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Si può escludere il diritto di recesso?

26 Aprile 2020
Si può escludere il diritto di recesso?

Diritto di ripensamento: la tutela del consumatore per acquisti online o comunque fuori dai negozi.

Una delle più gradite tutele previste dal Codice del consumo è il diritto di recesso. Come tutti ormai sanno, chi acquista senza partita Iva fuori da un negozio (e pertanto lo fa su internet, nel corso di una televendita o comunque con un operatore telefonico) ha la possibilità, nei 14 giorni successivi, di restituire la merce acquistata o disdire il servizio, ottenendo nello stesso tempo la restituzione dei soldi nel frattempo versati. 

Questo diritto viene anche chiamato ripensamento perché prescinde da una valida motivazione o dalla presenza di un difetto di funzionamento: può essere cioè esercitato per mero capriccio o magari a seguito di una valutazione più attenta del prodotto non appena pervenuto a casa del consumatore.

Chiaramente, a nessun negoziante piace restituire ciò che ha già incassato e magari rimetterci anche le spese di spedizione. Ragion per cui è facile incappare in un secco rifiuto giustificato dalle più improbabili scuse. Ma si può escludere il diritto di recesso?

La legge, in realtà, prevede dei casi di esenzione dal diritto di recesso, ma si tratta di ipotesi limite. Negli altri casi, come detto, si tratta solo di raggiri del venditore. Cerchiamo allora di fare il punto della situazione in materia per non dover cadere in una truffa.

Diritto di recesso: come funziona?

Per esercitare il diritto di recesso è necessario inviare una comunicazione scritta, con raccomandata a.r., diretta al venditore o al prestatore di servizi con la quale si comunica l’intenzione di recedere dal contratto. Non è necessario fornire giustificazioni circa tale scelta. L’importante è rispettare il termine: ci sono 14 giorni lavorativi per inviare la lettera. Conta la data di spedizione della lettera e non quella di ricevimento.

La comunicazione può essere fatta anche con fax a condizione che sia seguita, nelle successive 48 ore, dalla lettera raccomandata.

Il venditore ha l’obbligo, nel contratto, di informare il cliente della possibilità di esercitare il diritto di recesso. Se non lo fa, il termine per il ripensamento è più lungo dei 14 giorni appena indicati: 60 giorni per la vendita di beni (dal giorno del loro ricevimento) e 90 giorni invece per la vendita di servizi (dal giorno della conclusione del contratto). 

Nel caso di acquisti su internet, il diritto di recesso può essere esercitato anche compilando il modulo online che il venditore deve mettere a disposizione.

Subito dopo aver esercitato il diritto di recesso, l’acquirente deve provvedere a rispedire la merce al venditore, non potendola trattenere per sé. 

Se l’oggetto viene restituito allo stesso momento della consegna (ossia non si accetta la merce dal corriere), le spese di spedizione sono a carico del venditore. Invece, se l’acquirente lo fa in un momento successivo, le spese di spedizione sono a suo carico.

Non appena avuta comunicazione del recesso, il venditore deve restituire all’acquirente la somma da questi versata con le stesse modalità con cui è stata prima pagata (ad esempio, riaccredito sulla carta).

Diritto di recesso: quando spetta?

In generale, il diritto di recesso spetta solo a chi acquista in veste di consumatore, ossia per finalità diverse dall’attività lavorativa (quindi, senza partita Iva). Pertanto, non spetta al professionista che acquista oggetti per il proprio studio o all’imprenditore.

Il diritto di recesso poi è azionabile solo nel caso di acquisto fuori dai locali commerciali (escluse solo le vendite in fiera). Quindi ,vi rientrano gli acquisti online, quelli tramite operatori telefonici, televendite o vendite a distanza, vendite porta a porta o con ordini a seguito di promozioni trovate su giornali e riviste, ecc.

Diritto di recesso: quando non spetta

Al contrario, il diritto di recesso non spetta se si acquista con partita Iva, in quanto l’acquirente non lo fa in veste di consumatore.

Il diritto di recesso non spetta poi se si acquista in un negozio o in uno stand allestito dal venditore in un centro commerciale o in una fiera.

Quando non si può escludere il diritto di recesso?

Non si può escludere il diritto di recesso per il semplice fatto che l’imballaggio sia stato aperto e i sigilli rotti. Né per il fatto che la merce sia stata già utilizzata. Il ripensamento, infatti, presuppone proprio una valutazione dell’acquisto più attenta. Resterà dovere dell’acquirente restituire anche la confezione.

Il venditore non può perciò addebitare alcuna penale all’acquirente.

Quando si può escludere il diritto di recesso?

Il Codice del consumo prevede delle specifiche ipotesi in cui si può escludere il diritto di recesso. 

La prima di queste è per tutti i servizi che sono già stati completamente forniti se l’esecuzione è iniziata con il consenso del consumatore e per quei contratti già eseguiti con l’accettazione della perdita del diritto di recesso. Si pensi alle offerte commerciali di compagnie telefoniche: nel corso della registrazione vocale, il promotore chiede l’accettazione al cliente dell’esecuzione immediata del contratto, prima ancora della spedizione delle condizioni generali, con rinuncia al diritto di recesso. In tali casi, quindi, il ripensamento non è possibile.

Il secondo caso è quando il prezzo di vendita del bene o del servizio è legato a fluttuazioni nel mercato finanziario che non dipendono dal venditore. Pensa all’acquisto di titoli o azioni con una banca.

Il diritto di recesso può essere escluso in caso di fornitura di oggetti confezionati su misura o, chiaramente, personalizzati. Si pensi all’acquisto di una t-shirt con una stampa specifica fornita dall’acquirente.

Non si può esercitare il recesso in caso di vendita di beni che rischiano di deteriorarsi o di scadere rapidamente; si pensi all’acquisto di una partita di arance.

Ed ancora non si esercita il recesso in caso di fornitura di beni sigillati che non si prestano ad essere restituiti per motivi igienici o connessi alla protezione della salute e sono stati aperti dopo la consegna. È il caso dell’acquisto online di un rotolo di carta igienica o di alimenti.

Il recesso è escluso per la fornitura di beni che, dopo la consegna, risultano, per loro natura, inscindibilmente mescolati con altri beni o nel caso di bevande alcoliche il cui prezzo sia stato concordato al momento della conclusione del contratto di vendita, la cui consegna possa avvenire solo dopo trenta giorni e il cui valore effettivo dipenda da fluttuazioni sul mercato che non possono essere controllate dal professionista.

Infine, non è possibile il recesso per i contratti in cui il consumatore ha specificamente richiesto una visita da parte del professionista ai fini dell’effettuazione di lavori urgenti di riparazione o manutenzione.



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