella storia della Repubblica italiana.

Di tutto ciò si occupa oggi il Consiglio dei ministri, che dovrà prendere atto di uno scenario futuro poco incoraggiante: al -8% del Pil di quest’anno seguirà un rimbalzo del 4,7% nel 2021. Il debito, che come detto arriverà nel 2020 al 155,7%, dovrebbe scendere al 152,7% nel 2021, quando il deficit si ridurrà al 5,7% dal 10,4% di quest’anno. Un calo limitato a causa della cancellazione delle clausole di salvaguardia che prevedono l’aumento Iva da 20,1 miliardi dal prossimo 1° gennaio.

A quel fabbisogno di circa 160 miliardi di euro si arriva, in parte, dai 50 miliardi di ricapitalizzazione a patrimoni separati di Cassa depositi e prestiti, dai 30 miliardi che ci vogliono per coprire le garanzie del decreto liquidità e dallo sblocco dei debiti della Pubblica amministrazione (soprattutto degli enti locali), che comporterà un costo tra i 12 ed i 15 miliardi di euro. Ci sono, poi, i 13 miliardi per la cassa integrazione, i 7 miliardi destinati ai bonus da 800 euro per autonomi e professionisti, il miliardo abbondante che serve a pagare il rafforzamento della Naspi, alla quale avranno accesso anche colf e badanti, ed i soldi – ancora da definire – per il reddito di emergenza e per il pacchetto famiglia.



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