Covid-19, l’Oms nega gli effetti protettivi del fumo

25 Aprile 2020 | Autore:
Covid-19, l’Oms nega gli effetti protettivi del fumo

L’Organizzazione mondiale della Sanità smentisce i ricercatori francesi secondo cui la nicotina potrebbe abbassare le percentuali di rischio di contagio.

Non si è trattato ufficialmente di una fake news ma semplicemente di uno studio dal contenuto sbagliato. Almeno secondo il parere dell’Organizzazione mondiale della Sanità, che ha smentito seccamente la teoria di un gruppo di ricercatori francesi, secondo cui la nicotina avrebbe degli effetti protettivi contro il coronavirus. Insomma, dire che qualche sigaretta al giorno toglie il Covid-19 di torno sarebbe una fesseria come quelle suggerite dal presidente americano Donald Trump di iniettarsi dell’amuchina o di farsi le lampade Uva per seccare il virus.

I ricercatori francesi avevano fatto riferimento al ruolo del recettore nicotinico dell’acetilcolina per i suoi effetti vasodilatatori e ipotensivi contro il coronavirus. Tant’è che sono stati avviati dei test per valutare i risultati prodotti dai cerotti di nicotina su pazienti risultati positivi al Covid e sui curanti non infetti, con il sostegno del ministero francese della Salute. Gli esperti, tuttavia, avevano avvertito: questo non vuol dire che il fumo faccia bene o che abbia un effetto protettivo sulla salute, perché il tabacco contiene molte sostanze tossiche. E fin qui, ci arrivavamo.

Tesi smontate radicalmente dall’Oms: «Il fumo danneggia i polmoni e altre parti del corpo e rende più vulnerabile all’infezione da Covid-19», ha tagliato corto l’agenzia dell’Onu, che ha aggiunto: «I fumatori con Covid-19 probabilmente soffrono di condizioni più gravi rispetto agli altri e queste potrebbero portare a morte prematura».

Tutto era nato da una semplice (forse fin troppo) lettura delle statistiche: secondo una ricerca cinese effettuata su mille pazienti contagiati e pubblicata a fine marzo, i fumatori rappresentavano la percentuale più bassa dei casi, nemmeno il 13% contro una popolazione che fa uso abituale di sigarette del 28%. Lo stesso studio era stato replicato in Francia, dove su 11mila pazienti ricoverati per coronavirus la percentuale dei fumatori si fermava all’8,5%, contro un tasso di tabagismo del 25,4%. Da qui era stato dedotto che i fumatori erano meno esposti al contagio, per quanto fosse stato ammesso che le sigarette sono un importante fattore di rischio per la salute. Teoria che ora l’Organizzazione mondiale della Sanità chiede che non venga ascoltata.


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Autore immagine: Canva.com


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