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Cosa succede se non pago un finanziamento Unicredit

28 Luglio 2020 | Autore: Alberto Melotto
Cosa succede se non pago un finanziamento Unicredit

Se ti sei trovato nella condizione di non riuscire più a pagare le rate di un finanziamento Unicredit, devi comprendere a quali conseguenze puoi esporti.

Hai ottenuto un finanziamento da Unicredit o da una qualsiasi altra banca per comprare un’automobile o per ristrutturare la tua casa e poi non sei più riuscito a pagare le rate per restituirlo? Si tratta di un caso molto frequente, che purtroppo spesso non dipende dalla negligenza o inaffidabilità del debitore.

Gli intermediari finanziari (banche o finanziarie), prima di erogare un finanziamento, si informano accuratamente sulla solvibilità del debitore, ossia sulla sua solidità economica e sulla sua capacità di restituire la somma datagli in prestito: al momento dell’erogazione del finanziamento, dunque, ti sarà stato chiesto di esibire la tua dichiarazione dei redditi o le tue buste paga, al fine di dimostrare il possesso di redditi sufficienti a far fronte alle rate di restituzione del prestito.

Tuttavia, a volte, capitano eventi imprevedibili che cambiano completamente le carte in tavola: la perdita del lavoro, spese impreviste, una crisi economica o un’epidemia come quella attuale di Covid-19. Tutti questi eventi possono impedirti di riuscire a restituire il prestito pagando regolarmente le rate di rimborso. Cosa succede se non pago un finanziamento Unicredit? Te lo spiegheremo in questo articolo.

Cos’è un finanziamento?

Un finanziamento o un prestito, da un punto di vista giuridico, costituisce un contratto di mutuo [1], con cui un soggetto (ad esempio, la banca Unicredit) consegna materialmente ad un altro soggetto (il privato) una somma di denaro, con l’accordo che gli venga restituita, solitamente a rate e con l’aggiunta di interessi al tasso concordato tra le parti.

Il finanziamento può essere essenzialmente di due tipi:

  • chirografario;
  • fondiarioipotecario.

Ti starai chiedendo qual è la differenza tra questi due termini che probabilmente avrai sentito molte volte. Ebbene, la differenza sta nel modo in cui la restituzione del prestito viene garantita: nel finanziamento chirografario il debitore non presta alcuna garanzia. Ciò significa che se non è in grado di restituirlo e quindi la banca vuole recuperare il proprio credito, questa va incontro al rischio di non poter rivalersi su alcun bene di proprietà del debitore.

Se questi, infatti, non ha immobili di proprietà, né automobili registrate a suo nome né altri beni di valore e magari non ha più nemmeno un lavoro, la banca non avrà beni da aggredire per recuperare il proprio credito.

Il finanziamento ipotecario o fondiario, invece, è garantito da un’ipoteca, ossia il debitore iscrive volontariamente un vincolo su un immobile di sua proprietà (solitamente la propria casa) cosicché se non sarà in grado di restituire il prestito la banca potrà pignorargli l’immobile ipotecato ed incassare il ricavato della vendita.

Cosa succede se non restituisco un prestito?

Innanzitutto, la stragrande maggioranza dei prestiti vengono restituiti a rate, solitamente a cadenza mensile. Ciò significa, per esempio, che il debitore potrebbe non pagare una rata o più rate e poi riprendere il pagamento regolarmente. Questa condotta può anche essere consentita, purché sia previamente concordata con la banca.

Molti contratti di finanziamento consentono di:

  • sospendere il pagamento delle rate, ma solo per un breve periodo;
  • rinegoziare l’importo della rata, spalmandola su un tempo più dilatato.

Inoltre, in molti casi, al momento della conclusione del contratto, è possibile stipulare un’assicurazione che copre il pagamento del mutuo nel caso tu non riesca a rimborsarlo. Se, invece, non raggiungi un accordo con la banca, non hai stipulato un’assicurazione ed il tuo inadempimento è grave, allora la banca potrà risolvere il contratto e farti decadere dal beneficio del termine.

In poche parole, questo significa che non hai più diritto a rimborsare il prestito un po’ alla volta, a rate, ma dovrai restituirlo in un’unica soluzione, entro un termine che ti verrà indicato dalla banca stessa.

L’inadempimento è grave nelle seguenti ipotesi:

  • nel caso di mutuo ipotecario o fondiario, quando il ritardo nel pagamento è superiore a 30 giorni e si ripete per sette rate, anche non consecutive [2]:
  • nel caso di mutuo chirografario, sono la banca ed il privato a stabilire nel contratto di finanziamento in quali ipotesi il ritardo viene considerato grave;
  • qualora i contraenti si rivolgano ad un tribunale, quando il giudice stabilisce che l’inadempimento del debitore non è di scarsa importanza.

Cosa succede se il mio inadempimento è grave?

Se il tuo inadempimento è grave, la banca procederà in questo modo:

  • innanzitutto, ti manderà un avvertimento, avvisandoti che se il ritardo perdura potrà risolvere il contratto;
  • se il tuo inadempimento si protrae e diventa grave, la banca può risolvere il contratto;
  • a questo punto, la banca ti intimerà di pagare il residuo debito in un’unica soluzione ed entro un termine molto ristretto;
  • contestualmente, la banca potrà segnalare la tua posizione alla Centrale rischi della Banca d’Italia, rendendo pubblico a tutti gli intermediari finanziari che ti sei reso moroso nella restituzione di un prestito. Tutte le volte dunque che chiederai un finanziamento (o addirittura, a volte, anche semplicemente una domiciliazione bancaria, come per l’acquisto a rate di uno smartphone) potrà esserti eccepito il tuo inadempimento passato e quindi, considerandoti un «cattivo pagatore», potrà esserti negato il prestito.

Cosa succede se non pago nonostante l’intimazione della banca?

Se sei arrivato al punto di non riuscire a pagare le rate di rimborso del finanziamento, quasi sicuramente non sarai in grado nemmeno di pagare l’intero finanziamento residuo, peraltro in un’unica soluzione.

Pertanto, è il caso di chiedersi cosa succede se non risponderai all’invito della banca a saldare il tuo debito entro il termine da questa indicato. Tieni presente che spesso, quando la banca ritiene non più conveniente recuperare il credito, lo cede a società terze che si occupano esclusivamente di recupero crediti.

Ti potrà capitare, di ricevere comunicazioni inerenti il tuo debito per il finanziamento non dalla banca (ad esempio Unicredit) ma da un’altra società, che ha acquistato il credito ed ora ha diritto a chiederti il pagamento.

A questo punto, dunque, risulta fondamentale distinguere tra mutuo ipotecario e finanziamento chirografario.

Mutuo ipotecario

Nel caso di mutuo ipotecario, la banca procederà quasi sicuramente a pignorare il bene ipotecato, chiedendo al giudice che l’immobile venga venduto all’asta. Non potrai ricomprare il bene, perché la legge vieta al debitore di partecipare alla vendita [3].

Per evitare il pignoramento potrai:

  • pagare l’intero debito e così tacitare ogni pretesa della banca;
  • chiedere al giudice la conversione del pignoramento, ossia potrai chiedere di sostituirlo con il versamento di una somma di denaro, rateizzabile fino a trentasei mesi [4]. In pratica, attraverso questo meccanismo, riprendi a pagare il tuo debito a rate, anziché in un’unica soluzione come ti aveva intimato la banca creditrice; in questo caso, però, non ti sarà concesso di ritardare di oltre 15 giorni il pagamento di nemmeno una rata, perché altrimenti il creditore potrà chiedere al giudice di revocare il pagamento rateale e di vendere all’asta i beni pignorati;
  • contestare il diritto della banca a procedere al pignoramento, perché il contratto di mutuo è invalido;

Finanziamento chirografario

Nel caso di finanziamento chirografario, la procedura per il creditore è più complessa e lunga. Infatti, la banca creditrice dovrà procurarsi un titolo esecutivo, ossia una sentenza (o anche un decreto ingiuntivo) che certifichi ufficialmente l’esistenza del suo credito.

A differenza dei contratti di mutuo ipotecario, che vengono stipulati con atto pubblico (cioè con atto redatto generalmente da un notaio), i finanziamenti chirografari vengono stipulati con una semplice scrittura privata, alla presenza delle sole parti senza l’intervento di alcun notaio né di altro pubblico ufficiale.

Le scritture private non possono costituire titoli esecutivi secondo la legge, ma devono essere riconosciute e sancite in una sentenza (o decreto ingiuntivo). Una volta ottenuto il titolo esecutivo, che tu potrai comunque contestare (per esempio, opponendoti entro 40 giorni al decreto ingiuntivo che ti avrà notificato la banca), la creditrice potrà notificarti l’atto di precetto e poi procedere con il pignoramento. In questo caso, però, la banca creditrice non è sicura di avere a disposizione beni aggredibili di proprietà del debitore, perché a differenza del caso del mutuo ipotecario, in cui il debito è garantito da un immobile, nel finanziamento chirografario non c’è alcun bene «prenotato» o «bloccato» come garanzia del pagamento del debito.

Di conseguenza, la banca potrebbe anche decidere di lasciar perdere perché proseguire non sarebbe conveniente, anche se potrà sempre provarci in un secondo momento. Se la banca procede con il pignoramento, anche in questo caso potrai pagare e chiederne la conversione, come visto sopra.

Posso contestare il finanziamento?

Un finanziamento, che sia fatto con atto pubblico o con una semplice scrittura privata autenticata, è un contratto, e come tale è annullabile se è contrario alla legge. La restituzione del finanziamento comprende il cosiddetto capitale, ossia la somma che la banca ti ha concretamente erogato (potremmo dire «prestato»), le spese sostenute dalla banca per erogare il prestito e soprattutto gli interessi, che costituiscono il guadagno della banca, ossia la differenza tra quanto ti ha prestato e quanto riceverà indietro.

Potrai dunque contestare gli interessi, perché per esempio sono stati determinati ad un tasso vietato dalla legge (un tasso cosiddetto «usuraio») oppure potrai impugnare altre clausole del contratto (i tempi e le modalità di restituzione, le varie commissioni che ti sono state applicate ecc.).

Potrai anche contestare il capitale, nel caso sia maturata la prescrizione, ossia nel caso in cui il credito della banca sia, per così dire, scaduto: a tal fine occorre che siano passati più di dieci anni dalla scadenza prevista per il pagamento dell’ultima rata del prestito o da quando il contratto si è risolto. Il termine di dieci anni viene però interrotto e ricomincia a decorrere da zero ogni volta che la banca invia un’intimazione ad adempiere o ogni volta che promuove azioni giudiziali nei tuoi confronti.

Un’ultima opportunità è rappresentata dal caso in cui tu riesca a trovare un accordo stragiudiziale con la banca. Infatti, quest’ultima, pur di chiudere la faccenda in poco tempo e con poche spese, potrebbe avere convenienza a concludere un accordo che viene definito «a saldo e stralcio», accettando di ricevere meno soldi di quelli che ti ha prestato. Questa scelta, però, è a completa discrezione della banca che dovrà valutare se venirti incontro e riconoscerti lo sconto o se pretendere invece fino all’ultimo centesimo.



Di Alberto Melotto

note

[1] Art. 1813 cod. civ.

[2] Art. 40 testo unico bancario.

[3] Art. 571 cod. civ.

[4] Art. 495 co. 4 cod. civ.


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