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Revisione dell’assegno per l’ex coniuge se c’è un nuovo figlio

6 maggio 2014 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 maggio 2014



Diritto alla revisione dell’assegno di mantenimento per il genitore che ha una nuova famiglia e un figlio minorenne da un altro partner.

Il coniuge tenuto a corrispondere l’assegno di mantenimento può ottenere dal giudice la riduzione della somma da versare all’ex, dimostrando, a giustificazione della diminuzione del proprio reddito, anche l’esistenza di un nuovo nucleo familiare con un ulteriore figlio minorenne.

Come è noto, la sentenza che fissa l’assegno di mantenimento a carico di uno dei due coniugi, in favore dell’altro, può essere rivista in ogni momento quando sopraggiungono nuove circostanze – migliorative o peggiorative – delle condizioni economiche del soggetto medesimo.

Ad esempio se si perde il lavoro o si viene posti in mobilità oppure se ci si ammala gravemente si può chiedere al giudice una riduzione dell’assegno di mantenimento, in quanto questi eventi hanno modificato le condizioni economiche del soggetto tenuto al pagamento.

Questa possibilità si applica anche al caso in cui l’ex coniuge obbligato abbia creato una nuova famiglia e dall’unione sia nato un bambino.

Lo ha precisato la Cassazione [1]:  l’ex coniuge che abbia formato un nuovo nucleo familiare e che abbia avuto un altro figlio può chiedere la revisione del mantenimento se questi eventi hanno ridotto la sua capacità economica.

In pratica, ogni persona, fallito il primo matrimonio, ha il diritto di ricostruirsi una famiglia e di ottenere la revisione delle condizioni di separazione o divorzio se queste non sono più attuabili rispetto alla nuova realtà [2].

Tale diritto è riconosciuto dalla Costituzione [3], dalla Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo [4] e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea [5]: la famiglia va tutelata, senza distinzioni tra il nuovo ed il vecchio nucleo.

La Cassazione ha ribadito, però, che non c’è una regola generale: sarà il giudice a valutare il caso concreto. Egli dovrà verificare che la creazione della nuova famiglia abbia peggiorato effettivamente la situazione economica dell’obbligato. Solo in questo caso si potrà modificare l’entità dell’assegno.

La necessità di vagliare caso per caso viene confermata da un’ulteriore pronuncia, sempre della Cassazione [6], emessa poche ore fa. Secondo i giudici, scatta l’assegno divorzile per il marito ricco anche se questi ha formato un nuovo e numeroso nucleo familiare in favore della moglie divenuta disoccupata.

Ecco che, allora, si comprende che nella materia del diritto di famiglia non esistono regole prefissate, ma è sempre necessario vagliare il caso concreto, le situazioni reddituali dei coniugi e rapportarle al tenore di vita tenuto durante il matrimonio. Secondo i giudici, infatti, è legittimo il contributo di mantenimento nel rispetto del principio secondo cui l’assegno per il coniuge deve tendere al mantenimento del tenore di vita da questo goduto durante la convivenza matrimoniale (nel caso esaminato, l’uomo tenuto a versare l’assegno era proprietario di diversi veicoli, comproprietario immobiliare, titolare di due esercizi commerciali e aveva ampia disponibilità di denaro, mentre la donna era disoccupata),

Ma non solo. Per la Suprema corte è irrilevante che il coniuge obbligato abbia una nuova compagna con la quale abbia formato un nuovo nucleo familiare, composta da cinque figli se l’uomo tenuto al pagamento dell’assegno ha cospicue risorse economiche.

note

[1] Cass. sent. 13.12.2011 n. 2677.

[2] Cass. sent. n. 4551/2012 del 22/3/2012.

[3] Art. 29 Cost.

[4] Art. 12 Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo.

[5] Art. 9 Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea.

[6] Cass. ord. n. 9661 del 6.05.2014.

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