Coronavirus: flop del farmaco più promettente

24 Aprile 2020
Coronavirus: flop del farmaco più promettente

Uno studio divulgato in anticipo per errore mostrerebbe che il remdesivir non ha migliorato le condizioni dei pazienti o ridotto la presenza del virus nel sangue.

Fallisce clamorosamente la prima sperimentazione di quello che sino a pochi giorni fa veniva considerato dagli scienziati come uno dei farmaci più promettenti nella lotta al Coronavirus: è l’antivirale remdesivir, utilizzato contro Covid-19 in Cina.

L’esito negativo viene rivelato da uno scoop del ‘Financial Times‘ che cita un documento esclusivo, che avrebbe dovuto rimanere interno ma è stato diffuso per errore dall’Organizzazione mondiale della sanità e visionato dal quotidiano.

Secondo quanto ci riporta l’Adnkronos Salute, il trial svolto in Cina non ha avuto successo, perché gli esiti dimostrerebbero che l’antivirale, prodotto da Gilead Sciences “non ha migliorato le condizioni dei pazienti o ridotto la presenza del patogeno nel sangue”.

I ricercatori hanno studiato 237 pazienti, hanno somministrato il farmaco a 158 soggetti ed hanno paragonato i loro progressi con  i restanti 79. Anzi, il farmaco “avrebbe anche mostrato significativi effetti collaterali in alcuni pazienti”, tanto da essere interrotto in 18 casi.

L’Oms ha affermato che la bozza dello studio, ancora “in fase di revisione scientifica, è stato pubblicata all’inizio per errore“, scrive il ‘FT’. Precisamente, è accaduto che, in risposta all’Oms che chiedeva che informazioni e studi venissero condivisi in anticipo, gli autori hanno fornito un documento “che, inavvertitamente, è stato messo online sul sito Web e rimosso non appena è stato riscontrato l’errore”, ha affermato l’Oms.

Reagisce, però, la società produttrice Gilead, affermando che “i risultati inconcludenti” deriverebbero dal fatto che lo studio ” è stato interrotto prima del tempo”. In replica alle affermazioni del quotidiano, Gilead avverte che il documento include “caratterizzazioni inappropriate dello studio” e sottolinea che “poiché questo studio è stato terminato in anticipo a causa dello scarso arruolamento, è stato sottodimensionato per consentire conclusioni statisticamente significative”.

Perciò secondo Gilead lo studio compiuto non sarebbe dimostrativo, quando invece “le tendenze nei dati suggeriscono un potenziale beneficio per remdesivir, in particolare tra i pazienti trattati all’inizio della malattia”. Discorso ancora aperto, dunque, mentre proseguono sperimentazioni, studi e test anche su altri farmaci considerati utili nella lotta al Covid-19.



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