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Coronavirus: cosa potranno fare i bambini dal 4 maggio

25 Aprile 2020 | Autore:
Coronavirus: cosa potranno fare i bambini dal 4 maggio

Si torna al lavoro ma resta il problema dei figli: dove e con chi possono restare? Al vaglio iniziative che coinvolgono Comuni e Terzo settore.

A pochi giorni dall’inizio della fase 2 dell’emergenza coronavirus, risolto per molti il problema di poter riprendere l’attività lavorativa, per altri resta un nodo cruciale: cosa potranno fare i bambini dopo il 4 maggio, quando i genitori dovranno rientrare in fabbrica o in ufficio? Il Governo, per bocca della ministra della Famiglia e delle Pari Opportunità, Elena Bonetti, ha ammesso che è giusto che i bambini debbano tornare a giocare. La questione, però, è sempre quella: dove e con chi? La ministra vorrebbe che dopo il 4 maggio riaprissero i parchi, ma chi porterà i bimbi a tirare quattro calci a un pallone?

Bonetti non esclude oratori e campi estivi, per quanto l’Istituto superiore di Sanità sia contrario a questa ipotesi. Il principio che prevale nella testa della titolare del dicastero della Famiglia (e non solo) è ben chiaro: la gente deve tornare al lavoro, e bisogna dare una mano. Piuttosto, suggerisce la ministra, riapriamo quelle strutture in modo sicuro. Ma riapriamole.

Bisognerà, comunque, coinvolgere le amministrazioni locali, visto che i parchi e alcune strutture dipendono direttamente da loro. L’Anci, cioè l’associazione che riunisce i Comuni italiani, ha già dato parere positivo alla riapertura dei parchi recintati dopo il 4 maggio. I bambini potranno essere accompagnati da un adulto, ma gli ingressi saranno contingentati per evitare che si formi la folla. Una delle possibilità è che si debba prendere appuntamento in Comune. Ma siamo alle solite: con chi ci vanno al parco i bimbi se i genitori sono al lavoro e non c’è un fratello maggiore che li accompagni? La ministra Bonetti avanza l’ipotesi di coinvolgere dei pedagogisti che propongano dei giochi ai bambini.

Rimane, comunque, valida l’idea di campi estivi, oratori e centri gioco, come in Emilia Romagna, dove si lavora su queste possibilità. Altrove, come a Milano, si pensa di utilizzare le piscine coperte ed i loro giardini oppure, come a Bari, si valuta l’uso dei cortili delle scuole e degli asili come una sorta di centro estivo. Il tutto, garantendo la massima sicurezza, ma evitando che i bambini debbano subire ancora gli effetti di una quarantena in casa troppo lunga, che sta minando la loro crescita ed il loro sviluppo.

Altri sindaci spingono per la riapertura dei nidi e delle scuole materne, pensando ai più piccoli, utilizzando piuttosto degli spazi pubblici recintati ed oggi inutilizzati. Non si trascura nemmeno la possibilità di coinvolgere volontari, scout o altri operatori del Terzo settore.

Alla peggio, cioè nel caso in cui non ci sia alcuna alternativa e debbano essere i genitori a pensare a cosa fare con i figli, la ministra Bonetti chiede (anzi, sarebbe meglio dire pretende) che il Governo approvi altre misure urgenti come l’assegno per i figli, l’allungamento del congedo parentale per altri 15 giorni e attività di sostegno alle famiglie.


note

Autore immagine: Canva.com


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