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Ricorso al prefetto contro ammonimento questore: come fare?

2 Maggio 2020
Ricorso al prefetto contro ammonimento questore: come fare?

Circa due mesi fa ho ricevuto una notifica da parte dei Carabinieri a riguardo di una procedura avviata nei miei confronti di ammonimento da parte del Questore per stalking. Non sono ancora stato convocato in questura, ma mi sono recato io stesso per chiarimenti. Vorrei sapere se sono ancora in tempo per fare ricorso al prefetto per la cancellazione dell’atto, dal momento che considero esagerato e tendenzioso, in base al mio effettivo comportamento avuto nei confronti della persona querelante, questo atto di procedura amministrativa avviato nei miei confronti.

Poiché il ricorso al prefetto avverso l’ammonimento del questore è un ricorso gerarchico amministrativo (D.P.R. 24 novembre 1971 n. 1199), ad esso si applica il termine previsto per tutti questi tipi di ricorso, e cioè quello di 30 giorni dal ricevimento della notifica del provvedimento.

Dunque, il termine ordinario per presentare un ricorso al prefetto contro l’ammonimento del questore è di 30 giorni dalla notifica di quest’ultimo ovvero, in assenza di una notifica vera e propria, da quando l’interessato ne abbia avuto piena conoscenza.

Secondo giurisprudenza consolidata (Cons. Stato, sez. III, sentenza 6 giugno 2016, n. 2419), il questore, nell’ambito dei suoi poteri discrezionali, può valutare se e quando emanare il provvedimento di ammonizione; peraltro, oltre a essere titolare del potere di emettere o meno la misura, egli può decidere se emanare senza indugio il provvedimento di ammonizione, oppure se le circostanze consentano di avvisare il possibile destinatario dell’atto, emanare l’avviso di avvio del procedimento, previsto dall’art. 7 della legge n. 241 del 1990.

Dunque, il questore può omettere di comunicare l’avviso di avvio del procedimento nei casi di maggiore urgenza, provvedendo a notificare direttamente il provvedimento di ammonizione.

Nel caso esposto sembra di capire che sia stato notificato solamente l’avviso di avvio del procedimento, ma non l’ammonimento vero e proprio; in altre parole, la convocazione non dovrebbe ancora esserci stata.

Il ricorso al prefetto può essere presentato solamente contro il provvedimento amministrativo definitivo, cioè contro l’ammonimento vero e proprio; di conseguenza, qualora questo non sia stato ancora emanato, occorrerà attenderne l’emissione e poi provvedere a impugnarlo entro trenta giorni.

Al contrario, se l’ammonimento è già stato notificato e sono trascorsi due mesi, allora non sarà più possibile proporre il ricorso gerarchico al prefetto.

Ricapitolando, la situazione è la seguente:

  • se è stato notificato soltanto l’avviso di avvio del procedimento (art. 7, l. n. 241/90), allora bisognerà attendere l’ammonimento vero e proprio e poi procedere al ricorso gerarchico al prefetto entro 30 giorni;
  • se, invece, è stato notificato anche l’ammonimento vero e proprio, pur nella forma di consegna a mani del verbale a seguito di presentazione spontanea presso la questura, allora si potrà procedere al ricorso al prefetto, ma sempre entro il limite dei 30 giorni.

D’altronde, che vi sia bisogno di un provvedimento formale di ammonimento è stabilito dalla stessa legge (art. 8, l. n. 38/2009), laddove si afferma che il questore, assunte se necessario informazioni dagli organi investigativi e sentite le persone informate dei fatti, ove ritenga fondata l’istanza, ammonisce oralmente il soggetto nei cui confronti è stato richiesto il provvedimento, invitandolo a tenere una condotta conforme alla legge e redigendo processo verbale. Copia del processo verbale è rilasciata al richiedente l’ammonimento e al soggetto ammonito.

Peraltro, in assenza del provvedimento vero e proprio non sarebbero nemmeno specificabili i motivi del ricorso. Secondo la giurisprudenza, la logica preventiva sottesa all’ammonimento non consente di sottrarre detti provvedimenti al complesso di principi di garanzia procedimentale posti a presidio del corretto esercizio del potere amministrativo, primi tra questi l’obbligo della motivazione (Cons. Stato, sez. III, n. 1085/2019) e del contraddittorio procedimentale (Cons. Stato, sez. III, n. 4187/2018).

Adito il prefetto, quest’ultimo dovrà confermare o meno la fondatezza di quanto dichiarato nella richiesta di ammonimento, specificando i comportamenti ritenuti potenzialmente pericolosi o che generino ansia. Se tutto ciò manca nel provvedimento del prefetto, il Tribunale amministrativo regionale può sospendere il rigetto del ricorso gerarchico avverso il provvedimento del questore, provvedendo con ordinanza in modo tale che il prefetto riesamini la posizione della parte ricorrente, riaprendo l’istruttoria e convocando la parte stessa ed i testimoni per un’audizione; il tutto entro 60 giorni, considerando che la procedura ha carattere di urgenza.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avvocato Mariano Acquaviva



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