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Essere investiti da una macchina

24 Aprile 2020
Essere investiti da una macchina

Chi paga il risarcimento per i danni arrecati a un pedone che attraversa la strada? Quando la responsabilità è dell’automobilista e quando del passante?

Nel concetto di incidente stradale rientra anche l’investimento di un pedone, sia che questi fosse sulle strisce o meno. Essere investiti da una macchina quindi implica la possibilità di chiedere il risarcimento all’assicurazione del conducente. 

La materia è stata spesso oggetto di chiarimenti da parte della giurisprudenza. La stessa Cassazione si è occupata, più volte, di questo delicato argomento. Nel riprendere tutte le ultime sentenze proveremo qui di seguito a fornire le risposte alle più frequenti domande.

Pedone investito sulle strisce: ha sempre ragione?

La responsabilità per l’investimento di un pedone sulle strisce si presume sempre a carico dell’automobilista [1]. Egli, infatti, ha un dovere di prevenzione e di tutela di tutti gli utenti della strada, a prescindere dal fatto che questi rispettino o meno le regole del codice. 

Il che significa che chi investe un pedone sulle strisce, che però attraversa col rosso, potrebbe ugualmente essere condannato a risarcire i danni. Danni che, chiaramente, saranno coperti dall’assicurazione nei limiti del massimale stipulato con la polizza rc-auto obbligatoria. 

Se l’automobilista vuol andare esente da colpe dovrà dimostrare che il pedone ha posto un comportamento imprevedibile [2]. Il conducente può cioè liberarsi da responsabilità se dimostra di aver fatto di tutto per evitare il danno e, dunque, se dimostra l’imprevedibilità e inevitabilità dell’investimento. Ma anche ove non riesca a fornire tale prova, il giudice potrebbe decidere per un concorso di colpa del danneggiato. È successo, ad esempio, nel caso del pedone che, pur sulle strisce, attraversava la strada guardando il cellulare, senza curarsi quindi delle auto che potevano eventualmente passare. 

Pedone imprudente: chi paga?

L’articolo 2054 del codice civile pone una regola nella quale la prevenzione è prevalentemente a carico del conducente, il quale deve dimostrare di aver fatto il possibile per evitare il danno. Una tale prova può essere fornita certamente dimostrando l’imprudenza del pedone, ma solo se questa si presenti come condotta imprevedibile. 

Si può parlare di condotta imprevedibile tutte le volte in cui la presenza del pedone non poteva essere minimamente anticipata dal conducente neanche adottando la massima diligenza e, pertanto, il suo investimento era del tutto inevitabile.

Si pone una situazione del genere nel caso dello sportivo che, nel fare una corsa, sbuchi all’improvviso da un’aiuola e si butti sulla strada senza guardare, quando già un’auto è proprio lì vicino; quest’ultima quindi, anche frenando per tempo, non potrebbe mai evitare l’investimento del pedone.

Quando l’automobilista non è responsabile dell’investimento del pedone?

In sostanza, il danno non è addebitabile (del tutto o in parte) al conducente non semplicemente quando abbia concorso a cagionarlo (in tutto o in parte) il pedone, ma quando la condotta di quest’ultimo, pur se colpevole, non era prevedibile al punto da impedire al conducente di evitare l’investimento.

Qualora la situazione di pericolo è di tale evidenza da poter essere superata con l’uso della normale diligenza, il pedone ha diritto ad essere risarcito anche se è stato lui stesso a porre in essere la situazione di pericolo. È il caso del pedone che attraversa la strada vicino alla fermata di un pullman, in occasione della quale ogni automobilista dovrebbe prudentemente rallentare; ed è anche l’ipotesi del bambino che, nei pressi di una scuola, sfugga alla mano della mamma buttandosi per strada (anche qui chi conduce l’auto deve tenere una velocità consona alle concrete condizioni dei luoghi).

Può apparire, afferma la Suprema Corte, «una regola che agevola gli imprudenti, ma scopo della responsabilità non è imporre una morale quanto prevenire gli incidenti». 

Pedone fuori dalle strisce: chi è responsabile?

Il codice della strada stabilisce che è lecito attraversare fuori dalle strisce se queste non esistono o sono più lontane di 100 metri dal luogo in cui si trova il pedone e ove intende attraversare. Se, invece, sono più vicine di 100 metri, il pedone è tenuto ad avvicinarsi ad esse ed attraversare la strada in corrispondenza delle stesse.

Tuttavia, tale regola non muta i principi in materia di risarcimento da investimento del pedone, ma attenua al massimo il rigore nella valutazione della condotta del conducente.

Dunque, l’automobilista è sempre responsabile se mette sotto un passante, ma non lo è se dimostra che l’evento era imprevedibile e inevitabile. Tale è la situazione di una persona che, in piena notte, in un luogo poco illuminato, attraversi una strada statale, confondendosi col buio, senza prestare attenzione ai fari; o di chi, al buio, attraversa in prossimità di un sottopassaggio, sicché chi risale il pendio non è in grado di vedere la sua presenza proprio a causa della conformazione della strada. 

Essere investiti da una macchina: denuncia

Accertata la responsabilità del conducente per l’investimento, per questi si apre il rischio di un processo penale per il reato di lesioni personali o di omicidio stradale. 

Nello stesso giudizio, la vittima potrà costituirsi parte civile per il risarcimento dei danni che, tuttavia, saranno coperti dall’assicurazione nei limiti del massimale. 


note

[1] Art. 2054 cod. civ.

[1] Cass. sent. n. 5627/20.


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