Coronavirus: gli aiuti ai professionisti tassati due volte

24 Aprile 2020 | Autore:
Coronavirus: gli aiuti ai professionisti tassati due volte

L’Associazione delle casse private fa notare una doppia imposizione fiscale: una alla fonte e una sul reddito. Su mille euro, lo Stato ne trattiene 200.

Lo Stato si prende una parte degli aiuti erogati dalle Casse dei professionisti per sostenere i loro iscritti nell’emergenza coronavirus. A meno che venga modificata la normativa fiscale, cosa di cui, per ora, non si parla.

La denuncia arriva dall’Adepp, l’associazione delle casse private. «Per ogni mille euro che potremmo destinare ai professionisti – spiega il presidente Alberto Oliveti – saremmo costretti a trattenere almeno 200 euro da rigirare allo Stato». Significa, quindi, che lo Stato si prende una percentuale sugli aiuti erogati da lui stesso.

Ma, secondo l’Adepp, il colmo dell’assurdo è che c’è una doppia tassazione su questi contributi. La prima avviene alla fonte, la seconda in base al reddito del professionista. Inaccettabile, secondo l’associazione, che chiede parità di trattamento rispetto agli altri indennizzi erogati per l’emergenza coronavirus, come gli assegni sociali o le altre prestazioni erogate dall’Inps su cui non si paga un centesimo di tasse. L’Adepp ricorda, inoltre, che «le risorse delle Casse dei professionisti sono frutto del risparmio previdenziale degli iscritti, che è già tassato. Siamo arrivati a una sorta di anatocismo fiscale, con la pretesa di tasse sulle tasse, per giunta in un momento in cui siamo tutti richiamati alla solidarietà».

I professionisti protestano anche per l’esclusione dal bonus di 600 euro di chi ha un piccolo trattamento pensionistico o è iscritto ad altri enti previdenziali. «La norma genera ulteriori disagi e diseguaglianze – commenta ancora Oliveti — perché mentre a un figlio sostenuto dai genitori vengono dati 600 euro, a un orfano o una vedova vengono invece negati per il semplice fatto di percepire una pensione indiretta o di reversibilità di poche centinaia di euro. Analogamente chi riesce a vivere della propria professione è tutelato, mentre chi per arrivare a fine mese è costretto a fare due lavori, con due posizioni previdenziali diverse, non può ricevere i 600 euro. Ringraziamo invece il ministero del Lavoro per aver preso posizione a favore dei giovani chiarendo che chi ha cominciato l’attività nel 2019 e nel 2020 può comunque ricevere l’indennizzo statale, anche se nel 2018 non aveva ancora un reddito professionale».



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