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Cartella su multa: opposizione

26 Aprile 2020
Cartella su multa: opposizione

Multe stradali: l’opposizione contro la cartella va rigettata se il trasgressore non ha impugnato il verbale. 

Come si contesta una cartella esattoriale su multa? Come già saprai, se non paghi una contravvenzione stradale, verosimilmente riceverai, entro i cinque anni successivi, una cartella di pagamento da parte dell’agente della riscossione dei tributi comunali. Il più delle volte si tratta di una società privata con cui l’ente locale ha stretto una convenzione. 

L’opposizione della cartella su multa però è regolata da norme diverse rispetto a quella della contravvenzione stradale. Né potrebbe essere diversamente: difatti il termine per impugnare la multa (30 giorni dal giudice di pace o 60 giorni dal Prefetto) è già scaduto e non sarà certo con la notifica della cartella che l’automobilista potrà recuperare quel diritto che ha ormai perso. 

Detto ciò, viene naturale chiedersi: quale tipo di contestazione si può sollevare allora contro la cartella esattoriale per violazione del codice della strada? A quale giudice rivolgersi ed entro quali termini? 

Alcuni chiarimenti sono stati forniti di recente dalla Cassazione [1]. Ripercorrendo tale pronuncia, proveremo a dare alcuni importanti consigli in merito.

Si può presentare opposizione contro la cartella su multa?

La Cassazione ricorda che non è possibile presentare una opposizione contro la cartella su multa per contestare motivi di merito del verbale. Questo significa che, se anche la contravvenzione dovesse risultare illegittima, il fatto che la stessa non sia stata impugnata la rende ormai definitiva.

Tanto per fare qualche esempio, un verbale notificato oltre i 90 giorni previsti dalla legge o a persona che non è l’effettivo trasgressore va opposto entro i termini di legge; termini che, una volta scaduti, non rendono più possibile qualsiasi successiva forma di impugnazione, neanche contro la cartella esattoriale. 

Ciò non toglie che sia comunque possibile opporsi alla cartella, ma i vizi denunciati al giudice devono essere inerenti alla cartella stessa e non al verbale.

Così, si può impugnare una cartella su multa se, nel frattempo, si è verificata la decadenza della pretesa esattoriale (2 anni dalla formazione del ruolo) o la prescrizione (5 anni dalla notifica della multa).

Allo stesso modo si può contestare una cartella su multa se la notifica della multa non è mai avvenuta o è avvenuta in un luogo ove il trasgressore non ha più la propria residenza. 

Contestazione contro il difetto di notifica della multa

Abbiamo terminato il precedente paragrafo dicendo che uno dei motivi tipici di opposizione contro la cartella su multa è il difetto di notifica della multa stessa. 

Damiano ritira un giorno una cartella esattoriale. Nel dettaglio scopre che le somme richieste sono dovute a una vecchia multa mai pagata. Di tale multa però Damiano non ha alcuna conoscenza. Mai il postino si è presentato a consegnargli tale raccomandata. Sicché Damiano intende opporsi alla cartella per non essersi mai potuto difendere contro la multa, conoscerne il contenuto ed eventualmente farla annullare se illegittima.

L’automobilista che riceve la cartella senza aver mai subìto prima la  notifica della contravvenzione può rivolgersi al giudice per chiedere l’annullamento della cartella. Difatti il trasgressore, non avendo avuto possibilità di contestare il verbale, è stato privato del suo legittimo diritto di difesa. 

Esiste però un orientamento minoritario – sancito dalla stessa Cassazione [2] – secondo cui la sola opposizione contro la cartella per vizi di notifica della multa è inammissibile. Il ricorrente deve infatti indicare, oltre al suddetto difetto di notifica, anche gli eventuali motivi di opposizione al verbale che avrebbe sollevato se tale atto gli fosse stato notificato correttamente. 

Tale orientamento non ci convince (del resto è stato smentito anche da successive sentenze): come mai si potrebbe censurare un verbale che non si è mai conosciuto? 

Contestazione contro il difetto di notifica della cartella

Diversa è invece l’ipotesi in cui il trasgressore impugna la cartella perché non correttamente notifica o mai notifica.

In questo caso, l’opposizione sarebbe illegittima e la ragione è abbastanza semplice. 

Il principio da cui partire è questo: lo scopo della notifica è che l’atto arrivi a conoscenza del destinatario. Dunque, se anche dovesse essere commesso un errore nel procedimento di notifica, una volta dimostrato che il destinatario ha ricevuto la raccomandata, il vizio si sana.

Ebbene, contestando una cartella si ammette tacitamente di averla ricevuta (il ricorso è infatti subordinato alla produzione dell’atto impugnato). Sicché il ricorrente non potrebbe, nello stesso tempo, dire di non aver avuto conoscenza di una cartella ma poi impugnarla e produrla agli atti.

Dunque, per far valere il difetto di notifica della cartella non ci si può opporre ad essa ma al successivo atto dell’Esattore: una intimazione di pagamento, un pignoramento, un fermo auto, ecc.

Come contestare l’omessa notifica della multa

Torniamo ora all’ipotesi della omessa notifica della multa. Se il trasgressore solleva tale eccezione spetta all’amministrazione dimostrare il contrario. La prova può consistere solo nell’avviso di ricevimento della raccomandata con cui è stata spedita la contravvenzione. 

Se tale avviso di ricevimento dovesse “saltare fuori” spetterebbe al cittadino dimostrare che, in realtà, la firma non è la sua o che la notifica è avvenuta a un indirizzo sbagliato.

L’avviso di ricevimento notificato attraverso il servizio postale è un atto pubblico; pertanto la relativa contestazione esige la procedura di querela di falso [3].

L’omessa produzione del documento in originale non esonera il tragressore dall’onere di proporre querela contro la fotocopia, a meno che non l’abbia espressamente disconosciuta [4].

Il disconoscimento della fotocopia deve essere tempestivo, ed indipendentemente dalla tipologia di giudizio [5].

Competenza e termini

La competenza a giudicare sull’opposizione a cartella su multa è del giudice di pace. Il ricorso va proposto entro 30 giorni dalla notifica dell’atto.


note

[1] Cass. ord. n. 30318/19 del 21.11.2019

[2] Cass. ord. n. 26843/18 del 23.10.2018.

[3] Cass. ord. n. 8082/19 del 21.03.2019, dove, in tema di notificazione a mezzo del servizio postale, viene chiarito che l’avviso di ricevimento, che è parte integrante della relata di notifica, avendo natura di atto pubblico, deve essere contestato nel contenuto attraverso la proposizione della querela di falso.

[4] Cass. ord. n. 32219/18 del 13.12.2018, dove veniva peraltro chiarito che la mancata produzione del documento in originale non esonera la parte dall’onere di proporre querela avverso la fotocopia non disconosciuta, salvi il grado di probatorietà che gli accertamenti in tal caso possono raggiungere e la possibilità di acquisire l’originale, ove ritenuto necessario, in relazione alla natura del falso dedotto.

[5] Cass. ord. n. 21.339/11 del 14.10.2011.

 Corte di Cassazione, sez. III Civile, ordinanza 13 settembre – 21 novembre 2019, n. 30318

Presidente de Stefano – Relatore Rossetti

Rilevato che:

F.D. ha impugnato per cassazione la sentenza 3.12.2015 n. 976 del Tribunale di Terni, con la quale – in riforma della sentenza di primo grado – è stata dichiarata inammissibile l’opposizione da lui proposta avverso una cartella di pagamento, emessa per la riscossione di sanzioni amministrative irrogate per violazioni del codice della strada;

il ricorso si fonda su quattro motivi ed è illustrato da memoria;

ha resistito con controricorso il Comune di Terni;

il Tribunale ha fondato il rigetto dell’opposizione sul rilievo che il verbale di contestazione dell’infrazione fosse stato regolarmente notificato, sicché l’opponente avrebbe dovuto proporre tempestiva opposizione contro di esso, e non poteva fare valere le sue doglianze impugnando la cartella di pagamento.

Considerato che:

il primo motivo di ricorso, se pur formalmente unitario, contiene cinque censure le quali – anche a prescindere da qualsiasi rilievo sull’ammissibilità di un ricorso redatto con tale tecnica, negata da Sez. 2, Sentenza n. 26790 del 23/10/2018 – sono tutte manifestamente inammissibili od infondati;

con la prima censura infatti il ricorrente lamenta che il Tribunale abbia trascurato di rilevare che l’appello proposto dal comune di Terni avverso la sentenza di primo grado si sarebbe dovuto dichiarare inammissibile;

tale censura è manifestamente infondata, dal momento che l’appellabilità delle sentenze del Giudice di pace in materia di opposizioni a sanzioni amministrative è stata introdotta dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40, art. 26 il quale ha abrogato l’u.c. della L. 24 novembre 1981, n. 689, art. 23 (Sez. 2 -, Ordinanza n. 26613 del 22/10/2018, Rv. 651008 – 01); che l’art. 27, comma 5 citato D.Lgs. stabilisce che “le disposizioni dell’art. 26 si applicano alle ordinanze pronunciate ed alle sentenze pubblicate a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto”, e che il D.Lgs. n. 40 del 2006 è entrato in vigore il 2.3.2006, mentre la sentenza del Giudice di pace venne depositata il 31.5.2010;

con la seconda censura il ricorrente lamenta che il Tribunale avrebbe male interpretato la sua domanda, ritenendo che egli avesse proposto una opposizione avverso il verbale, mentre in realtà aveva inteso far valere la “tardività della cartella” e la “confusione/incertezza” della stessa;

tale censura è inammissibile ex art. 366 c.p.c., nn. 4 e 6, dal momento che il ricorso non espone quali vizi il ricorrente avesse prospettato in primo grado;

con una terza censura il ricorrente invoca la nullità della sentenza d’appello, per essere priva dell’indicazione delle conclusioni delle parti;

tale censura è manifestamente infondata, dal momento che l’omessa indicazione delle conclusioni delle parti non è causa di nullità della sentenza (Sez. 2 -, Sentenza n. 11150 del 09/05/2018, Rv. 648052 – 01; Sez. 2, Sentenza n. 2237 del 04/02/2016, Rv. 638823 01; Sez. 3, Sentenza n. 18609 del 22/09/2015, Rv. 636980 – 01);

con una quarta censura il ricorrente sostiene che la sentenza sarebbe nulla perché non indica le ragioni della decisione, nè cita la giurisprudenza di legittimità cui dichiarò di volersi uniformare;

tale censura è manifestamente infondata, chiara ed inequivoca essendo la ratio decidendi la sentenza d’appello e cioè che l’opposizione era inammissibile per tardività;

con una quinta censura il ricorrente lamenta che il tribunale non si è pronunciato sull’eccezione di tardività della produzione documentale compiuta dal Comune di Terni in primo grado;

tale censura è inammissibile ex art. 366 c.p.c., n. 6, dal momento che il ricorrente non precisa se l’eccezione fu reiterata in appello; quali fossero i documenti che si assume tardivamente depositati; dove si trovano ora; perché erano rilevanti;

col secondo motivo il ricorrente censura la sentenza d’appello nella parte in cui ha ritenuto provata l’avvenuta notifica del verbale di contestazione; sostiene che tale decisione sarebbe erronea per diverse ragioni:

1) perché il Tribunale ha ritenuto dimostrata l’avvenuta notifica sulla base di un avviso di ricevimento prodotto solo in fotocopia;

2) perché il Tribunale ha ritenuto che la sottoscrizione presente sull’avviso di ricevimento dovesse essere tempestivamente contestata, mentre in realtà nel giudizio di opposizione a sanzione amministrativa non esisterebbero preclusioni;

3) perché il Tribunale ha ritenuto “atto pubblico” il suddetto avviso di ricevimento, con conseguente necessità della querela di falso;

4) perché il Tribunale non ha comunque considerato che, non essendo stato mai prodotto l’originale, non era possibile proporre la querela di falso;

5) perché il Tribunale non ha considerato che, una volta compiuto il disconoscimento della sottoscrizione da parte dell’opponente (nota bene, nella memoria conclusionale), l’amministrazione convenuta nulla ha replicato, così “riconoscendo il disconoscimento”.

che tutte le censure appena riassunte sono manifestamente infondate, in quanto:

(-) l’avviso di ricevimento della notifica a mezzo posta è un atto pubblico, e la sua contestazione esige la querela di falso (Sez. 6 – 2, Ordinanza n. 8082 del 21/03/2019, Rv. 653384 – 01; principio ribadito a partire da Sez. 1, Sentenza n. 4733 del 18/12/1957, Rv. 881910 01);

(-) la mancata produzione del documento in originale non esonera la parte interessata dall’onere di proporre querela avverso la fotocopia non disconosciuta (Sez. 3 -, Ordinanza n. 32219 del 13/12/2018, Rv. 651950 – 01);

(-) in mancanza di deroghe espresse previste dalla legge, il disconoscimento della fotocopia deve essere tempestivo in qualsiasi tipo di giudizio (arg. ex Sez. 6 – 2, Ordinanza n. 21339 del 14/10/2011, Rv. 619606 – 01: “la copia fotostatica della procura alle liti rilasciata al difensore di una delle parti si ha per riconosciuta se la controparte non la disconosca, in modo formale, ai sensi degli artt. 214 e 215 c.p.c. (applicabili in difetto di previsione di un distinto regime del disconoscimento della copia fotografica ai sensi dell’art. 2719 c.c.), nella prima udienza o risposta successive alla sua produzione”;

col terzo motivo il ricorrente deduce la nullità della sentenza per omessa lettura della decisione, adottata ai sensi dell’art. 281 sexies c.p.c.;

il motivo è infondato, dal momento che dall’epigrafe della sentenza d’appello risulta che essa è stata pronunciata ai sensi dell’art. 281 quater c.p.c., e non art. 281 sexies c.p.c.;

col quarto motivo il ricorrente lamenta che il Tribunale ha liquidato in modo eccessivo le spese di lite;

il motivo è infondato, dal momento che per le spese del giudizio di appello il parametro massimo di cui al D.M. n. 55 del 2014 era pari ad Euro 1.172 ed il Tribunale ne ha liquidati 660; mentre per le spese del primo grado è irrilevante stabilire se il tribunale abbia correttamente applicato la tariffa di cui al D.M. 140 del 2012, invece che quella di cui al D.M. n. 55 del 2014, dal momento che anche se si fosse dovuta applicare quest’ultima, la ò somma liquidata dal tribunale per il primo grado di giudizio (359 Euro) è stata comunque inferiore al massimo tariffario previsto dal D.M. n. 55 del 2014 (ovvero Euro 607); lo stabilire, poi, se il giudice di merito abbia correttamente ritenuto di applicare il compenso medio, invece che quello minimo, è valutazione non sindacabile in sede di legittimità;

che le spese del presente giudizio di legittimità vanno a poste a carico del ricorrente, ai sensi dell’art. 385 c.p.c., comma 1 e sono liquidate nel dispositivo;

che il rigetto del ricorso costituisce il presupposto, del quale si dà atto con la presente sentenza, per il pagamento a carico della parte ricorrente di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l’impugnazione, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater (nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17).

P.Q.M.

la Corte di cassazione:

(-) rigetta il ricorso;

(-) condanna F.D. alla rifusione in favore del Comune di Terni delle spese del presente giudizio di legittimità, che si liquidano nella somma di Euro 845, di cui 200 per spese vive, oltre I.V.A., cassa forense e spese forfettarie D.M. 10 marzo 2014, n. 55, ex art. 2, comma 2;

(-) dà atto che sussistono i presupposti previsti dal D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, per il versamento da parte del ricorrente di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l’impugnazione.

Motivazione semplificata.

 

 


2 Commenti

  1. Cosa succederebbe se una multa venisse notificata ad un indirizzo errato causa variazione di residenza avvenuta solamente pochi giorni prima?
    Al ricevimento del secondo avviso i termini di opposizione erano già scaduti e solo in quel momento a tutti gli effetti siamo venuti a conoscenza della multa.
    Bisogna dunque aspettare la cartella per fare opposizione?

    1. Per maggiori informazioni leggi i seguenti articoli:
      -Multa notificata al vecchio indirizzo di residenza: è valida? https://www.laleggepertutti.it/190895_multa-notificata-al-vecchio-indirizzo-di-residenza-e-valida
      -Multe: dove va notificata se cambio residenza? https://www.laleggepertutti.it/117799_multe-dove-va-notificata-se-cambio-residenza
      -Avviso di giacenza al vecchio indirizzo: la multa è valida? https://www.laleggepertutti.it/244720_avviso-di-giacenza-al-vecchio-indirizzo-la-multa-e-valida
      -Come verificare la notifica di una multa? https://www.laleggepertutti.it/277131_come-verificare-la-notifica-di-una-multa

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