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Incroci stradali e precedenze

26 Aprile 2020
Incroci stradali e precedenze

Non sempre chi viene dalla strada di destra ha la precedenza all’incrocio. Ecco le regole e la segnaletica da rispettare. 

Non è vero che, ad un incrocio, chi viene da destra ha sempre ragione. C’è innanzitutto la segnaletica da verificare, che potrebbe stabilire, di volta in volta, regole differenti. In più, c’è il principio della cosiddetta “precedenza di fatto” che impone di lasciar passare chi ha già occupato l’incrocio, seppure illegittimamente. Infine, se ci si accorge di un’auto che sta per sopraggiungere a velocità spropositata, non perché si viene da destra bisogna bloccarle il passaggio facilitando così lo scontro.

Una recente sentenza della Cassazione si è occupata del tema incroci stradali e precedenze fornendo importanti chiarimenti. È la scusa per approfondire un argomento sempre attuale: gran parte degli incidenti stradali nei centri urbani avviene infatti proprio agli incroci, anche in quelli regolati dal semaforo. Il che dimostra che non è solo una questione di mancanza di conoscenza delle norme del codice della strada o di distrazione ma anche di volontaria trasgressione.

Ecco allora alcune informazioni che torneranno utili per comprendere chi ha la precedenza.

Incroci stradali: norme di precedenza

In assenza di segnaletica stradale, chi viene da destra ha diritto alla precedenza. 

Se però chi viene da destra si trova su una strada secondaria che si immette su una principale, deve lasciar passare prima chi proviene da quest’ultima.

Allo stesso modo chi, provenendo da una strada privata, si immette su una pubblica deve sempre dare la precedenza. 

La segnaletica può derogare a tali regole, stabilendo l’obbligo di precedenza anche a chi viene da destra o, addirittura, lo stop.

La differenza consiste in questo: nel caso di cartello a forma di triangolo, bisogna rallentare e verificare che non sopraggiunga nessuno e, solo in quest’ultimo caso, si può passare; viceversa, con lo stop bisogna fermarsi comunque, anche se a prima vista non ci sono altre auto.

In presenza di tram o treni, la precedenza va sempre data a questi.

Bisogna fermarsi prima della segnaletica orizzontale, ossia la striscia bianca sulla strada prima di immettersi nella intersezione.

In tutti questi casi, chi ha la precedenza deve fermarsi prima della segnaletica orizzontale, ossia prima che le ruote anteriori dell’auto tocchino la striscia bianca disegnata sulla strada.

Non puoi stare in mezzo all’incrocio, alle rotaie del tram o ai binari del treno se non hai poi la possibilità di muoverti rapidamente. Quindi, non impegnare l’incrocio solo per ottenere di passare prima, quasi come se fosse un «diritto di prenotazione» del passaggio.

Negli sbocchi su strada di sentieri, tratturi, mulattiere e piste ciclabili devi fermarti e dare la precedenza a chi circola su strada.

Quando l’auto che viene da destra deve dare la precedenza  

Oltre ai casi appena menzionati, l’auto che proviene da destra deve dare precedenza a quella da sinistra in due ipotesi:

  • quando l’incrocio è già stato occupato sicché non ci si può immettere senza creare un pericolo alla circolazione con conseguente rischio di tamponamento. Chi viene da destra, quindi, se si accorge che l’auto proveniente da sinistra ha già impegnato la strada o sta per farlo, deve fare di tutto per evitare lo scontro e, quindi, lasciarla passare. Si tratta della regola della cosiddetta precedenza di fatto. In tali ipotesi, il giudice potrà valutare anche la sussistenza di un concorso di colpa;
  • quando chi viene da destra si accorge che, dalla strada alla sua sinistra, sta provenendo un’altra auto ad una velocità talmente elevata da non consentirle di frenare dolcemente. Sicché, l’eventuale immissione al centro dell’incrocio potrebbe agevolare un incidente. 

Queste due ipotesi si basano su un principio assai importante in tema di circolazione stradale: ogni conducente deve fare di tutto per evitare incidenti stradali, anche prevedendo – laddove possibile – le altrui infrazioni. Sicché, per essere risarciti in caso di sinistro, non basta dimostrare di aver rispettato le norme sulla circolazione, ma anche di non aver potuto prevedere ed evitare l’incidente. 

La regola della precedenza di fatto

La cosiddetta precedenza di fatto è la precedenza che si acquisisce in quelle situazioni in cui il conducente, pur marciando su una strada senza diritto di precedenza, possa attraversare l’incrocio senza che si verifichi la collisione. Secondo la giurisprudenza, la precedenza di fatto scatta solo quando il conducente sfavorito sia giunto all’incrocio con tale anticipo da consentirgli l’attraversamento e l’immissione in area senza pericolo di collidere con il veicolo favorito e senza che il conducente proveniente da destra sia costretto ad effettuare manovre di emergenza o a rallentare, oltre i limiti richiesti dalla presenza del crocevia, o addirittura, a fermarsi.

La colpa di un incidente può, pertanto, essere addebitabile (anche con un «concorso di colpa») al conducente favorito che abbia violato la regola generale di usare la dovuta prudenza.

Per ricostruire le ragioni in un incidente stradale all’incrocio e comprendere se un conducente, primo dell’incidente, avesse già occupato il centro della strada, il giudice potrà basarsi sui rilievi e sulle fotografie scattate dalla polizia intervenuta. Ad esempio, le tracce delle frenate e i punti di contatto tra le due vetture interessate al sinistro sono dei validi tornasole per capire di chi è la ragione in caso di omessa precedenza.

Secondo una recente pronuncia della Cassazione però [1], impegnare l’incrocio in anticipo rispetto al veicolo avente, di norma, la precedenza non è sufficiente per riconoscere la cosiddetta precedenza di fatto. Difatti, solo in caso di «anticipo significativo all’incrocio da parte del conducente privo di precedenza, questi può acquisirla rispetto all’altro conducente». 

Dunque, è necessaria la prova che il conducente sia giunto all’incrocio con anticipo utile ad attraversarlo per primo.

Incidente all’incrocio senza contatto tra le auto

Nella nozione di incidente stradale rientra anche quello tra un’auto in movimento e una ferma (si pensi a una macchina parcheggiata male che provochi un inserto) e quello senza punti di contatto tra le auto, ossia senza che vi sia stato uno scontro. A quest’ultimo proposito si pensi a un’auto che, accorgendosi della violazione commessa dall’altra, sterzi all’improvviso sbandando sul marciapiedi: il relativo conducente avrà ugualmente diritto ad essere risarcito dall’assicurazione.

Multa per omessa precedenza

La sanzione stradale prevista per chi viola le norme sulla precedenza consistente in:

  • sanzione pecuniaria da 162 a 646 euro;
  • decurtazione di 5 punti dalla patente.

Se in due anni viene ripetuta tale infrazione per almeno due volte, scatta anche la sospensione della patente da uno a tre mesi.

Approfondimenti

Per maggiori informazioni leggi:


note

[1] Cass. ord. n. 8138/20 del 23.04.2020.

Corte di Cassazione, sez. III Civile, ordinanza 16 gennaio – 23 aprile 2020, n. 8138

Presidente Amendola – Relatore Cricenti

Fatti di causa

Il ricorrente, alla guida di un motociclo, si è scontrato con un autobus urbano della ATM milanese.

L’incidente è avvenuto nell’attraversamento di un incrocio, con il ricorrente proveniente da sinistra e l’autobus da destra.

Il ricorrente ha riportato severe lesioni alla persona, oltre che danni al motociclo, per il risarcimento dei quali ha agito in giudizio nei confronti della ATM, proprietaria del veicolo, del conducente e della compagnia di Assicurazione, sostenendo di avere approfittato di una precedenza di fatto, in quanto aveva iniziato l’attraversamento dell’incrocio tempo prima che vi sopraggiungesse l’autobus, tanto è vero che lo scontro era avvenuto con lo spigolo destro di quest’ultimo.

A dimostrazione della sua tesi, il ricorrente ha altresì allegato l’annullamento, ad opera del giudice di pace, del verbale di contravvenzione redatto a suo carico dagli operanti intervenuti nella immediatezza dell’incidente. Tuttavia, il giudice di primo grado, dopo aver disposto una consulenza tecnica, ed aver sentito alcuni testi, ha rigettato la domanda ritenendo non provata la tesi del ricorrente.

La Corte di appello, adita da quest’ultimo, ha confermato la decisione di primo grado, negando che fossero emerse prove della precedenza di fatto, e che fosse emersa una colpa del conducente dell’autobus.

Ricorre Ma. Or. con cinque motivi. Si oppone con controricorso l’ATM Milano. Il ricorrente ha depositato memorie.

Ragioni della decisione

1.- La ratio della decisione impugnata.

La corte di appello conferma l’accertamento fatto in primo grado, innanzitutto escludendo che l’istruttoria ha fatto emergere la precedenza “di fatto” del ricorrente, ed applicando la regola per la quale il concorso di colpa, ai sensi dell’articolo 2054 c.c. presuppone che non sia emersa quella esclusiva di uno dei due, che invece, alla luce delle prove assunte è emersa, ed a carico del solo ricorrente.

2.- Ma. Or. ricorre con cinque motivi.

2.1.- V’è una preliminare eccezione di inammissibilità fatta da ATM sulla regolarità della procura. Sostiene infatti la controricorrente che nella copia a lei notificata manca la procura speciale al difensore, con conseguente nullità del ricorso.

L’eccezione è infondata.

Infatti, l’originale depositato contiene chiaramente, allegata, la procura speciale, completa di ogni indicazione e dunque valida. In tal caso la procura deve ritenersi validamente rilasciata ed esistente, purché nella copia notificata ci sia attestato che la notifica proviene da quel difensore (Cass. 1981/2018). Ad ogni modo va evidenziato che l’allegazione all’originale della procura è atto di per sé sufficiente, avendo la controparte la possibilità di verificare, atteso il deposito, la regolarità dell’atto (Cass. 7286/ 2018).

3.- Con il primo motivo il ricorrente lamenta violazione degli articoli 140,141 e 145 cod. strada, nonché 1227 e 2054 cod. civ.

La sua tesi è la seguente.

La corte di merito ha dato alle norme del codice della strada, suindicate, un significato errato, non tenendo in considerazione l’obbligo di colui che ha la precedenza di diritto di prestare comunque attenzione agli altri veicoli.

Inoltre, avrebbe violato la regola sulla precedenza di fatto, la quale assegna diritto a colui che sopraggiunge all’incrocio con anticipo tale da poter passare per primo, anche se non avrebbe, di regola, diritto di farlo.

Ritiene il ricorrente che se la corte avesse tenuto in considerazione questa regola, avrebbe valutato diversamente la colpa del conducente dell’autobus, che non ha prestato lui attenzione all’attraversamento, già quasi completato, da parte del ricorrente. E così facendo avrebbe applicato diversamente la regola sul concorso di colpa, esclusa invece ingiustificatamente dal rilievo della esclusiva responsabilità del ricorrente.

3.1.- Con il secondo motivo si censura violazione dell’articolo 111 Cost. e 161 c.p.c.

La corte avrebbe fatto affidamento sulla CTU, espletata in primo grado, ma supinamente e immotivatamente, senza tener conto delle puntuali osservazioni fatte dal consulente di parte.

Avrebbe invece dovuto motivare le ragioni della adesione alle conclusioni peritali, specie in presenza di critiche puntuali mosse dalla parte.

3.2-Con il terzo motivo si denuncia violazione dell’articolo 324 c.p.c, dell’articolo 2909 c.c. e nuovamente dell’articolo 161 c.p.c.

Secondo il ricorrente la corte non avrebbe tenuto conto nella valutazione del fatto dell’annullamento del verbale di contravvenzione, deciso con sentenza del Giudice di pace, che invece aveva un peso nella decisione, essendo venuta meno la contestazione della violazione a carico del ricorrente.

3.3. Con il quarto motivo, invece, si censura violazione degli articoli 2699 e 2700 c.c.

Secondo il ricorrente, nell’aderire alla CTU, la corte ha attribuito al verbale degli operanti una certa fede privilegiata, che invece quel verbale non possiede, e ciò ha fatto perché la CTU ha fatto proprie, in parte, le osservazioni contenute in quel verbale. La corte di merito avrebbe invece dovuto evitare di considerare il rapporto dei vigili come facente piena prova.

3.4.- Il quinto motivo è un finto motivo.

Sostenendo violazione degli articoli 91 e 92 c.p.c, il ricorrente auspica che, accolto il ricorso, ne seguano conseguenze favorevoli anche sulle spese di lite.

4.- Il ricorso è infondato.

Con il primo motivo, come si è visto, il ricorrente, ritiene violate le norme del codice della strada sulla precedenza (in particolare articoli 140 e 141 cod. str.).

In realtà il motivo, sotto l’apparente denuncia di violazione di legge, contiene censure di merito, ossia contesta l’accertamento del fatto e la valutazione delle prove, censura, come è noto, inammissibile in sede di legittimità.

Infatti, la corte non travisa il significato delle norme indicate, attribuendone loro uno errato.

Applica correttamente la regola sulla cosiddetta precedenza di fatto, ed altrettanto correttamente la regola sulla presunzione di colpa.

Non nega la corte di merito che, nel caso di anticipo significativo all’incrocio da parte del conducente privo di precedenza, questi possa acquisirla rispetto all’altro, né nega che, anche in caso di precedenza legale, chi ne beneficia debba prestare comunque attenzione alle manovre degli altri conducenti.

Piuttosto ritiene che, in fatto, non è emerso che il ricorrente avesse una precedenza di fatto, ossia che fosse giunto all’incrocio con anticipo utile ad attraversarlo per primo; né ritiene provata, all’esito dell’istruttoria, una qualche negligenza o imprudenza del conducente ATM. In sostanza, secondo la corte vero è che anche chi ha precedenza deve prestare attenzione, ma è altresì vero che non risulta che il conducente ATM non l’abbia prestata.

E questo è un accertamento di fatto non censurabile, in quanto adeguatamente motivato e immune da errori percettivi.

4.1.- Il secondo motivo è parimenti infondato.

Anche su tale punto, la censura è solo in apparenza di violazione di legge (161 c.p.c.), ma in realtà contesta l’accertamento in fatto.

Leggendo la motivazione della sentenza si ricava agevolmente che la corte non ha supinamente accolto le conclusioni del CTU, trascurando di dare credito ai rilievi del consulente di parte. Anzi, ha osservato che il giudice di primo grado, a seguito delle osservazioni del consulente di parte, ha invitato quello d’ufficio a replicare ed a fornire chiarimenti.

Così che il motivo è parimenti inammissibile, in quanto volto a contestare un accertamento in fatto, peraltro correttamente svolto.

4.2.- Il terzo motivo denuncia mancata o erronea valutazione della decisione con cui il giudice di pace ha annullato la sanzione al ricorrente.

Anche questo motivo è infondato.

Intanto va chiarito che la decisione del giudice di pace, che annulla la sanzione inflitta dai vigili urbani al ricorrente, non costituisce giudicato esterno; e non lo è in quanto decisione resa tra parti diverse, a tacer d’altro.

Piuttosto si tratta di una prova documentale, che è rimessa all’apprezzamento del giudice, insindacabile in questa sede, se non ridondi in motivazione nulla o errore percettivo; apprezzamento che v’è stato (p. 9 della sentenza) e che è stato altresì motivato adeguatamente, a dimostrare che quel documento probatorio (e non giudicato esterno) non influisce sull’accertamento dei fatti, nel senso operato dal giudice di prime cure.

4.3.- Il quarto motivo denuncia violazione dell’articolo 2700 c.c. Secondo il ricorrente la corte, nel fare proprie le conclusioni del CTU ha fatto proprie anche quelle del verbale degli operanti, su cui il CTU aveva fatto affidamento, e così facendo ha attribuito a quel verbale la natura di prova privilegiata, ossia quella propria di atto avente fede privilegiata.

La censura non coglie la ratio della decisione impugnata, in quanto quest’ultima non attribuisce al verbale degli operanti efficacia di piena prova, ed anzi, non vi fa alcun riferimento. Piuttosto fa proprie le conclusioni della CTU, valutate alla stregua del valore da attribuire a tale mezzo di accertamento.

Né può dirsi che l’aver condiviso tali conclusioni significa aver attribuito valore di fede privilegiata a verbali di cui il CTU possa essersi servito nelle sue valutazioni. Non si vede come, non avendo quei verbali, per loro natura valore di fede privilegiata, possono acquisirla per il rilievo che un consulente attribuisce loro, ed infine per il rilievo che una corte dà alla consulenza.

4.4.- Il quinto motivo come detto, non è un motivo, ma la richiesta di spese favorevoli in caso di accoglimento.

Il ricorso va pertanto rigettato.

P.Q.M.

La corte rigetta il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese di lite, nella misura di 7200,00 Euro, oltre 200,00 Euro di spese generali. Ai sensi dell’art. 13, comma 1-quater, del D.P.R. n. 115 del 2002, la Corte dà atto che il tenore del dispositivo è tale da giustificare il pagamento, se dovuto e nella misura dovuta, da parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso.


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