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Multa con auto aziendale: il datore deve comunicare i dati conducente

7 Luglio 2014 | Autore:
Multa con auto aziendale: il datore deve comunicare i dati conducente

Risponde il datore di lavoro della mancata comunicazione dei dati del conducente se l’infrazione stradale è stata commessa alla guida di un’auto aziendale; inutile contestare l’impossibilità di individuare l’automobilista in considerazione del tempo trascorso dall’illecito.

 

Alla notifica di una contravvenzione, il proprietario dell’auto deve comunicare all’autorità competente il nome di colui che ha effettivamente commesso l’infrazione [1]. L’obbligo è finalizzato a favorire la decurtazione dei punti dalla patente e la sua violazione determina l’applicazione di sanzioni elevate [2]. Per ulteriori informazioni vi rimandiamo ai seguenti approfondimenti su difese e possibili soluzioni:

Multe: occhio all’avviso di comunicazione dei dati del conducente

Nessun obbligo di comunicare i dati del conducente per chi impugna la multa”.

A tale dovere non si sottrae nemmeno l’imprenditore, o il titolare dell’associazione professionale che risulta proprietario di un’auto aziendale con la quale è stato violato il codice della strada. Infatti, secondo la Corte di Cassazione [3], anche tali soggetti sono tenuti a conoscere e a verificare in ogni momento chi guida le proprie vetture. Dunque, alla mancata comunicazione dei dati, l’autorità competente deve elevare un’ulteriore contravvenzione nei confronti del datore di lavoro o comunque di chi ne risulta titolare (es. la stessa società se l’autovettura è intestata alla stessa).

D’altronde, si presume che chi gestisce un’organizzazione economica pianifichi l’attività su turni di servizio, la cui consultazione consente, anche a distanza di tempo, di risalire al conducente del veicolo di ogni ora o giorno passato. Da qui l’impossibilità di chiedere ed ottenere l’annullamento della sanzione sostenendo che l’automezzo è utilizzato in modo indiscriminato da più persone e che il tempo trascorso rende oggettivamente impossibile individuarne il trasgressore.

Anche se ciò fosse vero e si riuscisse a dimostrare l’assenza nell’organizzazione aziendale di qualsivoglia accorgimento idoneo a favorire l’identificazione del conducente, non sarebbe comunque possibile ottenere un’esenzione di responsabilità. Al contrario, non si farebbe altro che provare al giudice la tenuta di un comportamento negligente in merito all’adempimento dei doveri di vigilanza spettanti all’imprenditore, che finirebbe cosi per legittimare la sanzione.


note

[1] Art. 126- bis, Cod. str.

[2] Art. 180, Cod. str.

[3] Cass., ord.  del 13.06.14, n. 1341.

Autore immagine: 123rf com


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