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Firma apposta con timbro: è valida?

26 Aprile 2020
Firma apposta con timbro: è valida?

Si può firmare un documento in modo elettronico, con la scannerizzazione della firma o un timbro personale?

Tutti sappiamo come si firma un documento, eppure le comunicazioni elettroniche fatte a distanza – tramite email e chat -hanno reso la vecchia sottoscrizione a penna un atto desueto. Chi vi ricorre è solo perché intende formalizzare un accordo particolarmente importante o adempiere ad obblighi imposti dalla pubblica amministrazione. 

Prendendo atto di ciò, la giurisprudenza ha via via riconosciuto una certa validità anche alle email semplici (benché non inviate con il servizio di posta elettronica certificata) e agli screenshot delle chat.

Insomma, la firma sembra via via tramontare a vantaggio dei moderni strumenti telematici. 

Ciò che però non manca mai sulla scrivania di un professionista o di un imprenditore è il tradizionale timbro. Di qui il dubbio: è valida una firma apposta con timbro?

Immaginiamo di stipulare un contratto con una banca, con l’agenzia di un’assicurazione o con una compagnia telefonica per il tramite del rivenditore di zona; o, al contrario, di dover firmare un documento ma di non poterlo fare e, perciò, di delegare un amico o un familiare al posto nostro. Se in tutti questi casi, al posto del tradizionale scarabocchio che dovrebbe rappresentare il nome e il cognome del firmatario, dovesse esserci invece il timbro dell’azienda o dell’ufficio l’atto sarebbe ugualmente valido?

Cerchiamo di fare il punto della situazione.

La funzione della firma

Prima di stabilire se è valida una firma apposta con timbro dobbiamo chiarire a cosa serve la firma. È proprio da questa precisazione che risulterà ancora più chiara la risposta a questo interessante quesito legale.

Lo scopo della firma è di ricondurre le dichiarazioni contenute nel documento al soggetto che lo ha sottoscritto, in modo che questi non possa, un domani, affermare di non aver mai voluto i suoi effetti. 

La firma è quindi un “segno di riconoscimento” che rileva non tanto per il nome e il cognome che vengono apposti sulla carta ma per la grafia tipica del sottoscrittore. È questa, infatti che conta più di ogni altra cosa e che consente a terzi di vagliare la genuinità della firma stessa.

Come dire: anche scrivendo uno scarabocchio o una semplice sigla, la firma svolge ugualmente la sua funzione.

Inversamente, però, non è cambiando grafia, mano o modo di firmare che si possono eludere i propri obblighi. Difatti, dinanzi a una contestazione, un perito sarebbe in grado di valutare la riconducibilità della firma a un determinato soggetto sulla base di altri parametri come la pressione della penna, la velocità di scrittura, alcuni elementi grafici che spesso vengono apposti in modo inconscio dal soggetto (si pensi al puntino sulle i, alle virgole, alla lunghezza del tratto del punto e così via).

Firma a matita: è valida?

Non si può firmare un documento con una matita. La ragione è abbastanza intuibile: chiunque potrebbe, in un secondo momento, cancellare la sottoscrizione privando di valore il documento a proprio piacimento.

Per la stessa ragione è richiesto di utilizzare una penna con inchiostro non chiaro, possibilmente quindi il nero o il blu. 

Il timbro ha valore di firma?

Alla luce di quanto abbiamo appena detto, si deve escludere qualsiasi valore legale al timbro che pertanto non può mai sostituire la firma. E questo perché il timbro non contiene la grafia del sottoscrittore e ben potrebbe essere falsificato.

Quindi, firmare un documento con un semplice timbro, senza aggiungere la sottoscrizione a penna, non garantisce allo stesso un valore legale.

Allo stesso modo, non è possibile firmare un documento apponendovi la “scannerizzazione” di una firma fatta in precedenza attraverso un gioco di copia e incolla al computer. La firma, infatti, deve essere apposta a penna e in originale. Non è valida, quindi, una firma fotocopiata che potrebbe essere facilmente contestata in qualsiasi momento. 

Eccezionalmente, la legge riconosce valore al timbro solo quando si tratta della firma di un funzionario della pubblica amministrazione. Per esigenze di celerità, infatti, è possibile una scansione elettronica della sottoscrizione o la semplice dicitura del nome e del cognome riportata sull’atto e scritta al computer. 

Difatti, per la validità dell’atto della PA è sufficiente che sia certa la riconducibilità dell’atto stesso ad un organo persona fisica, indipendentemente dal tipo di segno grafico apposto. Il che può essere garantito anche con un timbro o con la carta prestampata proveniente dall’ufficio in questione. A stabilirlo è lo stesso codice dell’amministrazione digitale che consente all’amministrazione di fornire l’originale dei propri documenti tramite mezzi informatici. 



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