Diritto e Fisco | Articoli

Periodi non lavorati: si possono riscattare?

2 Maggio 2020
Periodi non lavorati: si possono riscattare?

Sono un dipendente bancario, il 24/12/1998 sono stato licenziato per poi essere riassunto il 1/7/2000. Ho scritto all’Inps per versare volontariamente determinati periodi non coperti da contribuzione, mi hanno risposto che per il caso in specie trattasi di riscatto. Ho fatto richiesta di riscatto e la pratica è stata rigettata in quanto avevo contributi prima del 1995 (legge n.26 del 28-3-2019).

Vi chiedo cosa devo fare per colmare il vuoto contributivo dei periodi nei quali ero stato licenziato?

Effettivamente, il riscatto dei periodi “generici” non coperti da contribuzione, collocati tra la data del primo e dell’ultimo contributo accreditati presso una qualsiasi gestione Inps, è consentito, peraltro solo in via sperimentale sino al 31 dicembre 2021, ai soli lavoratori privi di anzianità contributiva alla data del 31.12.1995, ai sensi dell’art.20 D.L. 4/2019, convertito in L. 26/2019. Anche qualora l’interessato richieda il ricalcolo della pensione col sistema integralmente contributivo, non può comunque accedere a questo tipo di riscatto sperimentale, detto Pace contributiva.

Gli iscritti al Fondo lavoratori dipendenti Inps o a un fondo sostitutivo dell’Assicurazione generale obbligatoria Inps possono comunque riscattare i seguenti periodi:

  • periodi nei quali il datore di lavoro non ha versato la contribuzione dovuta, per i quali i contributi sono omessi e prescritti (in questi casi non si tratta di riscatto vero e proprio, ma di costituzione di rendita vitalizia- art. 13 L. 1338/62);
  • periodi di lavoro all’estero presso Paesi non convenzionati (art. 51 L. 153/69; i periodi lavorati presso Paesi convenzionati possono essere invece totalizzati gratuitamente);
  • periodi di corsi di studi universitari (DL 30/74; DLgs. 184/97)
  • periodi di astensione facoltativa per maternità, o congedo parentale (art. 35, c. 5, DLgs. 151/2001)
  • periodi di formazione professionale, studio e ricerca, inserimento nel mercato del lavoro, successivi al 31 dicembre 1996 (art. 6 DLgs. 564/96);
  • intervalli tra lavori discontinui, stagionali o temporanei, successivi al 31 dicembre 1996, per i quali risulti comprovato lo stato di disoccupazione (art. 7 D.Lgs. 564/96);
  • periodi di lavoro part-time parzialmente scoperti da contribuzione e successivi al 31 dicembre 1996 (art. 8 DLgs. 564/96);
  • periodi di assistenza a un familiare disabile grave non coperti da assicurazione (art. 44, co. 1, DLgs. 151/2001);
  • servizio civile volontario reso dal 1° gennaio 2009 (art. 4, c. 2, DL 185/2008);
  • congedo per gravi motivi familiari (art. 4, c. 2, L. 53/2000);
  • periodi di sospensione o interruzione del rapporto di lavoro (art. 5 DLgs. 564/96) successivi al 31 dicembre 1996.

Vorrei soffermarmi innanzitutto su questi ultimi periodi, di sospensione o interruzione del rapporto di lavoro: la disposizione riguarda il lavoratore il cui rapporto di lavoro venga interrotto o sospeso per cause previste dalla legge e dai contratti collettivi, con diritto alla conservazione del posto di lavoro (ad esempio, si pensi alle aspettative non retribuite per motivi privati o per malattia, i periodi di sciopero, i casi di interruzione del rapporto di lavoro con diritto alla conservazione del posto per servizio militare etc.).

In questi casi, se i periodi non risultano coperti da contribuzione, i lavoratori iscritti all’assicurazione generale obbligatoria o ad un fondo sostitutivo o esclusivo possono presentare domanda di riscatto e provvedere con onere a proprio carico a coprire il versamento dei contributi, per il periodo in cui si è verificata la sospensione. Questa facoltà, è bene ricordarlo, può essere esercitata solo per le assenze dal lavoro successive al 31 dicembre 1996 ed entro un massimo di 3 anni in tutto l’arco della vita lavorativa.

Per quanto riguarda, invece, gli intervalli tra lavori discontinui, stagionali o temporanei, successivi al 31 dicembre 1996, per i quali risulti comprovato lo stato di disoccupazione, è bene precisare che si deve trattare di periodi intercorrenti tra un rapporto di lavoro a tempo determinato e quello successivo: la finalità della disposizione è infatti quella di salvaguardare le situazioni di interruzione di lavoro determinate dalla natura stessa dell’attività svolta.

Secondo l’Inps, infatti, “l’attività saltuaria o discontinua non può che essere quella prestata con contratto a termine atteso che – nel caso di rapporto di lavoro a tempo indeterminato – l’interruzione dell’attività non è legata alle caratteristiche della prestazione svolta ma alla volontà delle parti” (messaggio Inps 30108/2007).

Ne consegue che il riscatto è consentito solo nei casi di interruzione di un rapporto di lavoro con contratto stagionale o a termine, cui segua la ripresa dell’attività lavorativa, sia in forma stagionale, saltuaria o discontinua che a tempo indeterminato.

L’intervallo temporale tra le due prestazioni deve risultare non coperto da contribuzione e con iscrizione al collocamento. Non è invece ammesso al riscatto il periodo non contribuito a seguito dell’interruzione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato cui segua la ripresa di attività, in qualunque forma.

Nel caso del lettore, dunque, i periodi elencati saranno riscattabili solo qualora risulti cessato a seguito di un contratto a termine o stagionale. In questo caso, non dovrà inviare domanda di riscatto ai sensi della Legge 26/2019, ma ai sensi dell’art. 7 D.Lgs. 564/96 .

Articolo tratto da una consulenza resa dalla dott.ssa Noemi Secci, Consulente del lavoro.



Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube