Coronavirus, fase 2: «i problemi non si risolvono riaprendo»

24 Aprile 2020
Coronavirus, fase 2: «i problemi non si risolvono riaprendo»

Virologo Crisanti: «Bisogna vedere se i casi diminuiscono, chi spinge non capisce le conseguenze a lungo termine». Mezzi pubblici: guanti, mascherina, sanificazione, più vagoni e corse.

L’Italia si sta preparando alla fase 2 dell’emergenza coronavirus. Nel frattempo, risuona chiaro il monito di Andrea Crisanti, ordinario all’università di Padova e direttore del laboratorio di Microbiologia del Policlinico, intervistato da ‘Il Mattino’. Il viriologo sottolinea che la prudenza deve prevalere e avverte che «Tutti quelli che si affannano e spingono per riaprire non si rendono conto delle conseguenze a lungo termine». La minaccia potrebbe essere infatti una nuova ondata di contagi: «Occorre attrezzarsi per scongiurarla. Capisco le esigenze di carattere economico e sociale», ma per l’esperto «i problemi non si risolvono riaprendo».

Secondo Crisanti «occorre aspettare ancora per vedere se i casi diminuiscono e implementare le misure di protezione”. Se da un lato i cittadini devono fare la loro parte (evitare assembramenti, usare protezioni e «scaricare la app per la tracciabilità»), le istituzioni devono «innanzitutto essere pronte per spegnere nuovi focolai e aumentare la capacità di effettuare tamponi ed esami sierologici per fare diagnosi. Situazioni che si sono verificate a inizio epidemia non sono più giustificabili».

Coronavirus: come ripartire in sicurezza

Per ripartire in sicurezza il virologo spiega che «Le misure economiche devono variare, ovviamente, da impresa a impresa- risponde il virologo – Vanno regolate attraverso una serie di linee guida. Di certo, tutte devono collaborare con le autorità sanitarie locali per adeguarsi».

Andrà bene? «Mi aspetto un po’ di passi avanti e un po’ di passi indietro”, prevede Crisanti che sul ‘nodo’ trasporti pubblici chiarisce: «Situazioni di assembramento possono favorire la trasmissione del virus. Evitandole, e portando tutti mascherina e guanti, i mezzi pubblici non sono, però, pericolosi».

Per spiegarsi meglio l’esperto riporta un aneddoto personale. «Anni fasono stato in Circumvesuviana per raggiungere Pompei, e lo ricordo ancora: non c’era posto neanche per uno spillo. Certo, in quelle condizioni non si può viaggiare. Ma si può fare sanificando le carrozze, aumentando la ventilazione, i vagoni e la frequenza delle corse».



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