Covid-19: le regole per andare dal parrucchiere o in negozio

24 Aprile 2020 | Autore:
Covid-19: le regole per andare dal parrucchiere o in negozio

Riapertura prevista tra l’11 e il 18 maggio. Norme severe sul numero di dipendenti e clienti e sulla pulizia di locali e di strumenti di lavoro.

Tinta e manicure dovranno attendere ancora qualche settimana. Chi ha bisogno di un parrucchiere, dopo che per praticamente due mesi ha dovuto arrangiarsi da solo a causa dell’emergenza Covid-19, sarà costretto ad aspettare almeno fino all’11 maggio, se non addirittura al 18 maggio. Queste sono le due date su cui si ipotizza la riapertura dei saloni di bellezza, vincolate all’andamento dell’epidemia poiché si tratta di un’attività ritenuta ad alto rischio. In qualsiasi caso, bisognerà osservare delle regole molto rigide anche dopo la ripresa dell’attività.

La prima, l’obbligo dell’appuntamento, non sempre previsto dai parrucchieri. Chi è abituato a presentarsi senza preavviso, magari solo per dare una spuntata ai capelli, dovrà cambiare strategia. Il motivo è semplice: nei saloni di bellezza il rapporto tra dipendenti e clienti sarà uno a uno. Significa che non ci potranno essere, ad esempio, due addetti e tre clienti contemporaneamente all’interno del locale. Il che comporterà qualche problema pratico per i titolari dell’attività: basti pensare a chi vuole fare una tinta e deve aspettare il tempo di posa, cioè una ventina di minuti. Tempo durante il quale il parrucchiere non potrà avviare il lavoro su un’altra cliente: dovrà trascorrerlo cercando di fare altro, come sistemare il locale o chiacchierare a debita distanza. Va da sé che ciò si traduce in una perdita di soldi.

Inoltre, le nuove norme dovrebbero comportare l’obbligo di pulire i locali più di due volte al giorno e di mettere a disposizione dei clienti dei dispenser con l’igienizzante per le mani sia all’ingresso sia vicino alle casse. Per tutti, l’obbligo anche di indossare mascherine e guanti.

Stesso rischio e stesse regole anche per i centri estetici, che dovrebbero riaprire sempre l’11 o il 18 maggio. Il personale sarà tenuto a sterilizzare tutti i ferri e gli strumenti di lavoro.

Protocollo ancora più articolato per i negozi, a tal punto che, nonostante la riapertura sia prevista per l’11 maggio, alcuni di loro potrebbero essere costretti a rimandare la ripartenza per attrezzarsi alle misure di sicurezza richieste. La fretta c’è, anche perché la merce tenuta finora in magazzino potrebbe rimanere invenduta perché fuori stagione. Ma i commercianti sanno che il rispetto delle norme sarà fondamentale, sia per tutelare la salute di tutti (personale e clienti) sia perché chi sgarra rischia la chiusura o la sospensione della licenza.

Lo spartiacque per i negozi si trova nella superficie dei locali, con la soglia fissata a 40 metri quadri per stabilire quante persone possono sostare all’interno. Se la metratura è inferiore, non ci potranno essere più di un dipendente e un cliente, mantenendo tra i due la distanza di almeno un metro. Se il negozio ha 40 metri quadri, sono ammessi due dipendenti ed un cliente alla volta. Per le superfici oltre quella metratura, l’accesso deve essere regolamentato in funzione degli spazi disponibili, possibilmente con percorsi differenziati di entrata e di uscita.

Per quanto riguarda i dispositivi di protezione individuale, il personale sarà tenuto a indossare mascherine e guanti. Negli alimentari, i clienti potranno toccare il cibo solo se indossano i guanti. Ci sarà, inoltre, l’obbligo di avere dei dispenser vicino a casse, tastiere, schermi touch e sistemi di pagamento e, possibilmente, anche all’ingresso. I dispenser devono essere messi in diversi punti nei negozi più grandi.

Prima di tirare su le saracinesche per la prima volta, sarà obbligatorio sanificare i locali ed i filtri dell’aria condizionata. Una volta riaperto, il negozio dovrà essere pulito due volte al giorno, usando ipoclorito di sodio ed etanolo per camerini, maniglie, cassa, bagni e vetrine. Sanificazione prevista anche per vestiti o scarpe provati da altri clienti ma rimasti invenduti, anche se su questo punto i commercianti si sono detti contrari, visto il costo dei macchinari ed il rischio di rovinare la merce.



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