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Bando concorso geometra

2 Maggio 2020
Bando concorso geometra

Salve, sono dipendente a tempo pieno e indeterminato dal 2008, con categoria B3 (anche se ho svolto da sempre le mansioni di geometra), presso l’ufficio tecnico di un Comune nel quale mia sorella ricopre la carica di assessore comunale.

Il Comune presso cui lavoro ha emanato una delibera approvando il “Piano Triennale del Fabbisogno di Personale 2020/2022”, all’interno della quale prevede l’assunzione di 3 istruttori tecnici “Geometri”, categoria C, con la modalità della selezione pubblica.

Considerato che sono in possesso del diploma di geometra, nonché della laurea in ingegneria, nel momento in cui vengo a conoscenza della suddetta deliberazione, faccio notare al Sindaco, che ai sensi dell’art. 24 del D.Lgs. 27 ottobre 2009 n. 150, ci sarebbe la possibilità di prevedere una riserva dei posti messi a concorso, non superiore al cinquanta per cento, in favore del personale interno.

In seguito alla mia richiesta, mi è stato risposto: “che in questo contesto non si può prevedere la riserva prevista dall’art. 24, in quanto il concorso riporterebbe il mio nome e cognome scritto sopra e che quindi sembrerebbe un concorso organizzato ad hoc” dal momento che, a suo dire, sarei l’unico fra i dipendenti dell’Ente ad avere i requisiti, tra l’altro, supposizione non veritiera, in quanto, ad avere i titoli per partecipare, ci sarebbero almeno altri 2 dipendenti, supposizione prontamente non presa in considerazione dal Sindaco in quanto, secondo lui, gli altri soggetti non parteciperebbero al concorso in quanto non interessati.

Consapevole del fatto che la legge prevede la facoltà e non l’obbligo dell’Ente nel prevedere la riserva nel concorso, sarei interessato a capire se la tesi del Sindaco, sia fondata o meno e se vi sia alcun ostacolo normativo, in funzione dei fatti esposti, nel prevedere la riserva in questione.

Pertanto, il quesito che porgo alla SV è il seguente: “Vi sarebbero ostacoli nel prevedere una riserva in favore del personale interno, secondo quanto previsto dall’art. 24 del D.Lgs. 27 ottobre 2009 n. 150, considerato che un solo dipendente dell’Ente, tra l’altro con la condizione sfavorevole di essere fratello di un assessore dello stesso Ente, avrebbe i requisiti per la partecipazione al concorso?”

Pone un quesito assai interessante che impone, necessariamente, un breve excursus sia normativo che – soprattutto – giurisprudenziale. Il tutto non tanto per disquisire circa la legittimità o meno della “riserva di che trattasi”, dalla quale partiremo, ma soprattutto per inquadrarla nella sua esegesi storica.

Affrontando la questione da un punto di vista strettamente giuridico (che però – pare comprendere – non sia quello del Sindaco del Comune in parola, che sembra compiere più valutazioni di opportunità politico-amministrativa), non v’è dubbio che in presenza di elementi di fatto quali:

  • la previsione nel cd. “Piano Triennale del Fabbisogno di Personale 2020/2022” dell’assunzione di n. 3 istruttori tecnici “Geometri”, categoria C, con la modalità della selezione pubblica;
  • il dato normativo testuale di cui all’art. 24 del D.Lgs. 150/2009 in tema di “riserva in favore del personale interno”;
  • la risposta al quesito che pone non possa che essere negativa.

Non vi è, infatti, alcun ostacolo di natura giuridico/normativa nel prevedere una riserva in favore del personale interno in un caso come quello che Lei ha prospettato. Neppure nel caso in cui ad avere i requisiti di partecipazione fosse uno solo tra i dipendenti interni dell’Ente. Fondamentale, chiaramente, è motivare nell’avviso pubblico le ragioni di cui alla riserva di che trattasi.

E’ il caso di aggiungere, comunque, che nella vicenda che ci occupa, il TAR LAZIO (sentenza n. 12056 del 2.12.2016) ha stabilito che “la situazione giuridica dedotta in giudizio appartiene alla categoria degli interessi legittimi, la cui tutela è demandata al giudice cui spetta il controllo del potere amministrativo ai sensi dell’art. 103 Costituzione”. Ove – dunque – taluno intendesse censurare la scelta dell’Amministrazione circa lo strumento utilizzato per provvedere alla copertura di posti vacanti, ovvero con il ricorso a procedure di stabilizzazione, scorrimento della graduatoria o indizione di un pubblico concorso, censurando una scelta organizzativa espressione di potere autoritativo (rimessa alla discrezionalità dell’ente pubblico, che non concerne la gestione del rapporto di lavoro, ma gli atti di organizzazione interna), la giurisdizione da adire sarebbe senza dubbio quella amministrativa.

L’art. 24 del d.lgs. n. 150 del 27-10-2009 ha previsto che le Amministrazioni pubbliche, a decorrere dal 1° gennaio 2010, coprano i posti disponibili nella dotazione organica attraverso concorsi pubblici, con riserva non superiore al cinquanta per cento a favore del personale interno, nel rispetto delle disposizioni vigenti in materia di assunzioni.

L’art. 62 del d.lgs. n. 150 del 2009 ha poi introdotto il comma 1 bis all’art. 52 del d.lgs. n. 165 del 2001, per cui le progressioni fra le aree avvengono tramite concorso pubblico, ferma restando la possibilità per l’amministrazione di destinare al personale interno, in possesso dei titoli di studio richiesti per l’accesso dall’esterno, una riserva di posti comunque non superiore al 50 per cento di quelli messi a concorso.

Tutte le disposizioni normative sopra citate sono state introdotte in conformità al consolidato orientamento della Corte Costituzionale, per cui il concorso pubblico è la forma generale ed ordinaria di reclutamento per le pubbliche amministrazioni, necessario non soltanto nelle ipotesi di assunzione di soggetti precedentemente estranei alle pubbliche amministrazioni, ma anche nei casi di nuovo inquadramento di dipendenti già in servizio (che comunque costituisce una forma di reclutamento).

La facoltà del legislatore di introdurre deroghe al principio del concorso pubblico deve essere delimitata in modo rigoroso, potendo tali deroghe essere considerate legittime solo quando siano funzionali esse stesse al buon andamento dell’amministrazione e ove ricorrano peculiari e straordinarie esigenze di interesse pubblico idonee a giustificarle. La natura comparativa e aperta della procedura è, pertanto, elemento essenziale del concorso pubblico.

Come certamente Lei sa, dunque, procedure selettive riservate, che escludano o riducano irragionevolmente la possibilità di accesso dall’esterno, violano il carattere pubblico del concorso e, conseguentemente, i principi di imparzialità e buon andamento che esso assicura.

Un’eventuale deroga a tale principio è ammessa, secondo la giurisprudenza costituzionale, solo ove essa stessa sia strettamente funzionale alle esigenze di buon andamento dell’amministrazione. Occorrono particolari ragioni giustificatrici, ricollegabili alla peculiarità delle funzioni che il personale da reclutare è chiamato a svolgere, in particolare relativamente all’esigenza di consolidare specifiche esperienze professionali maturate all’interno dell’amministrazione e non acquisibili all’esterno, le quali facciano ritenere che la deroga al principio del concorso pubblico sia essa stessa funzionale alle esigenze di buon andamento dell’amministrazione (sentenze nn. 34 del 2004; 205 del 2004; 363 del 2006; 293 del 2009; 9 del 2010; 100 del 2010; 150 del 2010; 195 del 2010; 7 del 2011; 68 del 2011; 108 del 2011), sottolineando, altresì, relativamente alla possibilità di riserva di quote al personale interno e di deroga al principio del pubblico concorso, che non ha alcun rilievo la circostanza che, fra i requisiti che si debbono avere per potere godere della progressione in carriera vi sia quello di essere stati in precedenza assunti presso l’amministrazione di appartenenza a seguito di un pubblico concorso, trattandosi, evidentemente, di concorso bandito per una qualifica diversa ed inferiore rispetto a quella cui si accederebbe per effetto della disposizione censurata (sentenze nn. 30 e 90 del 2012).

E’ per questo che se la regola generale è appunto costituita dalla indizione di un concorso pubblico aperto agli esterni (forma ordinaria di reclutamento per il pubblico impiego e meccanismo strumentale al canone di efficienza dell’amministrazione), detta regola può dirsi rispettata solo quando le selezioni non siano caratterizzate da arbitrarie e irragionevoli forme di restrizione dell’ambito dei soggetti legittimati a parteciparvi.

La riserva di cui all’art. 24 del d.lgs. n. 150/2009 va dunque motivata e tra le ragioni della stessa può certamente può certamente esserci l’esigenza di garantire il buon andamento dell’amministrazione o di attuare altri principi di rilievo costituzionale, in ragione della peculiarità di particolari uffici (quello tecnico in particolar modo, ove potrebbe essere fondamentale garantire la rilevanza delle funzioni già svolte all’interno della Amministrazione stessa).

Nel caso in cui l’Amministrazione interessata nel suo caso specifico optasse per l’adozione della “riserva” normativamente prevista, essa potrebbe riguardare solo una delle posizioni messe a concorso (atteso che in totale i posti indicati nel piano triennale di fabbisogno del personale sono in numero di 3), con la conseguenza che tale scelta (riguardante un ambito ad essa riservato) sarebbe sindacabile solo nei limiti della manifesta illogicità ed irragionevolezza.

Inutile, perché lapalissiano, sottolineare come la possibilità di prevedere la “riserva” di che trattasi nel caso che ci occupa vi sia proprio perché nel Piano Triennale si è prevista l’assunzione di n. 3 Istruttori Tecnici “geometri” (il TAR Lazio sez. Latina, con sent. n. 689/2011, ebbe a chiarire infatti che “la possibilità di attuare la riserva di posti non può trovare spazio nell’ipotesi di concorso per un solo posto in quanto il numero dei posti riservati dovrebbe essere uguale a quelli non riservati”).

A conclusione di quanto detto si può dunque ritenere che in base al combinato disposto dell’art. 24 del d.lgs. n. 150/2009 e dell’art. 52 del TU n. 165/2001 (come modificato dal d.lgs. n. 150/2009), è possibile individuare i seguenti vincoli imposti dal legislatore in materia di progressioni di carriera:

  • l’obbligatorietà del concorso pubblico;
  • la possibilità della riserva per gli interni non superiore al 50% dei posti messi a concorso;
  • il possesso anche da parte del personale interno del titolo di studio previsto per l’accesso dall’esterno.

È quindi evidente che, in base a tale intervento legislativo, le progressioni verticali dovranno svolgersi secondo le regole del concorso pubblico ed il dipendente potrà parteciparvi solo se in possesso del titolo di studio previsto per l’accesso dall’esterno. Anche tale aspetto nel caso che Le riguarda non desta problemi di sorta, poiché ha precisato di essere addirittura in possesso di Laurea in Ingegneria.

Se si considera che, come è noto, l’essere fratello o sorella di un consigliere e/o assessore comunale non genera alcuna incompatibilità normativamente prevista, in conclusione può ritenersi che – nel caso prospettato e proposto – non vi sarebbe alcun ostacolo nel prevedere una riserva in favore del personale interno secondo quanto previsto dall’art. 24 del D.Lgs. 27 ottobre 2009 n. 150.

La scelta, dunque, è puramente discrezionale e va legata ad una volontà politico-amministrativa, non trovando – nelle norme – alcuna problematica astratta o concreta.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avvocato Marco Sansone



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