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Si può togliere il cognome a un figlio?

17 Settembre 2020 | Autore:
Si può togliere il cognome a un figlio?

È possibile modificare i dati anagrafici dei propri figli? Quali sono le procedure da seguire? Breve rassegna normativa in materia.

Hai riconosciuto un bambino quando eri ancora un ragazzo, ma non sei sicuro di essere il padre biologico? Hai intenzione di disconoscerlo? Ti stai chiedendo se si può togliere il cognome a un figlio?

Se ti stai costruendo una nuova famiglia e vuoi definire la tua precedente situazione, in questo articolo proviamo a darti un’indicazione sulla strada da seguire. I rapporti familiari, infatti, sono molto complicati, soprattutto quando i figli nascono fuori dal matrimonio. Anche se i bambini sono tutti uguali di fronte alla legge, in questa specifica ipotesi, i genitori sono chiamati a dichiarare la propria genitorialità. Ne deriva che il figlio assume il cognome di colui che lo riconosce per primo. Nel rapporto coniugale, invece, opera la presunzione di paternità: il neonato assume in automatico il cognome del padre.

Ma che cosa accade quando uno dei due genitori intende revocare il proprio cognome a un figlio? Qual è la procedura da seguire per la filiazione naturale? E se il bambino è legittimo?

Addentriamoci gradualmente nella materia.

Come cambiare il cognome?

Il diritto al nome, inteso come concetto unitario che ingloba in sè il prenome e il cognome, è riconosciuto sia dal codice civile sia dalla Costituzione. Esso è un elemento che accerta l’individuo e tutela la sua identità personale.

Per regola generale, il nome è immodificabile: caratterizza l’essere umano dalla nascita sino alla morte. Tuttavia, vi sono delle ipotesi in cui è possibile apportare delle variazioni. Ciò è consentito quando il cognome è ridicolo o vergognoso oppure quando rivela l’origine naturale o in tutti gli altri casi in cui vi sia una valida causa di giustificazione.

La richiesta deve essere presentata dall’interessato alla prefettura del luogo in cui ha la residenza. Il Prefetto, ricevuta l’istanza, apre l’istruttoria, acquisisce le informazioni del caso e inoltra la pratica al ministero dell’Interno. La procedura si può concludere con l’accoglimento della domanda oppure con il diniego: in entrambe le ipotesi, è possibile proporre ricorso al Tar.

La situazione è parzialmente diversa quando il cambiamento riguarda un minorenne o è richiesto da uno dei due genitori.

Togliere il cognome al figlio minorenne

Secondo il codice civile, i genitori congiuntamente, o quello dei due che esercita la potestà, rappresentano i figli fino alla maggiore età in tutti gli atti civili e ne amministrano i beni. Quando sorge un disaccordo insanabile tra i due per gli interventi di straordinaria amministrazione è necessario rivolgersi al Tribunale per la nomina di un curatore speciale.

Tale regola generale si applica a tutti gli aspetti della vita del minore, eccetto quelli di natura penale: per la nostra Costituzione, infatti, la responsabilità per i reati è soggettiva. In altri termini, risponde dell’illecito soltanto colui che lo ha realizzato con dolo o con colpa.

Data la normativa presente in materia, anche per la scelta di cambiare il cognome del figlio è necessario il consenso di entrambi i genitori. Infatti, la richiesta presentata soltanto dal padre che vuole disconoscere il minore può essere rifiutata: è questo l’orientamento consolidato delle prefetture e dei tribunali amministrativi regionali.

Lo stesso principio si applica quando è la madre a chiedere di sostituire il cognome paterno con il proprio. Questa soluzione vale soprattutto quando non vi sono motivi che giustificano una decadenza dalla potestà genitoriale. Infatti, nella domanda presentata al Prefetto occorre indicare la motivazione su cui si fonda la richiesta. Facciamo un esempio.

Samuele riconosce una bambina nata fuori dal matrimonio, ma dopo qualche tempo inizia a nutrire il dubbio di non essere il vero padre naturale. Chiede di sottoporsi al test del Dna e scopre che la bambina non ha il suo stesso patrimonio genetico. Desidera toglierle il suo cognome e chiede alla madre di sostenerlo in questa richiesta dinanzi al Prefetto. La donna acconsente e i due presentano una domanda congiunta di sostituzione del cognome paterno con quello materno.

Nel caso che abbiamo indicato, il Prefetto, oltre a valutare la richiesta dei genitori, deve prendere in considerazione il concreto interesse della minore: soltanto se reputa conveniente per lei la variazione fornisce un parere favorevole. In caso contrario, oppone un rifiuto che può essere impugnato dagli interessati dinanzi all’autorità giudiziaria. Secondo quanto sostiene la Corte di Cassazione, infatti, occorre avere riguardo dell’identità personale posseduta dal minore nel corso della sua vita e nel contesto in cui ha vissuto.

Togliere il cognome al figlio maggiorenne

Se il figlio al quale si vuole togliere il cognome ha compiuto diciotto anni, la procedura da attivare è parzialmente diversa da quella seguita per i minori. In questo caso, è necessario il consenso della persona direttamente interessata, che, peraltro, è l’unica legittimata a proporre la domanda in prefettura.

Di solito, questa richiesta si giustifica come conseguenza di una procedura di disconoscimento. Secondo quanto stabilisce il codice civile, l’azione può essere esercitata dal padre entro un anno dalla nascita del figlio oppure da quest’ultimo quando ha raggiunto la maggiore età. In questa ultima ipotesi, l’istanza può essere presentata in qualsiasi momento perchè è imprescrittibile.

Facciamo un esempio.

Nicola e Chiara sono marito e moglie. La donna rimane incinta e mette alla luce uno splendido bambino che acquista di diritto il cognome di Nicola. Quando il bambino compie diciotto anni scopre che la mamma aveva avuto una relazione con un altro uomo che potrebbe essere il suo vero padre. Decide di sottoporsi a test di Dna e quando il suo dubbio viene confermato, promuove l’azione di disconoscimento di paternità. Contemporaneamente, Nicola chiede al figlio di presentare una domanda al Prefetto per modificare il suo cognome.

L’azione di disconoscimento di paternità può essere promossa anche dal minore che abbia raggiunto i 14 anni di età tramite di un curatore speciale. Se il fanciullo ha un’età inferiore, la richiesta deve essere avviata dalla madre o dal pubblico ministero.



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