Coronavirus: stop aziende fuori regola

24 Aprile 2020
Coronavirus: stop aziende fuori regola

Come tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori. Le integrazioni al Protocollo per il contrasto e il contenimento della diffusione del Covid -19. Tamponi, sanzioni, informazioni, smart working.

Imprese e sindacati, con l’apporto del governo, hanno trovato un’intesa sulle integrazioni al Protocollo per il contrasto e il contenimento della diffusione del Covid-19, che dovrà fronteggiare la fase 2 di lotta al coronavirus che dal 4 maggio prevede la fine del lockdown per molte aziende, manifattura, costruzioni nonché di alcuni servizi e di qualche attività commerciale collegata alle imprese che riapriranno.

Stop a quelle aziende che non assicurano il rispetto delle regole per la sicurezza e tutela della salute sul posto di lavoro e via alla possibilità, per i lavoratori delle aree più colpite dal Coronavirus “di misure aggiuntive specifiche, a partire dal tampone, per le quali il datore di lavoro fornirà la massima collaborazione”.

Per tutti gli altri lavoratori, invece, sarà di fatto “il medico competente a poter suggerire l’adozione di eventuali mezzi diagnostici ritenuti utili al contenimento del virus, all’interno delle indicazioni delle autorità sanitarie”.

Una intesa trovata solo al termine di un lunghissimo round iniziato nel pomeriggio di ieri e terminato solo alle 10 di questa mattina. Come riporta una nota stampa dell’Adnkronos, 17 ore di confronto serrato che hanno visto imprese e sindacati più volte ad un passo dalla rottura. Poi la quadra: sulle sanzioni sfuma la richiesta dei sindacati di restituzione di incentivi fiscali per le aziende che non rispettano le indicazioni, mentre sui tamponi per tutti e la valutazione del rischio viene chiamato in causa il medico competente. Ma una cosa Cgil, Cisl e Uil sembrano aver incassato al netto di tutto: una maggiore ‘cogenza’ dell’accordo.

Il governo infatti ha aperto alla possibilità di inserire il Protocollo in appendice in un prossimo Dpcm cosa che darebbe all’intesa una esigibilità più forte nei confronti delle aziende. Il condizionale è d’obbligo, ovviamente, visto che la decisione finale spetta al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che firma il provvedimento ma la disponibilità del ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo, è stata netta. Ad essere riscritti anche alcuni passaggi relativi al trasporto e allo smart working. Nel capitolo dedicato alla mobilità infatti è auspicato l’incentivo a forme di trasporto sul luogo di lavoro da parte delle aziende ma salta l’indicazione di utilizzare apposite navette ad hoc con adeguato distanziamento.

La salute e la sicurezza dei lavoratori

Il testo comunque è stato salutato positivamente da tutti i ‘firmatari’, Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Confindustria, Rete Imprese Italia, Confapi, Alleanza cooperative, Confimi, Federdistribuzione e Confprofessioni. “Il Protocollo è un passo avanti, è stata rafforzata la tutela della salute“, commenta il ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo. E anche la Cisl e la Uil condividono nonostante la maratona sul filo dell’intesa. “Alla fine ha prevalso il senso di responsabilità e sono state adottate le migliori soluzioni che è stato possibile condividere”, dice il leader Uil, Carmelo Barbagallo. “L’accordo è una sintesi equilibrata e responsabile”, chiosa Annamaria Furlan, segretario generale Cisl.

Soddisfatta anche la Cgil. “Un accordo positivo, utile, che mantiene la salute e la sicurezza dei lavoratori e dei cittadini la prima condizione per la ripresa dell’attività produttiva. Abbiamo fatto passi in avanti e ora dobbiamo dare gambe alla sicurezza dei lavoratori e alla ripresa produttiva”, commenta il leader Maurizio Landini che sottolinea l’importanza del “coinvolgimento delle rappresentanze sindacali aziendali e dei comitati territoriali inserito nel protocollo” che avranno il compito di garantire la massima adesione allo spirito e alla lettera del protocollo stesso.

Sanzioni

La prosecuzione delle attività produttive può avvenire solo in presenza di condizioni che assicurino alle persone che lavorano adeguati livelli di protezione. La mancata attuazione del Protocollo che non assicuri adeguati livelli di protezione determina la sospensione dell’attività fino al ripristino delle condizioni di sicurezza.

Tamponi

“Qualora, per prevenire l’attivazione di focolai epidemici, nelle aree maggiormente colpite dal virus, l’autorità sanitaria competente disponga misure aggiuntive specifiche, come ad esempio, l’esecuzione del tampone per i lavoratori, il datore di lavoro fornirà la massima collaborazione”.

Per gli altri lavoratori, “il medico competente applicherà le indicazioni delle autorità sanitarie. Il medico competente, in considerazione del suo ruolo nella valutazione dei rischi e nella sorveglia sanitaria, potrà suggerire l’adozione di eventuali mezzi diagnostici qualora ritenuti utili al fine del contenimento della diffusione del virus e della salute dei lavoratori”.

Informazioni

L’azienda fornisce un’informazione adeguata sulla base delle mansioni e dei contesti lavorativi, con particolare riferimento al complesso delle misure adottate cui il personale deve attenersi in particolare sul corretto utilizzo dei DPI per contribuire a prevenire ogni possibile forma di diffusione di contagio.

Certificazioni

L’ ingresso in azienda di lavoratori già risultati positivi all’infezione da Covid-19 dovrà essere preceduto da una preventiva comunicazione avente ad oggetto la certificazione medica da cui risulti la ”avvenuta negativizzazione” del tampone secondo le modalità previste e rilasciata dal dipartimento di prevenzione territoriale di competenza.

Sanificazioni

Nelle aree geografiche a maggiore endemia o nelle aziende in cui si sono registrati casi sospetti di Covid-19, in aggiunta alle normali attività di pulizia, è necessario prevedere, alla riapertura, una sanificazione straordinaria degli ambienti, delle postazioni di lavoro e delle aree comuni. I detergenti per le mani devono essere accessibili a tutti i lavoratori anche grazie a specifici dispenser collocati in punti facilmente individuabili.

Smart working

Il lavoro a distanza continua ad essere favorito anche nella fase di progressiva riattivazione del lavoro in quanto utile e modulabile strumento di prevenzione, ferma la necessità che il datore di lavoro garantisca adeguate condizioni di supporto alla persona del lavoratore e alla sua attività, assistenza nell’uso delle apparecchiature, modulazione dei tempi di lavoro e delle pause.

Orari di lavoro

L’articolazione del lavoro potrà essere ridefinita con orari differenziati che favoriscano il distanziamento sociale riducendo il numero di presenze in contemporanea nel luogo di lavoro e prevenendo assembramenti all’entrata e all’uscita con flessibilità di orari.



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