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Come segnalare i furbetti del cartellino?

6 Settembre 2020 | Autore:
Come segnalare i furbetti del cartellino?

Obblighi dei dipendenti pubblici e diritti del datore di lavoro. Quando le violazioni richiedono l’attivazione della forza pubblica.

L’assenteismo dei dipendenti pubblici e privati provoca un grande disagio sociale ed economico. La condotta di chi si allontana illegittimamente dal posto di lavoro, infatti, pregiudica la posizione del datore di lavoro, dei cittadini e dei colleghi.

Il nervosismo che può derivare dalla mancata erogazione di un servizio o dalla necessità di svolgere mansioni non proprie può sfociare in una denuncia presso le autorità competenti. È allora il caso di chiedersi come segnalare i furbetti del cartellino e quali sono le possibili conseguenze. Sul punto, occorre anche domandarsi se si può procedere in forma anonima o è necessario esporsi e quali sono le tutele in caso di ripercussioni.

Proviamo, quindi, ad affrontare l’argomento con gradualità.

Che cosa si intende con il termine “cartellino”?

La presenza del dipendente in azienda può essere rilevata con strumenti idonei a registrare l’orario di lavoro. A tal fine, vengono di solito adottati dei sistemi meccanici o elettronici dotati di un elevato grado di attendibilità. Si fa sostanzialmente riferimento ai noti cartellini di riconoscimento (o badge): essi devono essere accostati al meccanismo di registrazione sia in entrata sia in uscita dal posto di lavoro. In tal modo, il lavoratore subordinato assolve a uno degli obblighi contrattuali, ossia quello di eseguire le mansioni per le quali è stato assunto nel rispetto delle direttive datoriali.

Il cartellino ha la forma e le dimensioni di una carta bancomat e ha un preciso contenuto associato alle generalità del dipendente (nome, cognome e numero di matricola).

Per ovviare a eventuali contraffazioni o manomissioni, in alcune aziende è stato attivato il riconoscimento facciale o tramite impronte digitali. Questa metodologia di rilevazione delle presenze consente, altresì, di contrastare le condotte dei famosi furbetti del cartellino. Infatti, sono a tutti noti i fatti di cronaca che hanno visto coinvolti dipendenti pubblici assenti e colleghi compiacenti disposti a timbrare al posto loro.

Come segnalare gli assenteisti?

I comportamenti illeciti dei lavoratori possono essere fronteggiati attraverso un duplice strumento di contrasto:

  • da un lato, il datore di lavoro ricorre alla nuova strumentazione messa a disposizione dalla tecnologia;
  • dall’altro lato, i colleghi (o i cittadini) segnalano l’infrazione alle autorità competenti.

Sul punto, il legislatore del 2012, prendendo spunto dalla disciplina internazionale, ha adottato un complesso normativo (cosiddetta legge Severino) finalizzato all’introduzione anche in Italia della figura del “segnalatore di illeciti” (meglio noto con il termine inglese whistleblower, fischiatore). Il procedimento, però, è al momento limitato alle condotte dei pubblici dipendenti e, quindi, è riservato alla tutela della pubblica amministrazione.

Il whistleblowing: come si segnalano i furbetti del cartellino?

La segnalazione degli illeciti può riguardare qualsiasi tipologia di comportamento contrario alla legge, anche se non costituisce un reato, e può provenire da qualsiasi soggetto.

La denuncia può essere trasmessa all’Anac o all’autorità giudiziaria (ordinaria o contabile) ed è assoggettata a una specifica procedura. Infatti, in entrambe le ipotesi, il dipendente che intende “suonare il fischietto” (significato letterale del termine inglese whistleblowing) deve compilare un apposito modulo che può essere scaricato direttamente da Internet.

Il fac-simile deve essere riempito in tutte le voci presenti (o almeno in quelle note), ossia:

  • generalità del denunciante: non è, infatti, consentita la segnalazione in forma anonima. Una eventuale comunicazione segreta deve essere cestinata;
  • descrizione del fatto contestato, del periodo e del luogo in cui si è compiuto;
  • luogo, data e firma.

Non sono consentite, per ovvie ragioni, le denunce riferite a situazioni di conflitto personale tra colleghi.

Il modello compilato deve essere inviato all’Anac oppure consegnato al responsabile anticorruzione aziendale, figura resa obbligatoria per legge in tutte le realtà pubbliche. Se il denunciante utilizza il portale dell’agenzia nazionale anti corruzione, al momento della registrazione gli viene attribuito un key code, ossia un codice univoco spersonalizzato che identifica la sua segnalazione e che gli permette di rimanere aggiornato sullo stato di avanzamento della pratica.

Il procedimento deve concludersi entro sessanta giorni dalla data di inoltro.

È possibile tutelarsi da eventuali ripercussioni?

L’ordinamento giuridico protegge i dipendenti che effettuano la segnalazione di illecito e li mette al riparo da eventuali ripercussioni. Infatti, a carico della pubblica amministrazione sono previsti i seguenti adempimenti:

  • predisporre sistemi di tutela della riservatezza dell’identità del segnalante;
  • mantenere segreta la persona del segnalante nel corso del procedimento disciplinare;
  • negare la richiesta di accesso agli atti riferito al documento di denuncia;
  • consentire al dipendente che ha subito discriminazioni sul lavoro a causa della segnalazione di rivolgersi (anche attraverso il sindacato) all’Ispettorato della funzione pubblica.

La tutela di anonimato, originariamente prevista per il solo dipendente pubblico, è oggi estesa al consulente, ai lavoratori e ai collaboratori delle imprese fornitrici di beni o servizi e che realizzano opere a favore della pubblica amministrazione.

La denuncia si colloca nell’ambito dell’attività di contrasto alla corruzione e viene eseguita nell’interesse dell’integrità della pubblica amministrazione. Per tale motivo, il dipendente pubblico (o gli altri soggetti tutelati) che ha avuto conoscenza del fatto illecito in ragione del proprio lavoro, per espressa disposizione di legge, non può essere:

  • licenziato;
  • demansionato;
  • trasferito;
  • sottoposto ad altra misura organizzativa avente effetti negativi, diretti o indiretti.

Per l’applicazione delle cautele previste dalla normativa in materia, la nozione di dipendente pubblico viene intesa in senso ampio. Infatti, con tale espressione si fa riferimento ai:

  1. dipendenti delle pubbliche amministrazioni;
  2. dipendenti degli enti pubblici economici;
  3. dipendenti degli enti privati sottoposti a controlli pubblici.


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