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Anagrafe dei rapporti finanziari: consultazione

29 Luglio 2020 | Autore:
Anagrafe dei rapporti finanziari: consultazione

Archivio dei rapporti finanziari: cos’è e come funziona? Quando si può consultare l’anagrafe tributaria e la sezione dedicata ai rapporti finanziari?

Lo Stato italiano, al fine di combattere l’evasione fiscale, si avvale di determinati strumenti che consentono di verificare le entrate effettive percepite dai contribuenti italiani. Insomma: lo scopo è smascherare gli introiti in nero, non dichiarati. Uno di questi strumenti è rappresentato dall’anagrafe dei rapporti finanziari, a sua volta conservata presso l’anagrafe tributaria. Cos’è e come funziona l’anagrafe dei rapporti finanziari?

Con questo articolo non solo risponderemo alla precedente domanda, ma vedremo se è possibile e a quali condizioni si può consultare tale anagrafe. Infatti, interessato a verificare la consistenza patrimoniale di una persona non è solo il fisco, ma anche il creditore, cioè colui che vanta un credito nei confronti del debitore. Insomma: l’anagrafe dei rapporti finanziari interessa tanto allo Stato (ai fini fiscali) quanto ai privati, quando hanno interesse a conoscere la reale situazione economica di una persona. Se l’argomento ti interessa, prosegui nella lettura: vedremo insieme come funziona la consultazione dell’anagrafe dei rapporti finanziari.

Archivio rapporti finanziari: cos’è?

L’archivio dei rapporti finanziari (o anagrafe finanziaria) è una banca dati dell’anagrafe tributaria che contiene al suo interno tutte le informazioni che gli operatori finanziari devono sistematicamente trasmettere al fisco.

In altre parole, l’anagrafe dei rapporti finanziari è una banca dati di notevoli dimensioni, in cui sono contenuti i dati identificativi e contabili di tutti i soggetti titolari di rapporti di conto corrente o di deposito, istituita al fine di rendere più efficiente l’attività di controllo del fisco.

Dunque, se sei titolare di un conto corrente, di una carta prepagata, di un deposito o di qualsiasi altro strumento presso gli istituti di credito (banche e Poste), puoi stare certo che il tuo nome comparirà all’interno dell’anagrafe dei rapporti finanziari.

Anagrafe finanziaria: come funziona?

L’anagrafe dei rapporti finanziari (conosciuta anche come anagrafe dei conti correnti bancari) è uno strumento praticamente imbattibile, visto che ogni operatore finanziario ha per legge l’obbligo di comunicare all’anagrafe le informazioni sui saldi e sulle movimentazioni dei rapporti attivi dei contribuenti italiani.

L’anagrafe dei rapporti istituito presso l’anagrafe tributaria è dunque alimentata dalle comunicazioni periodiche degli operatori finanziari. Tutti gli operatori (banche, poste, intermediari, ecc.) sono obbligati a comunicare l’esistenza dei rapporti intestati, cointestati o su cui i contribuenti hanno facoltà di disporre nonché le operazioni extra-conto.

I dati e gli elementi contenuti nell’Anagrafe permettono all’agenzia delle Entrate di elaborare specifiche liste selettive di contribuenti da sottoporre a controllo, prima dell’avvio di attività di verifica

L’archivio dei rapporti finanziari è organizzato in base al codice fiscale di ciascun intestatario dei rapporti finanziari.

Quali operatori finanziari comunicano i dati all’Anagrafe?

Gli operatori finanziari che sono tenuti alla comunicazione dei dati all’anagrafe dei rapporti finanziari sono molteplici; i principali sono:

  • gli istituti bancari:
  • le Poste italiane;
  • i consorzi e le cooperative di garanzia collettiva dei fidi;
  • le imprese di investimento;
  • gli organismi di investimento collettivo del risparmio;
  • le società di gestione del risparmio;
  • le società fiduciarie;
  • le società e gli enti di assicurazione per le attività finanziarie.

Anagrafe finanziaria: quali dati sono comunicati?

Gli operatori finanziari comunicano, con periodicità mensile, i dati relativi ai rapporti finanziari e alle operazioni extra conto (operazioni effettuate direttamente allo sportello bancario attraverso assegni circolari o contanti) e i dati anagrafici dei soggetti collegati al rapporto con specificazione del ruolo.

Con periodicità annuale, invece, gli operatori finanziari comunicano i dati relativi ai saldi del rapporto, distinti in saldo iniziale al 1° gennaio e saldo finale al 31 dicembre, dell’anno cui è riferita la comunicazione, ovvero il saldo iniziale di apertura e il saldo contabilizzato antecedente la data di chiusura, per i rapporti chiusi in corso d’anno.

Vengono altresì comunicati anche gli importi totali delle movimentazioni distinte tra dare e avere, la giacenza media annua relativa ai rapporti di deposito e di conto corrente bancari e postali e gli altri dati contabili per altre tipologie di rapporto.

Per particolari tipologie di rapporti bancari o finanziari vi è l’obbligo di comunicare ulteriori dati aggiuntivi a quelli relativi alle giacenze e a flussi annuali. Ad esempio, per le cassette di sicurezza, la banca deve comunicare il numero totale degli accessi effettuati nell’anno dal contribuente (un alto numero di accessi potrebbe infatti generare sospetti e giustificare la necessità di effettuare ulteriori verifiche o controlli al contribuente in questione).

Anche le carte di credito o di debito ricaricabili sono oggetto di comunicazione da parte degli operatori finanziari. Le informazioni richieste dal fisco per le carte di credito sono l’importo totale degli acquisti effettuati nell’anno, l’importo totale delle ricariche effettuate nell’anno e l’importo totale del valore delle carte acquistate nell’anno per le prepagate non ricaricabili.

Consultazione anagrafe finanziaria: come si fa?

L’anagrafe dei rapporti finanziari è un validissimo strumento di controllo non solo per il fisco italiano, ma anche per i creditori che intendono “aggredire” il patrimonio del debitore.

La legge consente al creditore munito di valido titolo esecutivo (sentenza, decreto ingiuntivo, cambiale, ecc.) di poter effettuare un’indagine telematica sui rapporti finanziari del debitore.

Per poter accedere alla consultazione dell’anagrafe finanziaria occorre formulare un’apposita istanza al presidente del tribunale affinché autorizzi a compiere la ricerca telematica non solo dei rapporti bancari o postali del debitore, ma di tutti i suoi beni in generale.

Per ottenere tale autorizzazione, però, occorre che il creditore abbia già notificato al debitore il titolo esecutivo (che gli riconosce formalmente il suo diritto di credito) e il precetto. Solo dopo aver compiuto questi adempimenti si potrà formulare al giudice l’istanza di indagine sul patrimonio del debitore.

La legge [1] dice che il creditore può fare istanza al presidente del tribunale del luogo in cui il debitore ha la residenza (ovvero il domicilio, la dimora o la sede), per chiedere di essere autorizzato ad effettuare la ricerca con modalità telematiche dei beni da pignorare.

Con questa autorizzazione il presidente del tribunale dispone che l’ufficiale giudiziario acceda mediante collegamento telematico diretto ai dati contenuti nelle banche dati delle pubbliche amministrazioni e, in particolare, nell’anagrafe tributaria e in quella degli enti previdenziali (tipo Inps, per intenderci), per l’acquisizione di tutte le informazioni rilevanti per l’individuazione di cose e crediti da sottoporre ad esecuzione, comprese quelle relative ai rapporti intrattenuti dal debitore con istituti di credito (banche) e datori di lavoro.

Terminate le operazioni di ricerca telematica, l’ufficiale giudiziario redige un processo verbale nel quale indica tutte le banche dati interrogate e le relative risultanze. L’ufficiale giudiziario procede altresì ad effettuare il pignoramento munito del titolo esecutivo e del precetto.

Se la ricerca telematica ha consentito di individuare cose che si trovano in luoghi appartenenti al debitore compresi nel territorio di competenza dell’ufficiale giudiziario, allora quest’ultimo accede agli stessi per provvedere al pignoramento. Se, al contrario, i luoghi non sono compresi nel territorio di sua competenza, il pignoramento verrà effettuato dall’ufficiale giudiziario territorialmente competente.

Poiché l’anagrafe finanziaria non è altro che una sezione speciale della più ampia anagrafe tributaria, con l’istanza al tribunale potrai ottenere non solo di conoscere eventuali rapporti bancari del debitore,  ma anche tutti i redditi percepiti dal debitore, eventuali rapporti di lavoro, pensioni, contratti di locazione, ecc.

Anagrafe finanziaria: puoi sapere quanti soldi ha il debitore?

L’unico limite della consultazione dell’anagrafe finanziaria è che la ricerca non consentirà di conoscere gli importi che il debitore ha depositato in banca o alle Poste.

In altre parole, l’anagrafe non ti dice quanti soldi sono depositati sul conto corrente del debitore, in quanto questo dato è accessibile solo all’Agenzia delle Entrate. Sicché ben potrebbe succederti, a pignoramento già notificato, di scoprire ad esempio che il conto corrente sottoposto ad esecuzione forzata è in rosso o con pochi soldi in attivo.

Questa informazione, tuttavia, ti sarà data prima di iscrivere a ruolo la procedura di pignoramento, quindi prima di corrispondere le imposte dovute allo Stato per l’avvio dell’iter giudiziale: così potrai eventualmente abbandonare la procedura evitando la spesa successiva.


note

[1] Art. 492-bis cod. proc. civ.

Autore immagine: Canva.com


3 Commenti

  1. una mia curiosita:se un cittadino Italiano che e residente in Italia , lavora in Italia, puo avere un conto corrente in francia e fare accreditare lo stipendio in quella banca?

  2. nell’articolo molto dettagliato non trovo pero’ il riferimento alla possibilita’ da parte di un cittadino privato di richiedere un elenco dei rapporti di conto corrente a lui intestati e attivi a quel momento.
    una indagine per conoscere se eventualmente un vecchio conto e’ rimasto aperto e attivo e per il quale per una ragione o un altra non riceve comunicazioni.
    POSSO RICHIEDERE E SOPRATTUTTO COME E A CHI UNA MIA SITUAZIONE ATTUALE DEI CONTI CORRENTI ATTIVI IN ITALIA?

    Grazie

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