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Lavoratori a termine e cassa integrazione

25 Luglio 2020
Lavoratori a termine e cassa integrazione

In questi giorni la cassa integrazione è tornata ad essere uno degli argomenti più dibattuti nel mondo del lavoro.

La tipologia di rapporto di lavoro con la quale il lavoratore è stato assunto dall’impresa è di fondamentale importanza. Infatti, in base al tipo di contratto stipulato, ci sono diritti diversi a favore dei lavoratori.

In queste ore, a causa dell’emergenza Covid-19, moltissime aziende hanno dovuto sospendere o ridurre l’attività lavorativa dei propri dipendenti. In casi come questi, lo strumento che lo Stato mette a disposizione del mondo del lavoro è la cassa integrazione, che permette ai lavoratori sospesi o con orario ridotto di ricevere un trattamento di integrazione salariale a copertura della retribuzione persa.

Ma a chi si applica la cassa integrazione? Che rapporto c’è, ad esempio, tra lavoratori a termine e cassa integrazione?

Come vedremo, in effetti, non tutti i lavoratori possono beneficiare della cassa integrazione ma solo coloro che presentano determinate caratteristiche.

Ammortizzatori sociali: cosa sono?

Nel nostro ordinamento viene riconosciuta assoluta centralità, sia dal punto di vista economico che dal punto di vista sociale, al lavoro [1].

Il lavoro non è solo un’attività umana che consente all’individuo di formare la propria personalità e di dare un contributo alla nazione, ma è soprattutto l’attività dalla quale deriva l’ordine sociale, ossia, la soddisfazione degli elementari bisogni delle famiglie e la possibilità di condurre una vita dignitosa ed appagata.

La centralità del lavoro è il presupposto da cui derivano tutti quegli strumenti che lo Stato mette in campo per evitare la perdita del lavoro e per sostenere il reddito dei lavoratori.

Gli ammortizzatori sociali sono, per l’appunto, degli strumenti che consentono alle imprese di sospendere o ridurre l’attività lavorativa dei dipendenti senza dover ricorrere a provvedimenti espulsivi, ossia, ai licenziamenti.

La funzione degli ammortizzatori sociali è, appunto, quella di ammortizzare gli effetti sociali delle vicende legate al mercato.

Cos’è la cassa integrazione?

La cassa integrazione guadagni è il principale ammortizzatore sociale. Si tratta di un trattamento di integrazione salariale che viene erogato a quei lavoratori il cui orario di lavoro sia stato sospeso o ridotto da parte del datore di lavoro.

Nel nostro ordinamento, non esiste una sola tipologia di cassa integrazione ma esistono diversi strumenti di integrazione salariale a seconda del settore in cui opera l’azienda e del numero di lavoratori occupati.

Ogni datore di lavoro, all’atto dell’attribuzione della matricola previdenziale Inps, viene assicurato presso la gestione ammortizzatori sociali relativa al proprio settore di attività e alla propria classe dimensionale.

Il fondo che eroga i trattamenti di integrazione salariale si finanzia con una apposita contribuzione versata mensilmente dai datori di lavoro e calcolata, al pari dei contributi previdenziali per la pensione, sui redditi erogati al lavoratore.

Il contributo ordinario per finanziare la gestione ammortizzatori sociali di riferimento si compone di una parte a carico del datore di lavoro e di una parte a carico del lavoratore. In ogni caso, è sempre il datore di lavoro tenuto a versare all’Inps l’intero ammontare della contribuzione, sia per la quota a suo carico sia per la quota a carico del datore di lavoro. Ciò viene realizzato mediante la trattenuta in busta paga dei contributi a carico del lavoratore.

Come abbiamo detto, nel nostro ordinamento vi sono diversi strumenti di integrazione salariale [2].

In particolare, possiamo individuare le seguenti tipologie di cassa integrazione:

  • Cassa integrazione guadagni ordinaria (Cigo): si tratta di un ammortizzatore sociale che interviene ad integrare il reddito dei lavoratori sospesi dal lavoro o con orario di lavoro ridotto a causa di eventi temporanei legati a vicende del mercato o ad intemperie stagionali;
  • Cassa integrazione guadagni straordinaria (Cigs): si tratta di un ammortizzatore sociale che interviene ad integrare il reddito dei lavoratori sospesi dal lavoro o con orario di lavoro ridotto a causa di riorganizzazione aziendale, crisi aziendale o della stipula di un contratto di solidarietà che prevede la riduzione dell’orario di lavoro per evitare i licenziamenti;
  • Fondo di integrazione salariale (Fis): si tratta di un fondo al quale sono assicurati tutti i datori di lavoro con più di cinque dipendenti che non hanno accesso agli altri strumenti di integrazione salariale;
  • Fondi di solidarietà bilaterali: si tratta di fondi costituiti dalle parti sociali che erogano, nel loro settore di riferimento, strumenti di integrazione salariale;
  • Cassa integrazione in deroga: si tratta di uno strumento residuale ed eccezionale che viene previsto in deroga alla disciplina ordinaria in materia di ammortizzatori sociali per fronteggiare vicende eccezionali e dare una tutela anche a chi non ha accesso agli ammortizzatori sociali ordinari.

Al di là delle singole specifiche che caratterizzano i diversi strumenti di integrazione salariale, il funzionamento della cassa integrazione è lo stesso per tutti.

Al ricorrere della causale che consente l’accesso al trattamento di integrazione salariale, l’impresa ha la facoltà di sospendere o ridurre l’attività lavorativa dei dipendenti. Il trattamento di integrazione salariale interviene ad integrare la retribuzione persa dai lavoratori a causa della sospensione o riduzione di orario.

Cassa integrazione: a chi spetta?

La disciplina in materia di cassa integrazione guadagni ordinaria, straordinaria e Fis si applica a tutti i lavoratori subordinati assunti con contratto di lavoro subordinato. Ne restano, invece, esclusi i dirigenti e lavoratori a domicilio. Il trattamento di integrazione salariale spetta anche ai lavoratori assunti con contratto di apprendistato professionalizzante.

Al fine di poter ricevere l’integrazione salariale, il lavoratore deve possedere un’anzianità di lavoro effettivo presso l’unità produttiva interessata alla sospensione o riduzione dell’attività pari almeno a 90 giorni. Il computo dei 90 giorni deve essere effettuato con riferimento alla data di presentazione della domanda di accesso al trattamento di integrazione salariale.

Cassa integrazione e lavoratori a termine

I lavoratori assunti con contratto di lavoro a tempo determinato presso l’unità produttiva interessata dal programma di sospensione o riduzione di orario possono accedere alla cassa integrazione.

Ciò a condizione che possiedano i requisiti di anzianità di effettivo lavoro di 90 giorni che abbiamo visto. I lavoratori a termine sono, dunque, inclusi tra i beneficiari della cassa integrazione. Tuttavia, occorre precisare che la sottoscrizione di un contratto di lavoro a tempo determinato è vietato presso le unità produttive in cui sia in corso una sospensione o riduzione di orario di lavoro con accesso alla cassa integrazione.

Ciò significa che possono beneficiare della cassa integrazione solo i lavoratori che erano già in forza nell’organico aziendale da almeno 90 giorni di effettivo lavoro.

Lo strumento di ammortizzazione sociale non si potrà applicare, invece, ai lavoratori a termine assunti durante la fruizione del trattamento di integrazione salariale in quanto queste assunzioni sono vietate ed i lavoratori potranno chiedere al giudice di essere riconosciuti lavoratori subordinati a tempo indeterminato ab initio.

Inoltre l’azienda non potrà prorogare né rinnovare il contratto di lavoro a termine ai lavoratori interessati dal programma di cassa integrazione. Infatti il divieto di stipula di un nuovo contratto di lavoro si estende anche alle proroghe e ai rinnovi.

La presenza di contratti di lavoro a tempo determinato rileva anche per stabilire la soglia dimensionale dell’impresa. Infatti, come abbiamo detto, l’applicazione di una tipologia di cassa integrazione piuttosto che di un’altra dipende anche dal numero di dipendenti occupati presso l’impresa.

Ad esempio, l’accesso al Fis è riservato alle imprese che abbiano occupato mediamente più di 5 dipendenti nel semestre precedente. Per quanto concerne i contratti di lavoro a tempo determinato la regola generale prevista dal Codice dei Contratti [3] è che questi rapporti, quando si tratta di determinare la soglia dimensionale di un’impresa, devono essere computati prendendo a riferimento il numero medio di dipendenti a termine occupati negli ultimi 24 mesi, in relazione alla durata dei rapporti di lavoro a termine.

Cassa integrazione: quanto spetta?

Come abbiamo detto, la cassa integrazione interviene ad integrare la retribuzione persa dal lavoratore a causa della sospensione o riduzione dell’orario di lavoro.

L’ammontare del trattamento di integrazione salariale è pari all’80% della retribuzione che il lavoratore avrebbe percepito se avesse lavorato normalmente in linea con il suo orario di lavoro contrattuale.

In realtà, non tutti i lavoratori percepiranno realmente un trattamento di integrazione salariale pari all’80% della retribuzione persa. Ciò in quanto esiste un limite massimo mensile erogabile a titolo di integrazione salariale detto massimale cassa integrazione. Questa soglia massima viene rivalutata annualmente al fine di adeguarla agli scostamenti dell’inflazione registrati dall’Istat.

Per l’anno 2020 [4] l’ammontare del massimale cassa integrazione è il seguente:

  1. per i lavoratori che percepiscono una retribuzione mensile lorda pari o inferiore a 2.159,48 euro l’importo mensile lordo spettante è di 939,89 euro;
  2. per i lavoratori che percepiscono una retribuzione mensile lorda superiore a 2.159,48 euro, invece, l’importo spettante mensilmente è di 1.129,66 euro lordi.

È di tutta evidenza che i lavoratori con un reddito medio alto percepiranno un trattamento di integrazione salariale che coprirà una percentuale della retribuzione persa inferiore al 80%. Più è alta la retribuzione normale del lavoratore più sarà bassa la percentuale di copertura offerta dal trattamento di integrazione salariale.


note

[1] Artt. 1, 4, 35, 36, 38 Cost.

[2] D. Lgs. n. 148/2015.

[3] D. Lgs. n. 81/2015.

[4] Circolare Inps n. 20/2020.


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