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Si può chiudere un conto corrente cointestato?

26 Aprile 2020
Si può chiudere un conto corrente cointestato?

Conto di proprietà di più persone: come si procede all’estinzione e che succede nel caso di morte di uno dei titolari. 

Dopo esserci occupati di come togliere un intestatario dal conto cointestato, vediamo ora se si può chiudere un conto corrente cointestato. 

La risposta, per quanto banale possa sembrare a prima vista, richiede però alcuni chiarimenti di carattere giuridico: primo tra tutti il fatto che i rapporti tra i cointestatari del conto sono regolati da norme diverse rispetto a quelle che, invece, regolano il rapporto tra i cointestatari e la banca. Di tanto daremo una spiegazione semplice e pratica nel presente articolo per poi spiegare se e come si può chiudere un conto corrente cointestato. Ma procediamo con ordine.

Conto cointestato: come funziona?

Non bisogna confondere il «conto cointestato» con il «conto con delega». Nel primo caso, i proprietari del conto sono due o più soggetti. Nel secondo, invece, l’intestatario resta una sola persona la quale, però, conferisce ad un’altra l’autorizzazione (comunicata anche alla banca) ad eseguire operazioni allo sportello. Tali operazioni dovranno comunque rispettare le indicazioni fornite in anticipo dal proprietario. Il delegato è, quindi, solo un coadiuvatore: non può cioè rivendicare alcun diritto sulle somme, neanche alla morte dell’intestatario. 

Il conto cointestato può essere di tre tipi:

  • a firma congiunta: prelievi e pagamenti possono avvenire solo col consenso e la partecipazione di tutti i titolari. Si ricorre a tale figura quando c’è sfiducia tra i cointestatari;
  • a firma disgiunta: prelievi e pagamenti possono essere effettuati indifferentemente da tutti i cointestatari, senza bisogno del consenso e della partecipazione degli altri;
  • misto: le operazioni fino a un certo importo possono essere effettuate “a firma disgiunta”, mentre oltre tale tetto dovranno avvenire “a firma congiunta”.

Il conto cointestato può nascere così sin dall’inizio: in tal caso, tutti i cointestatari dovranno recarsi in banca per la sottoscrizione del contratto. Oppure si può effettuare la cointestazione in un momento successivo al sorgere del conto: in tal caso, si verifica una donazione del 50% delle somme depositate (salvo diversa quota concordata tra le parti).

I rapporti tra i cointestatari

Nel conto cointestato, ciascun cointestatario si presume titolare di una quota di denaro pari a quella degli altri salvo che vi sia un diverso accordo tra le parti. Quindi, se nulla viene stabilito, in un conto cointestato tra due persone, ciascuna è titolare del 50% del denaro. Ben però potrebbero le parti convenire ad una visione diversa (ad esempio, 60% e 40%).

Questo significa che se uno dei cointestatari preleva più della propria quota è tenuto a restituire agli altri la rispettiva parte indebitamente utilizzata. 

Anche i debiti con la banca si dividono allo stesso modo: se non è diversamente pattuito, ciascuno dei cointestatari ha una parte del debito pari alla sua quota di proprietà. 

Questo significa che se uno dei cointestatari paga alla banca tutto lo scoperto sul conto ha il diritto di pretendere dall’altro la restituzione della metà dei soldi versati.

I rapporti tra i cointestatari e la banca

Le regole sono diverse quando si passa ad analizzare i rapporti tra i cointestatari e la banca. Sul versante attivo, la banca è debitrice di entrambi i titolari per l’intero importo, senza dover rispettare le rispettive quote (cosiddetta solidarietà passiva). Così, se uno dei due cointestatari preleva più del proprio 50% la banca non può impedirgli di farlo. L’altro cointestatario non potrà citare in giudizio la filiale ma dovrà rivalersi solo contro il “socio” a cui dovrà chiedere la restituzione della propria quota.

Sul lato passivo si verifica la stessa cosa: la banca è legittimata a chiedere l’intero importo vantato a ciascuno dei contestatari salvo poi la possibilità per questi di chiedere la restituzione della metà all’altro.

Si può chiudere un conto cointestato?

E’ chiaro che si può chiudere un conto cointestato ma, affinché ciò avvenga, è necessario il consenso e la presenza di entrambi i soggetti. Come un cointestatario non può escludere l’altro senza il suo consenso, allo stesso modo non può chiudere il conto unilateralmente. 

Tutti i titolari del conto dovranno inviare una lettera raccomandata a.r. alla banca o presentarsi presso la filiale per chiedere l’estinzione del conto corrente, dando istruzioni in merito alla restituzione dell’eventuale giacenza attiva.

È possibile chiudere un conto cointestato anche se lo stesso presenta un saldo debitore: è diritto, infatti, dei correntisti evitare che sul c/c vengano addebitate ulteriori spese. Resta chiaramente l’obbligo di restituire alla banca le somme non ancora versate, con tutti gli interessi di mora previsti nel contratto.

Che succede in caso di morte di uno dei cointestatari?

Il contratto di conto corrente bancario non si estingue automaticamente per effetto del decesso del correntista, occorrendo a tal fine una espressa manifestazione di volontà da parte degli eredi. La banca è comunque chiamata ad un comportamento improntato a correttezza e buona fede nei confronti degli eredi. 

Tale principio, affermato più volte dall’Abf (l’Arbitro bancario finanziario) [1] vale anche nel caso di morte di uno dei cointestatari del conto corrente. Il conto, quindi, resta in vita e la banca potrà restituire al superstite solo la sua quota mentre l’altra viene congelata in attesa che gli eredi presentino allo sportello la dichiarazione di successione. Solo dopo tale momento la banca è autorizzata dalla legge a liquidare le varie quote ai singoli eredi che si presenteranno anche individualmente. 

Il provvedimento precisa comunque che, presa conoscenza del decesso del correntista, «si apre, per la banca, una fase dove si intensifica la necessità di rispettare i canoni della correttezza e della buona fede». Si pone dunque la necessità di osservare comportamenti «ispirati a prudenza e a buona amministrazione, volti a conservare integre le ragioni dell’eredità. La banca, dunque, è tenuta ad inviare al successore, al più presto, ogni informazione in suo possesso sullo stato del conto corrente: la consistenza, la presenza di debiti, di polizze assicurative; possibilmente, informarlo circa il diritto di recesso, interpellarlo riguardo all’esercizio di questo diritto e alla eventuale sospensione di pagamenti che l’erede ritenga non più utili».

Dall’altro lato, al successore è espressamente riconosciuto il diritto di ottenere copia della documentazione inerente le singole operazioni poste in essere negli ultimi 10 anni (art. 119, comma 4, TUB), senza dimenticare che «è certamente onere degli eredi dare tempestiva notizia alla banca della morte del correntista».


note

[1] Abf decisione del 6 novembre 2019, n. 24360.


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